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Intervista a Fabio Silvestro

Intervista a Fabio Silvestro

Abbiamo intervistato Fabio Silvestro, che suonerà con Giuseppe Gibboni il 27 settembre nel terzo appuntamento di Fortissimissimo. Ci ha parlato dei primi contatti con la musica attraverso il liscio, della passione per il calcio e ci ha consigliato di ascoltare un disco straordinario.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Ricordo che all’età di tre anni i miei genitori mi regalarono un “diamonica” che regolarmente portavo con me all’asilo, dovevo esibirmi, giocando, davanti ai miei compagni ed alle mie maestre.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Negli anni successivi i miei genitori notarono quest’attenzione verso la musica, da bambino mi portavano con loro nelle balere, ballavano liscio, e io stavo tutta la sera vicino al gruppo che suonava dal vivo, incantato, e allora mi chiesero, a sette anni, se avessi voluto suonare il pianoforte e studiare privatamente con un Maestro del mio paese, San Fele, si trova nell’entroterra della Basilicata.

 Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Ho capito che ero portato e potevo pensare di fare un percorso musicale serio e professionale che avrebbe occupato una parte rilevante della mia vita intorno ai 14/15 anni quando entrai al Conservatorio “G. da Venosa” di Potenza e cambiò il modo di studiare, la quantità di lavoro giornaliero da svolgere, gli obiettivi da raggiungere ed il modo di rapportarmi con i docenti, sentivo che tutto questo mi piaceva molto, non mi pesava ed era il percorso giusto per me.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

A dir il vero non ci sono stati momenti in cui avrei voluto lasciare tutto, ci sono stati invece dei momenti di difficoltà nel percorso didattico, soprattutto nella prima fase, il Conservatorio una volta era un ambiente duro, tuttavia ho sempre reagito e mai pensato di mollare.

Ci raccontate come vi siete conosciuti con Giuseppe Gibboni? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Ho incontrato Giuseppe lavorando come pianista accompagnatore dei corsi di perfezionamento del M° Parazzoli un paio d’anni fa a Roma, un giorno si presentò questo ragazzino poco più che bambino, aveva 14 anni, ed eravamo tutti pronti ad ascoltare il classico prodigio che suona tutto veloce, forte ed uguale, ci siamo ricreduti subito, era un ragazzino sensibile con una tecnica fenomenale e che aveva una qualità a mio dire fondamentale nella musica, semplicemente “respirava”, come un cantante lirico, fraseggiava con la naturalezza che è propria di un musicista già maturo. Forse è questa la qualità che più apprezzo in Giuseppe, la sua “semplicità” da musicista “vissuto” ma ancora giovanissimo, di porre le frasi, di suonare con attenzione e dedizione anche quando facciamo una semplice prova. Di lì a poco lui avrebbe dovuto fare dei concerti e il papà mi chiese di collaborare, nacque una profonda amicizia, un sano rispetto, un’ottima intesa.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

A mio dire non esiste solo un momento emozionale nel corso di una carriera, ma ci sono delle fasi e ognuna di queste porta con se emozioni, sapori che anno una valore diverso di volta in volta… Tuttavia credo che il “diploma” in pianoforte abbia rappresentato un momento indimenticabile nella mia carriera, come tutti i percorsi duri, rappresentava il momento conclusivo di anni di sacrifici, di viaggi interminabili per raggiungere Potenza con qualsiasi mezzo (il mio paese dista 70 km), di giornate infinite, frequentavo il Conservatorio insieme alle scuole superiori. Si chiudeva un percorso didattico e si apriva il mondo della professione, se vogliamo ancora più duro ed insicuro, ma questa è un’altra storia…

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Amo leggere, amo la letteratura e la storia, mi piace la montagna, adoro il calcio, sport che per ovvi motivi di possibili infortuni non ho più praticato ma che da ragazzino mi ha visto giocare a buon livello nelle giovanili di diverse squadre della mia regione, se non avessi fatto il pianista avrei sicuramente continuato. La musica richiede sacrifici, io li affronto con dedizione ma il “pallone” mi è mancato e mi manca molto..

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali? 

Ascolto vari tipi di musica, mi piace la buona “musica leggera” italiana degli anni 80 e 90, il rock Progressive, il Blues, la musica popolare del sud Italia, qualcosa di jazz.

 C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Sicuramente “The Köln Concert”, storica registrazione live di Keith Jarret, è un ottimo disco da consigliare a tutti.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Quest’estate rileggerò “Le notti bianche” di Dostoevskij.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Per quest’estate sono stato impegnato in Piemonte in luglio con quattro concerti per l’opera Lirica, prossimamente suonerò con Gibboni in Emilia Romagna, poi prima del concerto di Firenze altri 3 concerti tra Roma e Milano con fiati e cantanti lirici.