Intervista a Filippo Gorini

Intervista a Filippo Gorini

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Ricordo che mio padre suonava spesso il pianoforte per me e mio fratello, e che gli giravamo le pagine. Fu il mio primo contatto con Beethoven, Chopin, Schubert, Mozart e Bach.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Fu molto naturale: il pianoforte era già in casa e c’era l’abitudine ad ascoltare la musica classica; mio fratello maggiore aveva cominciato due anni prima a suonare il pianoforte e iniziate le scuole elementari volli cominciare anch’io a studiare musica.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Alle elementari si trattò perlopiù di un gioco, un hobby: come giocavo a pallacanestro prendevo anche lezioni di pianoforte. Me la cavavo bene, ma non ero particolarmente appassionato o studioso. Alle medie invece cambiarono molte cose, soprattutto con l’ascolto attento di Schubert e Beethoven. Ricordo che in terza media scrissi un tema in cui raccontavo il sogno di diventare concertista in un futuro distante… mai avrei pensato che sarebbero passati meno di dieci anni!

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

No… I primi anni in Conservatorio sono stati duri, avvicinandomi per la prima volta ad uno studio veramente disciplinato e senza compromessi della musica, e frequentare contemporaneamente il liceo scientifico e il triennio accademico è stato faticosissimo. In vari concorsi mi sono sentito valutato in modo approssimativo, e ho anche ricevuto giudizi pesanti molto immotivati. Ma per fortuna sono piuttosto cocciuto, e non mi sono mai scoraggiato!

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

La vittoria al concorso Beethoven di Bonn, per cui mi ero preparato a lungo su un repertorio che amavo alla follia. Ricevere quel premio per me ha voluto dire vedere spalancarsi le porte a tanti sogni che si sono poi potuti avverare. Durante il concorso, la prima prova con l’orchestra il giorno prima della finale è stata veramente emozionante. Non avevo mai suonato con orchestra, e durante la lunga introduzione dell’Imperatore mi venivano le lacrime agli occhi e pensavo che non sarei riuscito ad entrare per l’emozione. Per fortuna mi ricomposi in tempo!

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato? Vuoi dirci qual è e come mai?

Ce ne sono molti, ma uno in particolare sono le Variazioni Diabelli di Beethoven, a cui ho dedicato anche il mio primo disco. Un’opera complessa e ricca come lo è la vita, estremamente umana nella sua capacità di rappresentare un’esperienza di ascesi universale. Credo sia stato anche il brano il cui studio mi ha fatto migliorare di più come pianista, dati i numerosi problemi interpretativi, tecnici, e infine di concentrazione e tenuta in concerto che offre.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Posto che non ho modo di praticare nessuna altra attività a livelli seri, mi piace molto però visitare luoghi d’arte, guardare film, specie di un certo peso, camminare in montagna o sciare, e giocare a scacchi. So anche cucinare uno stufato cinese di cui vado eccessivamente fiero.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Direi di no, o comunque non con una frequenza consistente.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Sono tanti i dischi intramontabili… Ora come ora direi il Trio op. 100 di Schubert con Stern, Rose, Istomin, ma potrei cambiare risposta domani!

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Le “Confessioni di un Italiano” di Ippolito Nievo.