fbpx

Blog Posts

Intervista ad Alessio Pianelli

Il violoncellista Alessio Pianelli suonerà a Fortissimissimo il 3 ottobre con Leonora Armellini. Nell’intervista che gli abbiamo fatto, ci ha raccontato dei primi passi nella musica attraverso il jazz, dei momenti critici della vita da musicista e delle sue altre passioni, come l’Inter.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Penso subito a mio padre, pianista jazz, che ogni sera si metteva al pianoforte a improvvisare e io lì ad ascoltare anche passivamente. Sono cresciuto con questo sottofondo che mi incuriosiva giorno dopo giorno.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Mi ricollego alla prima risposta perché, appunto, la curiosità cresceva giorno dopo giorno. E allora mio padre cominciò a farmi “giocare” con lui. Mi affidò l’ultima ottava della tastiera del pianoforte facendomi improvvisare. Da lì iniziai a studiare pianoforte per 5 anni e a 10 l’incontro con il violoncello.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Se sono bravo non lo so ancora. In realtà non so neanche cosa significhi essere bravo con la musica. Se faccio musica è perché ne ho bisogno, perché è la maniera più naturale che ho per esprimere ciò che penso e che sento.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Sì. Tutte le volte che ho partecipato ai concorsi. Che vincessi o perdessi, ho sempre avvertito una sensazione di disagio. La competizione mette in crisi tutto quello che cerco nella musica e il dover dimostrare di far qualcosa meglio di qualcun altro è qualcosa che, credo, allontani dal senso artistico della musica. Si compone e si suona per comunicare, non per dimostrare. Se si organizzasse un concorso sul virtuosismo, dove si impongono ai candidati dei pezzi d’obbligo esclusivamente virtuosistici, sarei allora contento della loro esistenza. Ma i concorsi di oggi, per quanto cerco di autoconvincermi sulla loro potenzialità in quanto opportunità, mi mandano in crisi, e ogni volta che ne ho terminato uno, ho pensato di lasciare la musica. Poi per fortuna arriva il concerto, o una prova con colleghi, e passa tutto!

Ci raccontati come vi siete conosciuti con Leonora Armellini? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Leonora l’ho sempre seguita sin da quando era bambina. Ha una padronanza di quello che fa impressionante e una maturità artistica ben aldilà di quella suggerita dalla sua età. La conoscenza e la scelta di formare un duo è idea e merito della nostra agenzia, che ringrazio di cuore!

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Ogni volta che ricordo la mia esperienza al Piatigorsky Festival di Los Angeles, e in particolare l’incontro con l’immensa umanità di Yo-Yo Ma, mi vengono i brividi.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Mi piace giocare a calcio e sono un tifoso sfegatato dell’Inter (ognuno ha i suoi difetti). Amo viaggiare, scrivere, dipingere e fare jogging.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Jazz, blues, rock anni ’60 e tutta la musica tradizionale strumentale dall’India, Iran, Asia e Africa. Impazzisco per il suono dei cordofoni non occidentali.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

We were trees di Giovanni Sollima.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

In questo momento ho in valigia “Schumann e il suo tempo” di A. Edler e “Istruzioni per rendersi infelici” di P. Watzlawick.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Darò una masterclass a Nocera Umbra, poi dal 30 luglio all’8 agosto sarò a Ronchamp, in Francia per il festival Musique aux 4 Horizons dove oltre a suonare tantissima musica da camera per archi eseguirò in prima mondiale con la contrabbassista Lorraine Campet il mio nuovo brano per violoncello e contrabbasso commissionatomi dal festival. A fine agosto la prima edizione di un festival e masterclass organizzato da me e dagli Amici della musica di Trapani con l’Avos Piano Quartet e Thomas Demenga e a settembre 4 concerti per lo ZeitRäume Festival di Basilea.

 

Read More

Intervista al Quartetto Lyskamm

Il Quartetto Lyskamm è formato da Cecilia Ziano (violino), Clara Franziska Schötensack (violino), Francesca Piccioni (viola) e Giorgio Casati (violoncello). Il Quartetto inizia la sua storia al Conservatorio di Milano, ma è a Berlino che raggiunge la sua formazione attuale. In vista del loro concerto a Fortissimissimo il 9 ottobre, iniziamo conoscerli con questa intervista quadrupla.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Cecilia: I primissimi ricordi sono i dischi che i miei ascoltavano in casa, non mi ricordo esattamente cosa, ma la musica era già qualcosa che catturava la mia attenzione.

Clara Franziska: La voce della mia mamma, cantante lirica.

Francesca: Ho un chiaro ricordo dei miei genitori che mi cantano delle canzoni, credo fossero canzoni degli alpini, che mi infondevano una profonda nostalgia, se di nostalgia si può parlare a 2/3 anni.

Giorgio: Cantavo a mia mamma il racconto delle mie giornate di asilo accompagnadomi con una pianola/organetto.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Cecilia: Ho inziato perché nella mia famiglia la musica è un valore. Pur non essendo nessuno dei miei musicisti, tutte e due i miei nonni suonavano, mia mamma ha studiato il pianoforte e mio papà suona le percussioni in banda da vent’anni. Nessun professionista, ma una grandissima passione. Per questo, anche tutti i miei fratelli hanno studiato uno strumento da bambini.

Clara Franziska:  Ho iniziato quando ero davvero piccola, avevo 3 anni. I ricordi sono sfocati ovviamente ma pare che fossi stata affascinata dal suono del violino fin dalla prima volta che lo sentii e mia madre colse subito la palla al balzo. Fortuna volle che ad Assisi, cittadina pur famosa ma molto piccola e lontana, ci fosse un’insegnante americana che utilizzava il metodo Suzuki, studiato specificamente per i bambini molto piccoli.

Francesca: Mi comprarono una piccola pianola elettrica e mi insegnarono a suonare qualche melodia semplice su quei tastini piccoli. Poi mi insegnarono a suonare la chitarra. Poi all’inizio della prima elementare, cominciarono a portarmi tutte le settimane alla Scuola di Musica di Fiesole (la mia famiglia abitava a Grosseto) per seguire lezioni di coro e violino.

Giorgio: Il vicino di casa con il quale giocavo sempre aveva iniziato a studiare musica; ho iniziato a suonare per aver qualcosa da fare nelle ore che lui passava al pianoforte.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Cecilia: In realtà la consapevolezza di volerlo fare di lavoro,per me, è arrivata verso i 15 anni, prima non c’era nessun bisogno di consapevolizzarlo. Mi piaceva più di qualunque altra cosa stessi facendo, e quindi lo studio e la voglia di fare meglio era naturale. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che hanno lasciato che questa decisione fosse mia. “Fai quello che senti, ma fallo bene “. E così è stato per tutti noi.

Clara Franziska: Ho sempre saputo che non avrei mai smesso perché la musica è sempre stata importante, ma allo stesso tempo l’ho sempre vissuta con grande leggerezza. Negli anni delle scuole medie e poi del liceo ho gradualmente cansapevolizzato che sarebbe anche diventato il mio lavoro.

Francesca: Quando si suona uno strumento non ci bastano mai le nostre capacità. Si vorrebbe sempre saper fare di più e meglio oppure meglio in determinate situazioni. Insomma è un continuo cercare di evolversi e trovare le strade giuste per farlo. Per quanto riguarda la consapevolezza che da grande avrei fatto la musicista, direi che fin da piccola avevo l’impressione che sarebbe diventato anche il mio mestiere, nonostante avessi anche altre passioni che non ho avuto il tempo di portare avanti.

Giorgio: Intorno ai 13 anni, grazie alle parole di incoraggiamento di chi mi stava intorno.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Cecilia: Sì certo, ancora tutt’ora!!!! Come in tutti i mestieri, più vai avanti più grossi sono i problemi e le responsabilità e a volte è semplicemente sconfortante. La passione è la cosa che importa di più, insieme alle persone che credono fortemente in te e nel progetto che hai costruito.

Clara Franziska: No, anche se mi è sempre dispiaciuto non avere tempo ed energie per approfondire altre cose che trovo altrettanto interessanti e frequentare altri ambienti. Il rischio del mondo musicale è di diventare claustrofobico e autoreferenziale, perdendo contatto con la realtà.

Francesca: Ci sono stati alcuni momenti in cui non volevo più suonare, sì. Mi trovavo circondata da tante altre possibilità molto interessanti, che mi sarebbe piaciuto approfondire. Mi è sempre piaciuto studiare materie scientifiche e in particolar modo legate allo studio dell’universo, ma se mi fossi iscritta ad astronomia all’università non avrei avuto tempo per suonare. Ci sono stati anche alcuni momenti in cui il semplice stimolo di studiare lo strumento non era abbastanza accattivante, soprattutto in età adolescenziale. Ma c’è sempre stato, alla fine, un sentimento di appartenenza al mondo musicale che mi ha impedito di allontanarmene.

Giorgio: A causa della musica, mi sono mancate le opportunità di poter fare studi scientifici e di poter praticare lo sport con continuità. Almeno per quanto riguarda lo sport, ho cercato di metterci una pezza.

Ci raccontate come vi siete conosciuti con gli altri musicisti del quartetto? Cosa ti piace del modo di suonare degli altri e come mai avete scelto di lavorare insieme?

Cecilia: Berlino è stata la città che mi ha unito al quartetto nel 2014. Per una serie di coincidenze, siamo stati tutti a studiare lì, in periodi leggermente diversi. Quando io stavo finendo il mio percorso di studi all’Hanns Eisler, loro stavano cercando un primo violino. Così da una mail, ci siamo trovati a fare la prima prova. Non so come capita in altri gruppi, ma se c’è la giusta alchimia musicale, è abbastanza immediato il feeling, io, poi, sono piuttosto impulsiva, se non avessi avuto questa sensazione, forse non ci saremmo scelti, e viceversa. Penso che il quartetto sia un’entità particolare,unica ed in continua evoluzione. I motivi per i quali ti piace e continui a condividere un progetto così grande con altre tre persone, per me, varia da periodo a periodo, e aldilà della grande stima come musicista che devi avere nei confronti dei tuoi colleghi, i rapporti umani non sono sempre facili, si vive tanto insieme e si condividono cose molto profonde. È un esercizio di umiltà e pazienza. È bello, però, guardarsi poi alle spalle e vedere quanto si è migliorati!

Clara Franziska: Conoscevo Giorgio di vista in Conservatorio, con i suoi riccioli e la custodia bianca del violoncello. Non ci eravamo mai frequentati in quegli anni e ci siamo conosciuti una volta diplomati. Ci è voluta la parola di Roberto Tarenzi, comune maestro di quartetto che conosceva la nostra passione per il repertorio per questa formazione a spingerci a fare un tentativo. Poco dopo siamo finiti a Berlino a studiare con il quartetto Artemis e abbiamo perso il primo pezzo, la viola, ma per fortuna Francesca era già lì, pronta ad unirsi al gruppo! Con Cecilia invece suoniamo ormai da quasi 4 anni ed è stato un incontro da subito naturale e ricco di stimoli. Il valore che ci unisce di più credo sia l’onestà. In musica come in tutto quello che condividiamo umanamente.

Francesca: Io ho conosciuto Franziska per prima. poi quando il Quartetto si è spostato a studiare a Berlino, dove io abitavo e studiavo da un anno, ho conosciuto anche gli altri ed abbiamo iniziato a suonare insieme. Abbiamo scelto di suonare insieme perché condividiamo l’approccio alla vita del quartetto, la priorità che questo deve avere nelle nostre vite… e perché siamo capaci di sopportarci e supportarci nella realizzazione di questo progetto quasi utopico: vivere la nostra attività come una costante evoluzione e ricerca.

Giorgio: Negli anni tra il 2000 e il 2008, ero semiconsapevolmente sempre alla ricerca di musicisti che potessero condividere il desiderio del quartetto d’archi; il mio maestro Roberto Tarenzi lo sapeva, e ha incoraggiato Franziska e me ad iniziare. Il resto è stata una lunghissima e catena di eventi, guidata dal una forza di volontà collettiva senz’altro superiore a quella dei singoli. Per me, l’atto di suonare musica del passato è sempre stato fonte di interrogativi un po’ sofferti (se farlo, perchè farlo); nelle mie colleghe di quartetto ammiro una passione spontanea e senza limiti sorretta da talento e dedizione!

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Cecilia: Ci sono vari momenti bellissimi che ho avuto la fortuna di vivere, e nessuno di questi è legato esclusivamente al prestigio, ma, soprattutto alla grandissima emozione che mi ha legato ad ogni situazione. Ne ho diversi, e scorrendoli, posso dire che i momenti migliori sono stati quelli dove persone, musica e passione erano al 100%.

Clara Franziska:  Il primo concerto che abbiamo fatto per la Società del Quartetto di Milano è stato un’emozione grandissima per me. Quella sala dove avevo ascoltato concerti tutte le settimane negli anni degli studi, quel pubblico pieno di amici insegnanti e allievi che sentivo così vicino.

Francesca: Uno dei momenti più emozionanti della mia vita musicale è stata la scoperta dei quartetti giovanili di Schubert, in particolar modo il D87 in mi bemolle maggiore.

Giorgio: Non lo so, ma sicuramente ciò che trovo più emozionante sono le piccole o grandi scoperte che si fanno insieme durante le prove; a volte finisco una giornata di prove totalmente incantato dai brani che stiamo suonando.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Cecilia: Sì, amo leggere ed andare a cavallo quando riesco. Mi piace anche molto la moda!

Clara Franziska: Lo Yoga e la meditazione, il nuoto e in generale tutto quello che ha a che fare con il mondo marino. Tutte cose che mi piacerebbe riuscire a coltivare molto di più!

Francesca: Sono un’appassionata di astronomia, di teatro e cinema. Leggo volentieri quando ho il tempo per farlo con calma, lasciandomi coinvolgere completamente dalla storia e dalla scrittura. A volte scrivo.

Giorgio: Amo la montagna e mi piace moltissimo stare all’aria aperta, pedalare e camminare sono i momenti migliori per pensare. Sono appassionato di studi filosofici, in particolare per quanto riguarda lo scetticismo e il relativismo.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Cecilia: Ascolto qualsiasi tipo di musica, se devo dire due generi che non ascolto sono il rap e il metal.

Clara Franziska:  Ascolto molta musica classica a dire la verità ma ci sono momenti anche per altri generi. Mi piace la musica brasiliana, Django Reinhardt, Fabrizio de Andrè, Elisa, i Queen e tanti altri. Sono molto affezionata a Jovanotti!

Francesca: In generale non ascolto tanta musica in questa fase della mia vita. Mi piace fare delle incursioni in generi musicali che non conosco, per godere di un ascolto più puro e libero da tutti i pensieri legati all’essere una musicista che si occupa prevalentemente della cosiddetta musica classica.

Giorgio: In questo periodo non ascolto molta musica al di fuori delle ore passate a suonare, sento il bisogno di riposare le orecchie.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Cecilia: Le Sinfonie di Beethoven con Chamber Orchestra of Europe e Nikolaus Harnoncourt, Quartetti di Haydn del Chiaroscuro Quartet e il disco degli Improvvisi di Schubert di Radu Lupu.

Clara Franziska: I sestetti di Brahms degli Archibudelli, i dischi dell’Arpeggiata.

Francesca: Vi consiglio caldamente di ascoltare tutte le sinfonie di Beethoven e Schubert dirette da Harnoncourt. E aggiungerei le variazioni di Brahms per pianoforte su tema di Haendel suonate da Julius Katchen.

Giorgio: Il quartetto in sol minore di Schubert suonato dal Quatuor Mosaiques.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Cecilia: Sto leggendo “ Il senso della vita” di Yalom.

Clara Franziska: Sto leggendo “Avere o essere?” di Erich Fromm ma una volta sotto l’ombrellone mi procurerò anche qualcosa di più narrativo!

Francesca: In questo momento ho in borsa Dalla terra alla luna di Jules Verne. Però non credo che durerà tutta l’estate.

Giorgio: Proverò a leggere L’origine delle specie di Charles Darwin, sperando di avere l’energia necessaria.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Cecilia: Stiamo finendo con il quartetto i concerti estivi, dopodichè avrò il tempo per studiare e stare un po’ a casa con il mio fidanzato. Al mare andrò a settembre ☺

Clara Franziska: Luglio è stato un mese intensissimo fatto di tante esperienze musicali diverse non solo in quartetto. Ad agosto riposo! Eccetto qualche giorno ad un corso di violino barocco, campo che sto iniziando ad esplorare con grande curiosità.

Francesca: Lavoriamo con il quartetto fino ai primi di agosto, poi sarò libera di stare con la mia famiglia e i miei amici al mare.

Giorgio: Abiterò nella casa della mia famiglia sul Lago di Como, andrò un po’ ad arrampicare e un po’ in bicicletta, spero di alzarmi presto al mattino e godere la luce delle lunghe giornate estive.

Read More

Intervista a Leonora Armellini

Leonora Armellini suonerà a Fortissimissimo il 2 ottobre da solista e il 3 ottobre con il violoncellista Alessio Pianelli. In questa intervista ci racconta dei suoi hobby, della musica che le piace ascoltare e del mestiere che ha sempre voluto fare da grande (“Ma la pianista, ovviamente!”).

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

È difficile per me pensare a un solo primo ricordo. Sono praticamente nata nella musica, sia mia madre che mio padre sono musicisti quindi l’ho vissuta fin dall’inizio grazie a loro. Ricordo entrambi quando studiavano, quando facevano lezioni, quando provavano con i loro gruppi cameristici o con l’orchestra… Forse una cosa che ricordo sempre con un sorriso era quando sgattaiolavo sotto il pianoforte di mia mamma mentre faceva le prove con il suo trio e, convinta che non mi avessero vista, improvvisamente saltavo fuori urlando per spaventarli!

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Questo si ricollega molto alla domanda precedente… Ho vissuto in mezzo alla musica fin da subito quindi è stato un processo estremamente naturale. Quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande la mia risposta era: “Ma la pianista, ovviamente!” e poi dentro di me pensavo: “Ma che domanda stupida… cos’altro si potrebbe fare se non i musicisti?”.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Posso dire di non averlo mai capito, nel senso che fin da piccolissima sapevo che era ciò che volevo fare quindi mi sono sempre impegnata tantissimo per essere “brava”. Ho sempre studiato molto, mi portavano a tutti i concerti, seguivo alla lettera le indicazioni della mia insegnante e vivevo intensamente ogni mio impegno. È sempre stato così, fin dall’inizio.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Cambiare direzione mai. Non mi sono mai immaginata senza la musica. Forse qualche volta ho pensato che la vita da concertista solista fosse troppo complicata e magari riflettevo su delle alternative. Ovviamente ci vogliono un carattere, una pazienza e un’abnegazione enormi per affrontare questo tipo di carriera, ma soprattutto la ricerca continua e la necessità di crescita costante sono sempre una grande sfida verso se stessi, e a volte mi è capitato di sentirmi “sopraffatta” da questo o di sentire che gli obiettivi che mi imponevo non fossero alla mia portata. Però, come in ogni grande amore, i momenti difficili arrivano, si affrontano e per fortuna si superano.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Il Concorso Chopin di Varsavia, certamente. Avevo 18 anni e mi ero buttata in questa grande avventura senza sapere veramente cosa mi aspettasse. Ma sono andata lì, ho vissuto tutto con un po’ di incoscienza e con un grandissimo impegno ed è stato un mese incredibile, pieno di emozioni intensissime.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Mi piace molto viaggiare, chiaramente mi capita più spesso di farlo per suonare ma cerco sempre di ritagliarmi del tempo per visitare i posti in cui vado. Amo molto stare nella natura, che sia mare o montagna ho bisogno ogni tanto di andare via dalla città per rigenerarmi. Non sono una grande lettrice ma se trovo un libro che mi appassiona riesco a finirlo in pochissimo tempo. Non guardo la TV da un bel po’ ma passo del tempo su YouTube per seguire chi mi piace, cerco di approfondire alcune cose che mi appassionano tramite alcuni youtuber. Un’altra cosa che mi piace molto fare nel tempo libero è trascrivere o arrangiare musica per diversi organici. Mi diverte molto anche cucinare, penso sia una delle poche altre cose che so fare abbastanza bene!

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Assolutamente sì. Ho passato molte fasi, dalle boyband quando ero adolescente al rock e al metal poi. Ho amato tantissimo i Metallica, poi rimanendo sempre una loro grande fan ho iniziato ad appassionarmi molto anche del progressive rock. Emerson, Lake & Palmer sono uno dei miei gruppi preferiti, ho anche trascritto un paio di loro brani per strumenti “classici” e chissà che non mi capiti prima o poi di suonare il Concerto per pianoforte e orchestra di Keith Emerson! Infine, quando sono in un mood più rilassato metto su un po’ di musica latina e fa subito vacanza al mare.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Le Mazurke di Chopin suonate da Rubinstein. Non saprei spiegare il perché ma è un CD che ho letteralmente consumato. È di una bellezza struggente, la semplicità e la naturalezza dei sentimenti che cui Rubinstein trasmette con le Mazurke è davvero disarmante, non si può far altro che stare lì ad ascoltare e lasciarsi trasportare dalla musica.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Ho iniziato “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse e volevo leggere anche Siddharta. Hesse è un autore che amo molto.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Preparare un concorso… quindi studiare, studiare, studiare. Le vacanze slitteranno a più avanti!

Read More

Intervista a Raffaele Pe

Raffaele Pe è uno dei massimi interpreti emergenti del Barocco italiano. In questa intervista ci ha parlato dei suoi inizi con l’organo, della sua passione per il disegno e del suo debutto di quest’anno al Glyndebourne Opera Festival diretto da due mostri sacri come Graham Vick e William Christie.

 

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Mio papà spesso cantava le canzoni degli alpini portandomi in bicicletta tra i campi… Ora canto le stesse melodie a mio figlio per farlo addormentare…

Come hai iniziato ad avvicinarti alla musica?

Cantando da bambino nel coro della mia città il maestro mi obbligò a studiare flauto per migliorare la mia respirazione ma la mia passione era il pianoforte così chiesi a mio fratello più grande di insegnarmi. Poco dopo passai all’organo… ne subii il fascino austero e solenne, da lì la scoperta del barocco… Frescobaldi, Buxtehude, Bach, Couperin… un mondo bellissimo e ancora in gran parte inedito.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Finita l’università feci la mia prima audizione come controtenore. Era con Sir John Eliot Gardiner – assolutamente per caso e non avevo bene chiaro cosa significasse all’epoca – andò molto bene e da lì ho lavorato con lui alcuni anni conoscendo meglio il mondo del barocco in Europa. Anni bellissimi e di grande ispirazione… mi sono convinto presto che questa poteva essere la mia strada in musica.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Le difficoltà di questo percorso sono molte e quotidiane. L’amore per il Canto però è più forte e questo basta.

Ci racconti come vi siete conosciuti con Giangiacomo Pinardi? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Giangiacomo è un artista di grande esperienze che accompagna da anni i maggiori cantanti del barocco sui palchi più prestigiosi con l’Europa Galante di Fabio Biondi. Ho avuto la fortuna di incontrarlo durante un concerto a New York. Ci siamo trovati subito e l’ho invitato a suonare per il mio ensemble La Lira di Orfeo in diversi concerti. C’è stata una bella intesa da subito.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Il debutto a Glyndebourne in Cavalli diretto da Graham Vick e William Christie, due maestri assoluti. Produzione storica, esperienza indimenticabile. Ho imparato moltissimo.

Hai altre passioni oltre a cantare (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Mi piace disegnare. Sono interessato a tutto ciò che ha a che fare con l’arte, il design, l’architettura e la scenografia… un campo affascinante questo in cui mi piacerebbe sperimentare un giorno.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Mi incuriosisce molto la musica di chi compone oggi, e mi piace la canzone popolare d’autore soprattutto italiana. Trovo gli estremi piuttosto rivelatori…

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Agli amici che non conoscono il barocco consiglio sempre L’Orchestre de Louis XIV e XV di Jordi Savall con le musiche di Lulli e Rameau. Per la voce bisogna ascoltare almeno una volta Pianto della Madonna di Monteverdi o le Leçons des Tènébres di Couperin nella splendida registrazione di Gerard Lesne.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

“Bellissima necessità” di Claude Bragdon

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017? 

In questo momento sono in Francia per Poppea con Jean-Christophe Spinosi. In agosto sarò a Milano Arte Musica per un recital su Monteverdi con La Venexiana, poi a Basilea alla Biennale di Musica Antica con Antonio Florio… ma soprattutto devo iniziare a studiare per i debutti dell’anno prossimo in primis Agrippina di Handel… Insomma molto da fare ma ci sarà tempo anche per una pausa al mare!

 

Read More

Intervista a Giuseppe Gibboni

Giuseppe Gibboni (2001) nasce in una famiglia di musicisti professionisti e, grazie ai primi insegnamenti dei genitori, a tre anni inizia a suonare il violino. In questa intervista ci ha raccontato della sua infanzia, degli ultimi concorsi a cui ha partecipato e del suo amore per lo sport.

 

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Il primo ricordo legato alla musica… beh forse già nel pancione di mamma , ma diciamo che ricordo benissimo quando da piccolo giocavo nel salotto con le mie sorelle , e mia madre e mio padre suonavano insieme (pianoforte mamma, violino papà) e io a volte tenevo il tempo con un piccolo tamburello giocattolo.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

La mia è una famiglia di musicisti, quindi era normale suonare qualcosa: pianoforte, violino, pentole, coperchi, ecc… e poi vedevo le mie sorelle che facevano lezione con papà e ho voluto farlo anche io… volevo suonare.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

In realtà non ho ancora capito se sono bravo in quello che sto facendo… ho capito da subito invece che quello che volevo fare era suonare il violino. Per me era normale studiare il violino e sono cresciuto con quello strumento… Poi, crescendo, è diventata un’attività importante per me, per il mio futuro. Ma a me interessa suonare, fare musica per me e per gli altri.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

No, non ci sono mai stati momenti del genere, sono sempre stato molto convinto!

Ci racconti come vi siete conosciuti con Fabio Silvestro? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Con Fabio ci siamo conosciuti un paio di anni fa a Roma durante un corso all’accademia Sincronía della M° Agostinelli . Ci siamo trovati subito bene , lui è un ottimo pianista: ha molta cultura e gusto musicale, che si riflettono sia nell’accompagnamento che quando facciamo musica da camera. Con lui mi sento sicuro, è un musicista nel senso lato della parola.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Beh, ce ne sono stati alcuni… la vittoria al concorso internazionale violinistico “Postacchini” l’anno scorso, al concorso internazionale violinistico “L. Kogan” di Bruxelles di quest’anno o al programma “Prodigi” di Rai Uno e Unicef… ma forse quello davvero più emozionante è stato vedere la commozione del mio maestro Maurizio Aiello, dei miei genitori e dei commissari il giorno del mio diploma a giugno di quest’anno.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/ lettura/ viaggi/ hobby vari/ ecc.)?

Sì, lo sport in generale (ho fatto Karate), disegnare, fare la corsa con il mio cane (un corso di un anno), andare in montagna con papà…

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Ascolto e mi piace la musica pop anni 70/ 80… Preferisco i Pooh, gli Alunni del Sole… insomma, questo genere.

Read More

Intervista a Gennaro Cardaropoli

Gennaro Cardaropoli suonerà il 26 settembre nel secondo appuntamento di Fortissimissimo, accompagnato dal pianista Alberto Ferro. Nell’intervista che gli abbiamo fatto ci ha parlato delle prime esperienze con il violino, dei momenti più emozionanti vissuti finora con la musica e della sua passione per i viaggi.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Mi viene in mente il mio primo concorso musicale ad Altamura: tra i tanti iscritti sei sarebbero tornati la settimana dopo per la finale, mentre altri sei furono premiati per aver raggiunto la semifinale. Ci rimasi malissimo perché non avevo ricevuto nessun premio, ma non avevo capito che ero uno dei sei finalisti!

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

L’amore per uno strumento musicale è nato in casa, infatti faccio parte di una famiglia di musicisti.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Lo devo ancora capire, ma spero che questa attività occuperà sempre più la mia vita perché suonare per me è tutto, mi rende felice.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

I momenti difficili ci sono e ci saranno sempre, ma bisogna sempre andare avanti.

Ci raccontati come vi siete conosciuti con Alberto Ferro? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Ci siamo conosciuti al Festival Strad in Germania io dovevo suonare un brano col violino (Il Toscano” dell’Accademia di Santa Cecilia) e hanno scelto di farci suonare insieme il 1 mov. della Sonata n. 3 di Grieg. Da subito abbiamo trovato una grande intesa così abbiamo scelto di formare un duo.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

La musica mi ha fatto vivere tanti momenti emozionanti: Festival Hubermann a TelAviv, “Festival Strad” di Berlino, Carnegie Hall di New York, Metallener Saal Musikverein di Vienna, ma porto nel cuore l’esibizione sul palco del Teatro San Carlo di Napoli del 2011.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Avevo la passione del calcio, ma poi ho dovuto abbandonare per ovvi motivi. Mi piace viaggiare perché mi permette di vivere nuove esperienze, conoscere nuovi modi di vivere e nuove culture. Sono stato in tutta Europa, in America, in Russia, anche in Africa. Mi manca ancora l’Oriente e non vedo l’ora di andarci perché la cultura orientale mi attrae molto. Nel 2018 sarò in Florida, Nevada e Nuova Zelanda.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Ascolto volentieri altri tipi di musica in quanto apprezzo la musica in genere.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Non ho un disco da consigliare in quanto ascolto un po’ di tutto e non mi soffermo su un solo autore.

 Qual è il libro che leggerai quest’estate?

“Quattro romanzi” di Lev Tolstoj.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Relax, pochi impegni (suonerò il 19 agosto il Concerto di Beethoven al Festival di Tagliacozzo (l’Aquila), e tanto studio.

 

 

Read More

Intervista a Fabio Silvestro

Abbiamo intervistato Fabio Silvestro, che suonerà con Giuseppe Gibboni il 27 settembre nel terzo appuntamento di Fortissimissimo. Ci ha parlato dei primi contatti con la musica attraverso il liscio, della passione per il calcio e ci ha consigliato di ascoltare un disco straordinario.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Ricordo che all’età di tre anni i miei genitori mi regalarono un “diamonica” che regolarmente portavo con me all’asilo, dovevo esibirmi, giocando, davanti ai miei compagni ed alle mie maestre.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Negli anni successivi i miei genitori notarono quest’attenzione verso la musica, da bambino mi portavano con loro nelle balere, ballavano liscio, e io stavo tutta la sera vicino al gruppo che suonava dal vivo, incantato, e allora mi chiesero, a sette anni, se avessi voluto suonare il pianoforte e studiare privatamente con un Maestro del mio paese, San Fele, si trova nell’entroterra della Basilicata.

 Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Ho capito che ero portato e potevo pensare di fare un percorso musicale serio e professionale che avrebbe occupato una parte rilevante della mia vita intorno ai 14/15 anni quando entrai al Conservatorio “G. da Venosa” di Potenza e cambiò il modo di studiare, la quantità di lavoro giornaliero da svolgere, gli obiettivi da raggiungere ed il modo di rapportarmi con i docenti, sentivo che tutto questo mi piaceva molto, non mi pesava ed era il percorso giusto per me.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

A dir il vero non ci sono stati momenti in cui avrei voluto lasciare tutto, ci sono stati invece dei momenti di difficoltà nel percorso didattico, soprattutto nella prima fase, il Conservatorio una volta era un ambiente duro, tuttavia ho sempre reagito e mai pensato di mollare.

Ci raccontate come vi siete conosciuti con Giuseppe Gibboni? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Ho incontrato Giuseppe lavorando come pianista accompagnatore dei corsi di perfezionamento del M° Parazzoli un paio d’anni fa a Roma, un giorno si presentò questo ragazzino poco più che bambino, aveva 14 anni, ed eravamo tutti pronti ad ascoltare il classico prodigio che suona tutto veloce, forte ed uguale, ci siamo ricreduti subito, era un ragazzino sensibile con una tecnica fenomenale e che aveva una qualità a mio dire fondamentale nella musica, semplicemente “respirava”, come un cantante lirico, fraseggiava con la naturalezza che è propria di un musicista già maturo. Forse è questa la qualità che più apprezzo in Giuseppe, la sua “semplicità” da musicista “vissuto” ma ancora giovanissimo, di porre le frasi, di suonare con attenzione e dedizione anche quando facciamo una semplice prova. Di lì a poco lui avrebbe dovuto fare dei concerti e il papà mi chiese di collaborare, nacque una profonda amicizia, un sano rispetto, un’ottima intesa.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

A mio dire non esiste solo un momento emozionale nel corso di una carriera, ma ci sono delle fasi e ognuna di queste porta con se emozioni, sapori che anno una valore diverso di volta in volta… Tuttavia credo che il “diploma” in pianoforte abbia rappresentato un momento indimenticabile nella mia carriera, come tutti i percorsi duri, rappresentava il momento conclusivo di anni di sacrifici, di viaggi interminabili per raggiungere Potenza con qualsiasi mezzo (il mio paese dista 70 km), di giornate infinite, frequentavo il Conservatorio insieme alle scuole superiori. Si chiudeva un percorso didattico e si apriva il mondo della professione, se vogliamo ancora più duro ed insicuro, ma questa è un’altra storia…

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Amo leggere, amo la letteratura e la storia, mi piace la montagna, adoro il calcio, sport che per ovvi motivi di possibili infortuni non ho più praticato ma che da ragazzino mi ha visto giocare a buon livello nelle giovanili di diverse squadre della mia regione, se non avessi fatto il pianista avrei sicuramente continuato. La musica richiede sacrifici, io li affronto con dedizione ma il “pallone” mi è mancato e mi manca molto..

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali? 

Ascolto vari tipi di musica, mi piace la buona “musica leggera” italiana degli anni 80 e 90, il rock Progressive, il Blues, la musica popolare del sud Italia, qualcosa di jazz.

 C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Sicuramente “The Köln Concert”, storica registrazione live di Keith Jarret, è un ottimo disco da consigliare a tutti.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Quest’estate rileggerò “Le notti bianche” di Dostoevskij.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Per quest’estate sono stato impegnato in Piemonte in luglio con quattro concerti per l’opera Lirica, prossimamente suonerò con Gibboni in Emilia Romagna, poi prima del concerto di Firenze altri 3 concerti tra Roma e Milano con fiati e cantanti lirici.

 

 

Read More

Intervista ad Alberto Ferro

In occasione del festival Fortissimissimo, abbiamo intervistato i musicisti che parteciperanno alla prima edizione, chiedendo a tutti di rispondere alle stesse domande. Cominciamo con Alberto Ferro, che aprirà il festival il 25 settembre.

 

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Alberto Ferro: Quando all’età di tre anni suonavo, soltanto con l’indice, la canzoncina Fra’ Martino Campanaro in tutte le tonalità.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

AF: Mia madre è diplomata in pianoforte, quindi l’approccio allo studio del pianoforte è nato naturalmente. Ho iniziato a suonare da piccolo per gioco, ma ho intrapreso lo studio serio del pianoforte a otto anni, quando sono entrato in Conservatorio.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

AF: Due anni fa, dopo aver vinto il Secondo Premio al Concorso “Busoni” di Bolzano. Da quando ho ottenuto questo risultato, ho sempre creduto in quello che faccio tuttora e spero di continuare a farlo con umiltà e dedizione assoluta.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

AF: Da bambino ho avuto qualche volta dei momenti di demotivazione, ma attraverso lo stimolo dei miei genitori e l’incoraggiamento del mio insegnante Epifanio Comis, che ha sempre creduto in me, sono riuscito a superare le difficoltà, che penso abbiano avuto in molti.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

AF: Al Concorso “Regina Elisabetta” di Bruxelles, il ricordo più bello è stato la standing ovation riservatami dal pubblico, al cospetto dei reali del Belgio, durante la proclamazione dei vincitori.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

AF: Quando ho un po’ di tempo libero seguo il calcio e il tennis. Inoltre mi piace leggere libri di musica e fotografare paesaggi e tramonti.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

AF: Ascolto e apprezzo quasi tutti i generi musicali, ma fino ad ora suono esclusivamente musica classica. In alcuni momenti di svago mi do al jazz. Il mio autore preferito è Michel Petrucciani.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

AF: Il disco (etichetta: Decca) con le 10 sonate di Scriabin, interpretate da Vladimir Ashkenazy.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

AF: Sto leggendo con molta attenzione “Chopin visto dai suoi allievi”, scritto da Jean-Jacques Eigeldinger.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Mi attendono tre recital in Italia: a Messina il 22 luglio, a Orbetello (GR) il 4 agosto e a Catania il 10 agosto. Inoltre, parteciperò alla 27º edizione del Concorso Pianistico Internazionale “Clara Haskil”, che si terrà a Vevey (Svizzera) dal 17 al 25 agosto.

 

Read More

Abbonamenti Stagione Concertistica 2017/2018

Ultimi giorni per rinnovare o sottoscrivere un nuovo abbonamento alla Stagione Concertistica 2017/2018 degli Amici della Musica di Firenze: fino al 21 ottobre proseguono le riconferme e le nuove sottoscrizioni degli abbonamenti ai turni tematici ai turni tematici Solopiano e Crossover.

Dopo il 21 ottobre continuerà solo la vendita degli abbonamenti dedicati agli studenti dei conservatori, scuole di musica e licei musicali e il nuovo carnet a turno libero per assistere a 10 concerti della stagione.

Gli abbonamenti sono in vendita esclusivamente presso Box Office Firenze, via delle Vecchie Carceri, 1 (complesso Le Murate) dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle 19:00, il sabato dalle ore 10:00 alle 14:00. Festivi chiuso.

Tutti i biglietti dei singoli concerti sono già in vendita dal 25 settembre presso la biglietteria del Teatro della Pergola Via della Pergola, 30 Firenze, il Circuito Regionale Box Office e sul sito www.boxol.it

Per tutti i dettagli sugli abbonamenti clicca qui

Read More

Fortissimissimo 2018: Compositore in residenza: Pasquale Corrado

Direttore, compositore e produttore artistico, tra il 2001 e il 2008 si diploma in pianoforte, direzione di coro, composizione (con A. Solbiati) e direzione d’orchestra (con D. Agiman) presso il Conservatorio “Verdi” di Milano. A Parigi frequenta il Cursus all’IRCAM. Continua il perfezionamento in composizione con Ivan Fedele presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diplomandosi con il massimo dei voti e la lode e ricevendo il Premio Petrassi nel 2011.

Premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali (Basel Composition Competition 2017, Expo Competition Nutrire la Musica Milano, 7ma Biennale di Brandeburgo) ha ricevuto commissioni da Ensemble Intercontemporain – IRCAM, Fondazione Orchestra e Coro Nazionale di Santa Cecilia Roma, Festival Internazionale di Musica Contemporanea Biennale di Venezia, Radio France, Fondazione Arena di Verona, Fondazione Teatro Massimo Palermo, Fondazione Teatro Donizetti Bergamo, Festival Nuova Musica Orchestra della Rai di Torino, Divertimento Ensemble, Centro San Fedele – Milano, Fondazione Spinola- Banna, Festival Acanthes – Metz, Fondazione ICO – Lecce, Festival KOINE’ – Milano ed altri importanti enti internazionali. I suoi lavori sono editi da Suvini – Zerboni Milano. Insegna Composizione presso il Conservatorio di Musica “Torrefranca” di Vibo Valentia.

Di Pasquale Corrado saranno eseguiti Hight Light Night per violoncello solo da Francesco Stefanelli (6 ottobre, prima assoluta) e Lux Day dal Quartetto Dàidalos (7 ottobre).

Read More