“Leopardi e Schubert”: intervista a Giuseppe Cederna e Andrea Lucchesini

“Leopardi e Schubert”: intervista a Giuseppe Cederna e Andrea Lucchesini

Giuseppe Cederna, vuole raccontarci come è nata l’idea di creare un programma che abbina Franz Schubert a Giacomo Leopardi?

Giuseppe Cederna. L’idea è nata a Bologna con Musica Insieme che, l’anno scorso, mi hanno chiesto di leggere tutti i Canti di Leopardi in sequenza. Loro avevano scelto intelligentemente questo abbinamento Leopardi-Schubert: erano quattro serate intere, complesse ma con cinquecento persone a sera. I musicisti di riferimento erano un quintetto per due serate e, per le altre due sere, Andrea Lucchesini.

Ci siamo trovati così bene – umanamente e artisticamente – che abbiamo deciso di ripetere il tutto e fare un condensato dell’opera massima di Leopardi e dell’opera massima di Schubert. Una cosa che durasse da un’ora e un quarto a un’ora e mezza e che ci permettesse di dialogare artisticamente con musica e canti. Abbiamo scelto i canti più belli e più famosi che non ci si stanca mai di sentire. Io ho scelto Leopardi e, naturalmente, Andrea ha scelto la musica. Come ho scelto Leopardi? Non solo per la bellezza ma, in qualche modo quasi spontaneamente, la scelta – e il percorso – dei canti segue come una giornata. Comincia con A Silvia, che è il trionfo della memoria della gioventù, dell’inizio della vita. Una giornata simbolica e reale quindi, che parte veramente dal mattino della luce del giorno e anche del mattino dell’uomo, dell’infanzia, col capolavoro A Silvia, e si conclude nove canti dopo con il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Si conclude con una notte immaginata con un meraviglioso viaggiatore. È un viaggio, una giornata… simbolica di questo cantore poeta che dà la sua voce a un immaginario pastore dall’altro lato del mondo, nell’Asia, che guarda e riflette con la Luna sull’animo e sulla vita dell’uomo.

Quattro blocchi accompagnati piano piano dalla musica raccontano un po’ questo nostro viaggio in questa montagna meravigliosa. È come la scalata di una montagna che è l’opera – non omnia, ma scelta – di questo grandissimo poeta e di questo grandissimo musicista che è Schubert. La serata inizia con una mia breve introduzione in cui racconto che cosa ci accende e ci emoziona di Leopardi. Segue un improvviso di Schubert e subito partono A Silvia e Le ricordanze.

Io, ogni tanto, senza spezzare troppo il flusso poetico, cercherò di raccontare da lettore appassionato e cultore di Leopardi, senza essere un professore naturalmente – non stiamo facendo una lezione – proprio un viaggio appassionato, dove spiego agli amici in teatro perché leggo questi canti.

Posso dire due cose su Leopardi, quello che mi colpisce? Leopardi, nella vulgata volgare, è considerato Leopardi il gobbo, Leopardi il malato, Leopardi il pessimista, Leopardi il povero. In realtà qui siamo di fronte all’opera di un poeta filosofo con un’idea molto precisa della sua poetica, di quello che vuole dire, quindi con una sua idea che viene fuori chiarissimamente.

Il motore del suo pessimismo è la filosofia e non la sua condizione fisica, come è stato volgarmente detto, un poeta e un uomo che sa benissimo che cos’è l’amore, che cosa sono la meraviglia e le profondità dell’essere umano, cosa sono le tribolazioni della vita e quindi anche le sue altezze. Perché solo un animo ricco, curioso, profondo e straordinariamente recettivo di tutto quello che è il mondo intorno a lui può raccontare con questi dettagli particolari la profondità, la complessità del nostro viaggio sulla terra. Un vero viaggio colto ma anche molto umano. C’è un’umanità straordinaria in Leopardi.

Naturalmente racconto anche – e mi sembra che queste cose servano a levare tutte quelle pesantezze di interpretazione noiose in cui certe volte Leopardi – un po’ con la scuola, un po’ con la sua aura pessimista – è avvolto. Ci sono dei canti meravigliosi sulla vita, sono delle meditazioni. L’infinito è una meditazione occidentale sul senso profondo della vita e della morte. Sono poesie che ci aiutano a vivere più pienamente e ad apprezzare più pienamente il regalo che abbiamo del nostro trascorrere sulla terra, del nostro viaggio.

Racconterò per esempio anche come è importante che qualcuno legga in maniera appassionata queste poesie. Queste poesie possono diventare parte della nostra vita. Io ho usato spesso il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, l’ho imparato a memoria camminando tra le montagne dell’Himalaya, proprio come meditazione laica, come respirazione. L’ho recitato in italiano a dei bambini – che non capivano assolutamente quello che dicevo – alla fine di una lunghissima camminata, dall’altra parte delle montagne dell’Himalaya, in un villaggio a 3.500 metri di altitudine. La straordinarietà della metrica e del suono delle parole li ha inchiodati dieci minuti solamente come ascolto musicale della poesia. È stata un’esperienza molto particolare e anche un po’ bizzarra – me ne rendo conto – in cui anche solo il suono e l’accostamento delle parole rendevano magnetico l’ascolto.

Con Andrea c’è questa piacevolezza dello stare insieme, dell’ascoltarsi a vicenda, io sento che lui ascolta i canti e la mia voce che li legge; io ascolto e imparo dalla sua bravura, ascolto la musica di questo grande musicista e di questo grande pianista… Non siamo due entità distinte ma siamo due artisti accanto che si mostrano e si ascoltano a vicenda.

Che cosa la affascina del mondo sonoro di Schubert?

GC. Del mondo di Schubert mi affascina la sua complessità: la sua musica è complessa e penetrante al tempo stesso. È capace, come le poesie di Leopardi, di parlare a zone del mio animo, del mio ascolto, quasi inesplorate. È come se anche queste fossero un viaggio in zone che grazie alla musica si rivelano a me. È un po’ un mistero come la musica può raggiungere luoghi profondi del nostro essere. Ma grazie alla musica è come se anche noi li sentissimo e li vedessimo per la prima volta. Sento questa musica come rivelazione di luoghi personali, interni. E il modo in cui suona Andrea è doppiamente affascinante. Mi è capitato di ascoltarlo mentre prova prima dello spettacolo e di vedere che Andrea è come immerso. La musica, ancora più delle parole, è un luogo a sé stante. È il luogo in cui il musicista, Andrea, suona un pezzo estraniandosi quasi dal mondo, creando questo cristallo.

Sono rimasto affascinato ad ascoltarlo dieci minuti senza poterlo né interrompere né uscire anche io da questa bolla di ascolto. È stata una lezione.

Avete intenzione di esplorare altri autori con Andrea Lucchesini?

GC. Quando incontri un musicista così, sicuramente lo vorresti. Leopardi è stata l’occasione per continuare il nostro rapporto e penso che ci verranno sicuramente altre idee. Per un attore poter lavorare con la musica e con una musica a questo livello è una vera e propria occasione di scoperta della lingua e di piacere puro. Spero che non ci mancheranno le occasioni!

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Andrea Lucchesini, il programma che presenterà assieme all’attore Giuseppe Cederna il 22 gennaio nella stagione degli Amici della Musica di Firenze vede protagonisti due giganti della storia della letteratura e della musica: Giacomo Leopardi e Franz Schubert. Vuole raccontarci come è nata l’idea di creare un programma che abbina questi due autori?

Andrea Lucchesini. Si è trattato di un invito, che entrambi abbiamo ricevuto lo scorso anno da Musica Insieme di Bologna, dove tutti i 36 Canti di Leopardi sono stati letti da Cederna in quattro serate, sempre accostati a opere di Schubert. Io ho partecipato a due appuntamenti, e l’esperienza è stata bellissima per gli interpreti e anche per il pubblico, che ha risposto con attenzione, calore ed entusiasmo, a una serata di musica e poesia che sulla carta sembrava “difficile”.

Allora abbiamo pensato a una versione più breve, scegliendo di proporre in una sola serata una scelta dei Canti e di opere pianistiche di Schubert.

Unire musica e poesia è un’operazione molto stimolante: come avete lavorato per montare una sequenza con questi due elementi?

AL. L’idea di questa serata è di una giornata in compagnia della poesia e della musica: ci lasciamo accompagnare dalle emozioni descritte dal poeta e insieme a Schubert attraversiamo lo spazio dal mattino alla notte… Leopardi e Schubert parlano la stessa lingua, nel desiderio d’amore insoddisfatto, nel senso della morte incombente, ma anche nella consapevolezza del proprio valore, e dell’importanza di quello che si costruisce grazie al talento e all’impegno, nonostante tutto e tutti.

E se le difficoltà della vita costringono Leopardi a chiedere l’aiuto della famiglia e Schubert a fidare negli amici generosi, questo non impedisce a entrambi di continuare a creare instancabili fino all’ultimo istante di vita… una grande lezione di coraggio.

Abbiamo deciso di lasciar parlare direttamente gli autori, senza aggiungere quasi nulla: non ci sembra che ce ne sia bisogno…

Da musicista, cosa la affascina della scrittura di Giacomo Leopardi?

AL. La capacità di far suonare il pensiero, trovando grazie a una sensibilità estrema e a una sapienza linguistica enciclopedica le parole che sanno “dire” in modo vibrante emozioni profonde, come amore, smarrimento, coraggio, disperazione… vibrazioni che risuonano nell’interiorità di chi legge, o nel nostro caso ascolta, e con precisione chirurgica arrivano in profondità.

Ovviamente c’è un’importante parte tecnica, che anche da sola mi affascina, come la perfezione della scrittura musicale dei grandi compositori; ma appunto, come sempre nei grandi, la struttura spesso scompare dietro la poesia, e lì è il massimo!!

Com’è stata l’esperienza di lavorare con un attore? Avete intenzione di esplorare altri autori con Giuseppe Cederna?

AL. Giuseppe è una persona speciale e un profondo conoscitore della spiritualità, oltre che un bravissimo e versatile attore. Non abbiamo ancora pensato a qualcos’altro da fare insieme, ma probabilmente ci arriveremo…

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