In dialogo con Cibrán Sierra del Cuarteto Quiroga

In dialogo con Cibrán Sierra del Cuarteto Quiroga

Il concerto del prossimo 24 marzo sarà la prima performance del Cuarteto Quiroga a Firenze. Presenterete un programma che include il Quartetto di Bartók n. 2 e il Quartetto di Ginastera n. 1 (che sono anche nel vostro ultimo disco “Terra”, Cobra Records, 2017), e il Quartetto op. 18 n. 5 di Beethoven. Come avete “composto” questo programma?

Il nostro disco “Terra” parla di come ogni musica, indipendentemente dalla sua provenienza, sia profondamente radicata nella cultura popolare. Nessun compositore avrebbe mai scritto ciò che ha scritto se fosse nato in un paese diverso e se fosse cresciuto in un altro universo sonoro di canti popolari, danze e tradizioni musicali. Questo è evidente in Bartók e Ginastera, che hanno usato idiosincraticamente il folklore per nutrire il loro linguaggio musicale; ma la gente dimentica di solito, quando si tratta dei grandi compositori del canone classico (Haydn, Mozart, Beethoven, Brahms), che la loro musica è radicata anche nelle canzoni, melodie e ritmi popolari. In Beethoven, per esempio, è molto chiaro. Tutti i movimenti del Quartetto op. 18 n. 5 usano strutture che derivano direttamente dal folklore austriaco.

Questo è, in un certo senso, il leitmotiv di questo programma.

Il violino che suona, “Arnold Rosé” di Nicola Amati (Cremona, 1682), ha una storia molto particolare. Potrebbe raccontarcela? 

Questo incredibile strumento, realizzato magnificamente da Amati nei suoi ultimi anni, è appartenuto nel passato a uno dei violinisti più influenti della nostra storia. Arnold Rosé era il primo violino dell’Orchestra Filarmonica di Vienna ai tempi di Brahms e Mahler. Fu anche violinista del quartetto Rosé, importantissimo a Vienna in quel tempo, che eseguì le première di molti fra i primi lavori della Seconda Scuola Viennese, oltre a essere un sostenitore del passaggio fra la grande tradizione classica e la nuova musica del primo XX secolo. Il violino appartiene ora agli eredi di Paola Modiano: loro, in un atto di estrema generosità e sensibilità, hanno deciso di prestare lo strumento a un violinista in attività che ne mantenga vivo il suono. Il mio quartetto ha avuto la fortuna di essere il destinatario di questo dono meraviglioso. È davvero un onore per me rendere omaggio alla generosità della compianta Modiano e dei suoi eredi, suonando musica in tutto il mondo in un quartetto d’archi che ha ereditato dal leggendario Quartetto Rosé così tanto valore e storia musicale.

Quali sono i progetti futuri del Cuarteto Quiroga?

Il più immediato è l’uscita della nostra ultima registrazione, “Heritage”, dedicata proprio a questo: al nostro patrimonio musicale. È un’antologia di composizioni per quartetto d’archi composte a Madrid, città natale e base del nostro quartetto, alla fine del Settecento, quando il genere fioriva in tutta Europa. Normalmente, il genere del quartetto d’archi viene identificato con l’Europa centrale, Vienna, Mannheim e anche l’Italia settentrionale, mentre la Spagna è totalmente fuori dal circuito. In verità, a quel tempo Madrid era davvero una capitale della composizione di quartetti d’archi, con molti e talentuosi compositori fertili e creativi, che hanno scritto un ampio catalogo di straordinarie opere per questo genere. Tra questi, due geni italiani, Luigi Boccherini e Gaetano Brunetti, che hanno vissuto gran parte della loro vita a Madrid lavorando per la Corte Reale. Nel disco, presentiamo le prime registrazioni assolute, mai registrate prima su disco, di due dei loro quartetti, assieme ad altre opere di ottimi compositori locali, come Canales e Almeida. Il tutto eseguito con corde di budello e guidato da criteri storici e musicologici di prassi esecutiva. Riteniamo che questa musica debba essere ascoltata ancora nelle sale da concerto di tutto il mondo, perché è veramente eccezionale e merita la stessa attenzione del canone classico viennese.

Riguardo ai concerti, siamo appena rientrati dagli Stati Uniti, e dopo la nostra visita a Firenze, abbiamo concerti in Francia, Belgio, Paesi Bassi, poi torneremo in Italia con Martha Argerich, in Spagna… La stagione 2019-2020 vedrà un altro tour americano, e concerti in sale come la Konzerthaus di Berlino, Elbphilharmonie di Amburgo, Muziekgebouw di Amsterdam, Konzert Theater di Berna, DeSingel di Anversa, Royal Chamber Music Society di Manchester, Palau di Barcellona, Auditorio Nacional di Madrid, e molti altri… Quindi, un sacco di impegni! Speriamo di tornare anche a Firenze e in Italia… il nostro legame con questo paese è così forte da farci sempre sentire a casa: pochi posti hanno tutto questo significato per noi.

Per maggiori informazioni sul concerto del Cuareto Quiroga del 24 marzo, cliccare qui.