Intervista a Simone Rubino

Intervista a Simone Rubino

Nel concerto per gli Amici della Musica eseguirà lavori di Gerassimez, Bocca, Xenakis, Piazzolla, Reifeneder e Ishii. Ci racconta come ha impaginato il suo programma?

A parte quello di Piazzolla, sono tutti brani poco conosciuti nell’ambito della musica classica. Però tutti riescono, attraverso la variabilità, la flessibilità e i vari colori musicali, a esprimere tutte le cose che le percussioni possono fare. Ad esempio, la dinamicità di Libertango si esprimerà attraverso la marimba, così come il virtuosismo puro dei pezzi per tamburo di Gerassimez e Reifeneder. Allo stesso tempo i colori, le migliaia di possibilità di colori musicali di questi due brani. Inoltre, il brano di Bocca, Esegesi, è quasi un accenno alla musica jazzistica o tardo-jazzistica. Come anche Ishii che, con le percussioni, riesce a esprimere un senso di spiritualità, come i suonatori di daiko, i tamburi giapponesi, fanno con la loro disciplina.

Proprio per la versatilità data dall’abitudine di suonare strumenti molto diversi fra loro, spesso i compositori contemporanei considerano i percussionisti come esecutori ideali dei propri lavori. Anche lei collabora con diversi compositori alla realizzazione nuovi lavori per percussioni: può parlarci di queste collaborazioni?

La collaborazione con i compositori è un lato completamente positivo perché riusciamo a far evolvere la tecnica delle percussioni che è un processo ancora tutto in evoluzione. Non è come per il violino, la cui tecnica è stata messa a punto già con Paganini. Invece, con le percussioni, può accadere che domani arrivi un bambino talentuoso e riesca a fare qualcosa che finora non si è mai sentito. Quindi sicuramente i compositori aiutano l’evoluzione della tecnica e a rompere i limiti tecnici che tuttora esistono. Limiti tecnici e musicali perché esprimere qualcosa nella musica con uno strumento, ad esempio il pianoforte, è completamente diverso che esprimerlo con le percussioni, o con la marimba. Si tratta quindi di trovare la “lingua” – se possiamo dirlo metaforicamente – più adatta che aiuti a esprimere l’idea o i colori musicali che un compositore vuole.
Ho avuto la mia prima esperienza con un compositore israelo-americano, Avner Dorman. Lui ha scritto il primo concerto per me per percussioni e orchestra che abbiamo suonato lo scorso 20 ottobre alla Elbphilharmonie di Amburgo con la Elbphilharmonie Orchestra. È stata un’esperienza meravigliosa perché con un lavoro comune siamo riusciti a ottenere tutti gli elementi di cui ho parlato prima, a rompere limiti tecnici e musicali. Ovviamente è un processo fondamentale, anche perché tutti i pezzi che stiamo componendo oggi faranno parte della storia della musica per percussioni, di un repertorio che avrà bisogno di almeno cento o centocinquanta anni per diventare denso di letteratura, come quella che hanno altri strumenti quali il violoncello, il violino o il pianoforte. Inoltre, il prossimo 31 gennaio una compositrice scriverà un altro concerto per me con la radio di Stoccarda per gli SWR Symphonieorchester. Questa sarà la mia seconda collaborazione con un compositore che ha scritto per me un concerto per solista e orchestra. Ho già collaborato con compositori che hanno scritto diversi brani per me, come Carlo Boccadoro e Roberto Bocca. Inoltre, quest’anno Boccadoro scriverà un altro brano per me ed Enrico Dindo. Quindi è una grandissima fortuna poter collaborare con i compositori ed essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Il suo esordio discografico ha un titolo evocativo: Immortal Bach. Nel disco, accosta pezzi di Bach suonati con le percussioni ad altri di Cage, Xenakis, Bocca e Boccadoro. Cosa la affascina della musica di Bach? E cosa, secondo lei, la rende vicina al suono del nostro tempo?

Bach per me è un compositore molto importante perché, in qualche maniera, è come se fosse il padre della musica dei giorni nostri. Metaforicamente immagino una scala lunga lunga che non ha mai fine, perché la musica contemporanea non avrà mai fine, oggi è contemporanea ma domani in teoria non lo è già più. Ai primi gradini della scala ci sono compositori come Bach che hanno gettato le basi e fissato gli elementi fondamentali della storia della musica, tutt’oggi fortemente presenti nella musica contemporanea.

Ha progetti futuri che vuole raccontarci?

Riguardo ai progetti futuri, in questo mese sarò a Firenze per gli Amici della Musica, e non vedo l’ora! Poi sarò al Conservatorio di Milano per la Società del Quartetto e quindi avrò un progetto con Tan Dun, compositore e direttore d’orchestra vincitore di un premio Oscar, e con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI a Torino. Come ho detto, ho in programma di eseguire una commissione scritta per me con la radio di Stoccarda. Quindi un altro progetto molto interessante sarà con l’Orchestra della RAI a Torino e alcuni recital, tra cui uno a Fasano in Puglia. Quest’anno sono artista in residenza con la Radio di Monaco di Baviera che si chiamano … Rundfunk Orchester. Eseguirò diversi progetti con loro ad aprile e a maggio, con l’orchestra e come solista. Sarò poi al Concertgebouw di Amsterdam con la Netherlands Philharmonic Orchestra, poi suonerò con la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino alla Philarmonie di Berlino, in Finlandia a Turku con la Filarmonica di Turku. Poi ho in programma un concerto a Lione con l’Orchestre National de Lyon, uno con una orchestra di Heidelberg e uno vicino a Londra. Poi ho in programma diversi festival estivi come… A luglio suonerò con Beatrice Rana. Ho in corso anche diversi progetti discografici.

Per informazioni sul concerto di Simone Rubino del 14 gennaio, cliccare qui.