Intervista a Lavinia Bertulli

Intervista a Lavinia Bertulli

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

La ninna nanna che mi cantavano tutte le sere per farmi addormentare e la “canzoncina dei nomi”, quelli di tutti i bambini della scuola materna con cui ci salutavamo ogni mattina in classe.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

La mia maestra delle elementari, Suor Annarita, teneva molto alla nostra educazione musicale e ogni venerdì faceva venire il Maestro Giulio: cantavamo, suonavamo il flauto e studiavamo le basi del solfeggio. Il giorno della lezione ero sempre felicissima e insistevo per andare a scuola, anche quando non stavo bene. Così, quando aprì una scuola di pianoforte davanti a casa mia, chiesi come regalo per i miei nove anni di essere iscritta.

Quando hai capito che eri brava in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Non c’è stato un momento preciso, mi sono dedicata volentieri da sempre alla musica ed è stato naturale che prendesse tanta parte nella mia vita.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Ho avuto alcuni momenti di difficoltà, ma è stato determinante per me essere entrata nella classe della Professoressa Prestia. Lei è molto più che una brava insegnante, è una grande donna dalla visione ampia, di vasta cultura, aperta verso gli altri e sempre disponibile al supporto e al confronto.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale? 

Lo scorso febbraio ho vissuto un momento davvero importante della mia vita professionale: ho eseguito il Concerto in la minore di Schumann con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, diretta dal Maestro Fabio Luisi. È stata un’esperienza di grande crescita, anche personale: un’emozione grandissima per cui ringrazio ancora tanto il Maestro, che mi ha sostenuta e incoraggiata in occasione del mio debutto con questa grande orchestra.

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legata? Vuoi dirci qual è e come mai?

Mi sento profondamente legata all’Arietta della Sonata op. 111 di Beethoven. Si tratta di un’opera che l’autore ha composto nella piena maturità della sua vita, una fase molto lontana dai sedici anni che avevo quando l’ho affrontata. Non è stato semplice, e ovviamente dovrò ancora studiare per anni e crescere anche umanamente prima di riuscire a interpretarla appieno. Avvicinarmi a qualcosa di così grande mi ha però spinta a fare un lavoro di ricerca interiore importante che mi ha aperto a sentimenti inesplorati e a riflessioni più profonde.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Adoro leggere, prevalentemente letteratura inglese e russa; i miei autori preferiti sono Virginia Woolf, Dostoevskij e Tolstoj. Mi piace molto disegnare e fare ritratti alle persone a cui voglio bene ; mi diverto a cucinare torte e biscotti e soprattutto mi appassionano le decorazioni! Amo passeggiare in campagna e fotografare i particolari della natura che più mi colpiscono.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Quando ho occasione vado volentieri all’opera, in particolare amo Puccini. A casa ascolto molto cantautori come Guccini e De Andrè; mi piace tanto la musica di Battisti, Bob Dylan, la voce di Edith Piaf, gruppi come i Dire Straits, Tesseract, Porcupine Tree, il Teatro degli Orrori.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

È difficile scegliere, ma credo che consiglierei il disco “Making Movies” dei Dire Straits: un album bello dall’inizio alla fine in cui perdersi tra gli assoli del grandissimo Mark Knopfler.