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§ Focus musicale | I sonetti di Vivaldi

§ Focus musicale | I sonetti di Vivaldi

I quattro Concerti per violino, orchestra d’archi e basso continuo di Antonio Vivaldi, che aprono l’opera Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione (op. 8) e prendono il nome de Le quattro stagioni, sono accompagnati da quattro sonetti, uno per stagione, probabilmente scritti dallo stesso compositore. I versi dei quattro sonetti sono anche riportati nelle partiture delle opere, in corrispondenza degli episodi musicali a cui fanno riferimento.
In occasione dei concerti in streaming sul canale YouTube di sabato 13 e 20 febbraio 2021, vi proponiamo i quattro sonetti legati ai concerti di Vivaldi.

Partendo dal programma del concerto di sabato 20 febbraio, possiamo notare, nel sonetto de “L’autunno“, come le prime due quartine si riferiscano rispettivamente al primo e al secondo movimento (“Allegro” e “Adagio molto”), mentre le due terzine all’ultimo movimento (“Allegro”).

I.
Celebra il Vilanel con balli e Canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col Sonno il lor godere.

II.
Fa’ ch’ ogn’ uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Stagion ch’ invita tanti e tanti
D’ un dolcissimo sonno al bel godere.

III.
I cacciator alla nov’alba à caccia
Con corni, schioppi, e cani escono fuore
Fugge la belva, e seguono la traccia;

Già sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggire, mà oppressa muore.

 

Il sonetto relativo all’ultimo Concerto del ciclo, “L’inverno“, presenta invece una suddivisione delle strofe meno regolare: mentre la prima quartina si riferisce interamente al materiale musicale del primo movimento (“Allegro non molto”), al secondo movimento (“Largo”) corrispondono invece solo due versi della quartina successiva; infine, la maggior parte del testo poetico si ritrova nel terzo movimento (“Allegro”), che quindi include gli ultimi due versi della seconda quartina ed entrambe le terzine.

I.
Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al Severo Spirar d’orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel Soverchio gel batter i denti;

II.
Passar al foco i dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento.
 

III.
Caminar sopra il ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;

Gir forte, sdruciolar, cader a terra
Di nuovo ir sopra ‘l ghiaccio e correr forte
Sin ch’il ghiaccio si rompe, e si disserra;

Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea, e tutti i venti in guerra
Quest’è ‘l verno, ma tal, che gioia apporte.

Per quanto riguarda il Concerto di apertura del ciclo, “La primavera“, le prime due quartine del sonetto corrispondono a momenti musicali del primo movimento, la prima terzina si riferisce al secondo movimento e la seconda terzina al terzo.

I.
Giunt’ è la Primavera e festosetti

La Salutan gl’Augei con lieto canto,
E i fonti allo Spirar de’ Zeffiretti
Con dolce mormorio Scorrono intanto

Vengon’ coprendo l’aer di nero amanto
E Lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’Augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto: 

II.
E quindi sul fiorito ameno prato

Al caro mormorio di fronde e piante
Dorme ‘l Caprar col fido can’ à lato.

III.
Di pastoral zampogna al suon festante

Danzan Ninfe e Pastor nel tetto amato
Di primavera all’apparir brillante.

 

Qui di seguito, il sonetto che apre il secondo Concerto della raccolta, “L’estate“. Come nel sonetto precedente, le prime due quartine descrivono il materiale musicale presente nel primo movimento, la prima terzina si riferisce, invece, al secondo movimento e la seconda terzina all’ultimo.

I.
Sotto dura stagion dal sole accesa

Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
Canta la tortorella e ‘l gardellino.

Zeffiro dolce spira, ma contesa
Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa
Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;

II.
Toglie alle membra lasse il suo riposo

Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:

III.
Ah che pur troppo i suoi timor sono veri

Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.