ANDREA LUCCHESINI, pianoforte – GIUSEPPE CEDERNA, voce recitante

Turno A, C

Leopardi & Schubert

Quale luogo è più adatto ad ascoltare i Canti di Giacomo Leopardi di una sala da concerto? E cosa, se non la musica, esprime ciò che non può essere detto, ma su cui è impossibile tacere (Victor Hugo)? La risposta a queste domande ci ha portato a comporre una serata di musica e poesia.
La musica di Leopardi e la poesia di Schubert parlano la stessa lingua: nel desiderio d’amore insoddisfatto, nella disperazione del dolore, nel senso della morte incombente, ma anche nella consapevolezza del proprio valore, della grandezza dell’uomo che nonostante tutto lavora, creando fino all’ultimo giorno capolavori dell’arte che arrivano freschi e intatti a noi, oggi.
I tratti dell’estetica romantica si compongono insieme, mentre ascoltiamo i più celebri Canti di Leopardi e gli immortali pezzi pianistici schubertiani scelti tra i Momenti musicali, gli Improvvisi, i Klavierstücke...
Musica e parola si riverberano l’una sull’altra, e se il compositore scriveva in un diario: “Le mie creazioni sono il frutto della mia conoscenza della musica e del dolore” (1824), nessun manifesto poetico può essere più leopardiano della musica di Schubert.

Andrea Lucchesini

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Franz Schubert come Giacomo Leopardi: non si sono mai incontrati, Schubert non ha mai letto un verso di Leopardi, Leopardi non ha mai ascoltato la musica di Schubert. Ma erano fratelli: nessuna fiducia sulle magnifiche sorti e progressive che attendono l’umanità e che Leopardi deride nella Ginestra; nessuna illusione sulla attitudine della natura verso di noi: le siamo, noi uomini, completamente indifferenti. E la condizione prima dell’uomo, è la solitudine.

Schubert durante la sua vita non ha avuto molto successo. Ha scritto 17 opere liriche , ma nessuna è stata eseguita. Nove sinfonie, ma non ha fatto in tempo ad ascoltarne nessuna. Viveva in una simultanea condizione di libertà e privazione. Era libero di seguire il proprio estro creativo ed era privo di ogni possibilità reale che le sue opere più ardite venissero eseguite in pubblico.

Schubert il difficile, il complicato, l’oscuro: questo dicevano di lui. La sua musica è sospesa, ti smarrisce, ti inquieta, non si sa bene che strada prenda. Stava aprendo nuovi orizzonti e, spesso, i nuovi orizzonti spaventano. Una condizione che può portare un artista alla depressione, allo sfinimento. Ma la sua forza creativa, per nostra fortuna, è stata più grande.

Sandro Cappelletto

Per l'intervista esclusiva a Giuseppe Cederna e Andrea Lucchesini cliccare qui.


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