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Intervista a Leonora Armellini

Leonora Armellini suonerà a Fortissimissimo il 2 ottobre da solista e il 3 ottobre con il violoncellista Alessio Pianelli. In questa intervista ci racconta dei suoi hobby, della musica che le piace ascoltare e del mestiere che ha sempre voluto fare da grande (“Ma la pianista, ovviamente!”).

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

È difficile per me pensare a un solo primo ricordo. Sono praticamente nata nella musica, sia mia madre che mio padre sono musicisti quindi l’ho vissuta fin dall’inizio grazie a loro. Ricordo entrambi quando studiavano, quando facevano lezioni, quando provavano con i loro gruppi cameristici o con l’orchestra… Forse una cosa che ricordo sempre con un sorriso era quando sgattaiolavo sotto il pianoforte di mia mamma mentre faceva le prove con il suo trio e, convinta che non mi avessero vista, improvvisamente saltavo fuori urlando per spaventarli!

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Questo si ricollega molto alla domanda precedente… Ho vissuto in mezzo alla musica fin da subito quindi è stato un processo estremamente naturale. Quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande la mia risposta era: “Ma la pianista, ovviamente!” e poi dentro di me pensavo: “Ma che domanda stupida… cos’altro si potrebbe fare se non i musicisti?”.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Posso dire di non averlo mai capito, nel senso che fin da piccolissima sapevo che era ciò che volevo fare quindi mi sono sempre impegnata tantissimo per essere “brava”. Ho sempre studiato molto, mi portavano a tutti i concerti, seguivo alla lettera le indicazioni della mia insegnante e vivevo intensamente ogni mio impegno. È sempre stato così, fin dall’inizio.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Cambiare direzione mai. Non mi sono mai immaginata senza la musica. Forse qualche volta ho pensato che la vita da concertista solista fosse troppo complicata e magari riflettevo su delle alternative. Ovviamente ci vogliono un carattere, una pazienza e un’abnegazione enormi per affrontare questo tipo di carriera, ma soprattutto la ricerca continua e la necessità di crescita costante sono sempre una grande sfida verso se stessi, e a volte mi è capitato di sentirmi “sopraffatta” da questo o di sentire che gli obiettivi che mi imponevo non fossero alla mia portata. Però, come in ogni grande amore, i momenti difficili arrivano, si affrontano e per fortuna si superano.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Il Concorso Chopin di Varsavia, certamente. Avevo 18 anni e mi ero buttata in questa grande avventura senza sapere veramente cosa mi aspettasse. Ma sono andata lì, ho vissuto tutto con un po’ di incoscienza e con un grandissimo impegno ed è stato un mese incredibile, pieno di emozioni intensissime.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Mi piace molto viaggiare, chiaramente mi capita più spesso di farlo per suonare ma cerco sempre di ritagliarmi del tempo per visitare i posti in cui vado. Amo molto stare nella natura, che sia mare o montagna ho bisogno ogni tanto di andare via dalla città per rigenerarmi. Non sono una grande lettrice ma se trovo un libro che mi appassiona riesco a finirlo in pochissimo tempo. Non guardo la TV da un bel po’ ma passo del tempo su YouTube per seguire chi mi piace, cerco di approfondire alcune cose che mi appassionano tramite alcuni youtuber. Un’altra cosa che mi piace molto fare nel tempo libero è trascrivere o arrangiare musica per diversi organici. Mi diverte molto anche cucinare, penso sia una delle poche altre cose che so fare abbastanza bene!

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Assolutamente sì. Ho passato molte fasi, dalle boyband quando ero adolescente al rock e al metal poi. Ho amato tantissimo i Metallica, poi rimanendo sempre una loro grande fan ho iniziato ad appassionarmi molto anche del progressive rock. Emerson, Lake & Palmer sono uno dei miei gruppi preferiti, ho anche trascritto un paio di loro brani per strumenti “classici” e chissà che non mi capiti prima o poi di suonare il Concerto per pianoforte e orchestra di Keith Emerson! Infine, quando sono in un mood più rilassato metto su un po’ di musica latina e fa subito vacanza al mare.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Le Mazurke di Chopin suonate da Rubinstein. Non saprei spiegare il perché ma è un CD che ho letteralmente consumato. È di una bellezza struggente, la semplicità e la naturalezza dei sentimenti che cui Rubinstein trasmette con le Mazurke è davvero disarmante, non si può far altro che stare lì ad ascoltare e lasciarsi trasportare dalla musica.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Ho iniziato “Il lupo della steppa” di Hermann Hesse e volevo leggere anche Siddharta. Hesse è un autore che amo molto.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Preparare un concorso… quindi studiare, studiare, studiare. Le vacanze slitteranno a più avanti!

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Intervista a Raffaele Pe

Raffaele Pe è uno dei massimi interpreti emergenti del Barocco italiano. In questa intervista ci ha parlato dei suoi inizi con l’organo, della sua passione per il disegno e del suo debutto di quest’anno al Glyndebourne Opera Festival diretto da due mostri sacri come Graham Vick e William Christie.

 

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Mio papà spesso cantava le canzoni degli alpini portandomi in bicicletta tra i campi… Ora canto le stesse melodie a mio figlio per farlo addormentare…

Come hai iniziato ad avvicinarti alla musica?

Cantando da bambino nel coro della mia città il maestro mi obbligò a studiare flauto per migliorare la mia respirazione ma la mia passione era il pianoforte così chiesi a mio fratello più grande di insegnarmi. Poco dopo passai all’organo… ne subii il fascino austero e solenne, da lì la scoperta del barocco… Frescobaldi, Buxtehude, Bach, Couperin… un mondo bellissimo e ancora in gran parte inedito.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Finita l’università feci la mia prima audizione come controtenore. Era con Sir John Eliot Gardiner – assolutamente per caso e non avevo bene chiaro cosa significasse all’epoca – andò molto bene e da lì ho lavorato con lui alcuni anni conoscendo meglio il mondo del barocco in Europa. Anni bellissimi e di grande ispirazione… mi sono convinto presto che questa poteva essere la mia strada in musica.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Le difficoltà di questo percorso sono molte e quotidiane. L’amore per il Canto però è più forte e questo basta.

Ci racconti come vi siete conosciuti con Giangiacomo Pinardi? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Giangiacomo è un artista di grande esperienze che accompagna da anni i maggiori cantanti del barocco sui palchi più prestigiosi con l’Europa Galante di Fabio Biondi. Ho avuto la fortuna di incontrarlo durante un concerto a New York. Ci siamo trovati subito e l’ho invitato a suonare per il mio ensemble La Lira di Orfeo in diversi concerti. C’è stata una bella intesa da subito.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Il debutto a Glyndebourne in Cavalli diretto da Graham Vick e William Christie, due maestri assoluti. Produzione storica, esperienza indimenticabile. Ho imparato moltissimo.

Hai altre passioni oltre a cantare (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Mi piace disegnare. Sono interessato a tutto ciò che ha a che fare con l’arte, il design, l’architettura e la scenografia… un campo affascinante questo in cui mi piacerebbe sperimentare un giorno.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Mi incuriosisce molto la musica di chi compone oggi, e mi piace la canzone popolare d’autore soprattutto italiana. Trovo gli estremi piuttosto rivelatori…

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Agli amici che non conoscono il barocco consiglio sempre L’Orchestre de Louis XIV e XV di Jordi Savall con le musiche di Lulli e Rameau. Per la voce bisogna ascoltare almeno una volta Pianto della Madonna di Monteverdi o le Leçons des Tènébres di Couperin nella splendida registrazione di Gerard Lesne.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

“Bellissima necessità” di Claude Bragdon

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017? 

In questo momento sono in Francia per Poppea con Jean-Christophe Spinosi. In agosto sarò a Milano Arte Musica per un recital su Monteverdi con La Venexiana, poi a Basilea alla Biennale di Musica Antica con Antonio Florio… ma soprattutto devo iniziare a studiare per i debutti dell’anno prossimo in primis Agrippina di Handel… Insomma molto da fare ma ci sarà tempo anche per una pausa al mare!

 

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Intervista a Giuseppe Gibboni

Giuseppe Gibboni (2001) nasce in una famiglia di musicisti professionisti e, grazie ai primi insegnamenti dei genitori, a tre anni inizia a suonare il violino. In questa intervista ci ha raccontato della sua infanzia, degli ultimi concorsi a cui ha partecipato e del suo amore per lo sport.

 

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Il primo ricordo legato alla musica… beh forse già nel pancione di mamma , ma diciamo che ricordo benissimo quando da piccolo giocavo nel salotto con le mie sorelle , e mia madre e mio padre suonavano insieme (pianoforte mamma, violino papà) e io a volte tenevo il tempo con un piccolo tamburello giocattolo.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

La mia è una famiglia di musicisti, quindi era normale suonare qualcosa: pianoforte, violino, pentole, coperchi, ecc… e poi vedevo le mie sorelle che facevano lezione con papà e ho voluto farlo anche io… volevo suonare.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

In realtà non ho ancora capito se sono bravo in quello che sto facendo… ho capito da subito invece che quello che volevo fare era suonare il violino. Per me era normale studiare il violino e sono cresciuto con quello strumento… Poi, crescendo, è diventata un’attività importante per me, per il mio futuro. Ma a me interessa suonare, fare musica per me e per gli altri.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

No, non ci sono mai stati momenti del genere, sono sempre stato molto convinto!

Ci racconti come vi siete conosciuti con Fabio Silvestro? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Con Fabio ci siamo conosciuti un paio di anni fa a Roma durante un corso all’accademia Sincronía della M° Agostinelli . Ci siamo trovati subito bene , lui è un ottimo pianista: ha molta cultura e gusto musicale, che si riflettono sia nell’accompagnamento che quando facciamo musica da camera. Con lui mi sento sicuro, è un musicista nel senso lato della parola.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Beh, ce ne sono stati alcuni… la vittoria al concorso internazionale violinistico “Postacchini” l’anno scorso, al concorso internazionale violinistico “L. Kogan” di Bruxelles di quest’anno o al programma “Prodigi” di Rai Uno e Unicef… ma forse quello davvero più emozionante è stato vedere la commozione del mio maestro Maurizio Aiello, dei miei genitori e dei commissari il giorno del mio diploma a giugno di quest’anno.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/ lettura/ viaggi/ hobby vari/ ecc.)?

Sì, lo sport in generale (ho fatto Karate), disegnare, fare la corsa con il mio cane (un corso di un anno), andare in montagna con papà…

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Ascolto e mi piace la musica pop anni 70/ 80… Preferisco i Pooh, gli Alunni del Sole… insomma, questo genere.

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Intervista a Gennaro Cardaropoli

Gennaro Cardaropoli suonerà il 26 settembre nel secondo appuntamento di Fortissimissimo, accompagnato dal pianista Alberto Ferro. Nell’intervista che gli abbiamo fatto ci ha parlato delle prime esperienze con il violino, dei momenti più emozionanti vissuti finora con la musica e della sua passione per i viaggi.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Mi viene in mente il mio primo concorso musicale ad Altamura: tra i tanti iscritti sei sarebbero tornati la settimana dopo per la finale, mentre altri sei furono premiati per aver raggiunto la semifinale. Ci rimasi malissimo perché non avevo ricevuto nessun premio, ma non avevo capito che ero uno dei sei finalisti!

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

L’amore per uno strumento musicale è nato in casa, infatti faccio parte di una famiglia di musicisti.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Lo devo ancora capire, ma spero che questa attività occuperà sempre più la mia vita perché suonare per me è tutto, mi rende felice.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

I momenti difficili ci sono e ci saranno sempre, ma bisogna sempre andare avanti.

Ci raccontati come vi siete conosciuti con Alberto Ferro? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Ci siamo conosciuti al Festival Strad in Germania io dovevo suonare un brano col violino (Il Toscano” dell’Accademia di Santa Cecilia) e hanno scelto di farci suonare insieme il 1 mov. della Sonata n. 3 di Grieg. Da subito abbiamo trovato una grande intesa così abbiamo scelto di formare un duo.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

La musica mi ha fatto vivere tanti momenti emozionanti: Festival Hubermann a TelAviv, “Festival Strad” di Berlino, Carnegie Hall di New York, Metallener Saal Musikverein di Vienna, ma porto nel cuore l’esibizione sul palco del Teatro San Carlo di Napoli del 2011.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Avevo la passione del calcio, ma poi ho dovuto abbandonare per ovvi motivi. Mi piace viaggiare perché mi permette di vivere nuove esperienze, conoscere nuovi modi di vivere e nuove culture. Sono stato in tutta Europa, in America, in Russia, anche in Africa. Mi manca ancora l’Oriente e non vedo l’ora di andarci perché la cultura orientale mi attrae molto. Nel 2018 sarò in Florida, Nevada e Nuova Zelanda.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Ascolto volentieri altri tipi di musica in quanto apprezzo la musica in genere.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Non ho un disco da consigliare in quanto ascolto un po’ di tutto e non mi soffermo su un solo autore.

 Qual è il libro che leggerai quest’estate?

“Quattro romanzi” di Lev Tolstoj.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Relax, pochi impegni (suonerò il 19 agosto il Concerto di Beethoven al Festival di Tagliacozzo (l’Aquila), e tanto studio.

 

 

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Intervista a Fabio Silvestro

Abbiamo intervistato Fabio Silvestro, che suonerà con Giuseppe Gibboni il 27 settembre nel terzo appuntamento di Fortissimissimo. Ci ha parlato dei primi contatti con la musica attraverso il liscio, della passione per il calcio e ci ha consigliato di ascoltare un disco straordinario.

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Ricordo che all’età di tre anni i miei genitori mi regalarono un “diamonica” che regolarmente portavo con me all’asilo, dovevo esibirmi, giocando, davanti ai miei compagni ed alle mie maestre.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Negli anni successivi i miei genitori notarono quest’attenzione verso la musica, da bambino mi portavano con loro nelle balere, ballavano liscio, e io stavo tutta la sera vicino al gruppo che suonava dal vivo, incantato, e allora mi chiesero, a sette anni, se avessi voluto suonare il pianoforte e studiare privatamente con un Maestro del mio paese, San Fele, si trova nell’entroterra della Basilicata.

 Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Ho capito che ero portato e potevo pensare di fare un percorso musicale serio e professionale che avrebbe occupato una parte rilevante della mia vita intorno ai 14/15 anni quando entrai al Conservatorio “G. da Venosa” di Potenza e cambiò il modo di studiare, la quantità di lavoro giornaliero da svolgere, gli obiettivi da raggiungere ed il modo di rapportarmi con i docenti, sentivo che tutto questo mi piaceva molto, non mi pesava ed era il percorso giusto per me.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

A dir il vero non ci sono stati momenti in cui avrei voluto lasciare tutto, ci sono stati invece dei momenti di difficoltà nel percorso didattico, soprattutto nella prima fase, il Conservatorio una volta era un ambiente duro, tuttavia ho sempre reagito e mai pensato di mollare.

Ci raccontate come vi siete conosciuti con Giuseppe Gibboni? Cosa ti piace del suo modo di suonare e come mai avete scelto di formare un duo?

Ho incontrato Giuseppe lavorando come pianista accompagnatore dei corsi di perfezionamento del M° Parazzoli un paio d’anni fa a Roma, un giorno si presentò questo ragazzino poco più che bambino, aveva 14 anni, ed eravamo tutti pronti ad ascoltare il classico prodigio che suona tutto veloce, forte ed uguale, ci siamo ricreduti subito, era un ragazzino sensibile con una tecnica fenomenale e che aveva una qualità a mio dire fondamentale nella musica, semplicemente “respirava”, come un cantante lirico, fraseggiava con la naturalezza che è propria di un musicista già maturo. Forse è questa la qualità che più apprezzo in Giuseppe, la sua “semplicità” da musicista “vissuto” ma ancora giovanissimo, di porre le frasi, di suonare con attenzione e dedizione anche quando facciamo una semplice prova. Di lì a poco lui avrebbe dovuto fare dei concerti e il papà mi chiese di collaborare, nacque una profonda amicizia, un sano rispetto, un’ottima intesa.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

A mio dire non esiste solo un momento emozionale nel corso di una carriera, ma ci sono delle fasi e ognuna di queste porta con se emozioni, sapori che anno una valore diverso di volta in volta… Tuttavia credo che il “diploma” in pianoforte abbia rappresentato un momento indimenticabile nella mia carriera, come tutti i percorsi duri, rappresentava il momento conclusivo di anni di sacrifici, di viaggi interminabili per raggiungere Potenza con qualsiasi mezzo (il mio paese dista 70 km), di giornate infinite, frequentavo il Conservatorio insieme alle scuole superiori. Si chiudeva un percorso didattico e si apriva il mondo della professione, se vogliamo ancora più duro ed insicuro, ma questa è un’altra storia…

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Amo leggere, amo la letteratura e la storia, mi piace la montagna, adoro il calcio, sport che per ovvi motivi di possibili infortuni non ho più praticato ma che da ragazzino mi ha visto giocare a buon livello nelle giovanili di diverse squadre della mia regione, se non avessi fatto il pianista avrei sicuramente continuato. La musica richiede sacrifici, io li affronto con dedizione ma il “pallone” mi è mancato e mi manca molto..

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali? 

Ascolto vari tipi di musica, mi piace la buona “musica leggera” italiana degli anni 80 e 90, il rock Progressive, il Blues, la musica popolare del sud Italia, qualcosa di jazz.

 C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Sicuramente “The Köln Concert”, storica registrazione live di Keith Jarret, è un ottimo disco da consigliare a tutti.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Quest’estate rileggerò “Le notti bianche” di Dostoevskij.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Per quest’estate sono stato impegnato in Piemonte in luglio con quattro concerti per l’opera Lirica, prossimamente suonerò con Gibboni in Emilia Romagna, poi prima del concerto di Firenze altri 3 concerti tra Roma e Milano con fiati e cantanti lirici.

 

 

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Intervista ad Alberto Ferro

In occasione del festival Fortissimissimo, abbiamo intervistato i musicisti che parteciperanno alla prima edizione, chiedendo a tutti di rispondere alle stesse domande. Cominciamo con Alberto Ferro, che aprirà il festival il 25 settembre.

 

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Alberto Ferro: Quando all’età di tre anni suonavo, soltanto con l’indice, la canzoncina Fra’ Martino Campanaro in tutte le tonalità.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

AF: Mia madre è diplomata in pianoforte, quindi l’approccio allo studio del pianoforte è nato naturalmente. Ho iniziato a suonare da piccolo per gioco, ma ho intrapreso lo studio serio del pianoforte a otto anni, quando sono entrato in Conservatorio.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

AF: Due anni fa, dopo aver vinto il Secondo Premio al Concorso “Busoni” di Bolzano. Da quando ho ottenuto questo risultato, ho sempre creduto in quello che faccio tuttora e spero di continuare a farlo con umiltà e dedizione assoluta.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

AF: Da bambino ho avuto qualche volta dei momenti di demotivazione, ma attraverso lo stimolo dei miei genitori e l’incoraggiamento del mio insegnante Epifanio Comis, che ha sempre creduto in me, sono riuscito a superare le difficoltà, che penso abbiano avuto in molti.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

AF: Al Concorso “Regina Elisabetta” di Bruxelles, il ricordo più bello è stato la standing ovation riservatami dal pubblico, al cospetto dei reali del Belgio, durante la proclamazione dei vincitori.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

AF: Quando ho un po’ di tempo libero seguo il calcio e il tennis. Inoltre mi piace leggere libri di musica e fotografare paesaggi e tramonti.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

AF: Ascolto e apprezzo quasi tutti i generi musicali, ma fino ad ora suono esclusivamente musica classica. In alcuni momenti di svago mi do al jazz. Il mio autore preferito è Michel Petrucciani.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

AF: Il disco (etichetta: Decca) con le 10 sonate di Scriabin, interpretate da Vladimir Ashkenazy.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

AF: Sto leggendo con molta attenzione “Chopin visto dai suoi allievi”, scritto da Jean-Jacques Eigeldinger.

Quali sono i tuoi programmi per l’estate 2017?

Mi attendono tre recital in Italia: a Messina il 22 luglio, a Orbetello (GR) il 4 agosto e a Catania il 10 agosto. Inoltre, parteciperò alla 27º edizione del Concorso Pianistico Internazionale “Clara Haskil”, che si terrà a Vevey (Svizzera) dal 17 al 25 agosto.

 

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Abbonamenti Stagione Concertistica 2017/2018

Ultimi giorni per rinnovare o sottoscrivere un nuovo abbonamento alla Stagione Concertistica 2017/2018 degli Amici della Musica di Firenze: fino al 21 ottobre proseguono le riconferme e le nuove sottoscrizioni degli abbonamenti ai turni tematici ai turni tematici Solopiano e Crossover.

Dopo il 21 ottobre continuerà solo la vendita degli abbonamenti dedicati agli studenti dei conservatori, scuole di musica e licei musicali e il nuovo carnet a turno libero per assistere a 10 concerti della stagione.

Gli abbonamenti sono in vendita esclusivamente presso Box Office Firenze, via delle Vecchie Carceri, 1 (complesso Le Murate) dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle 19:00, il sabato dalle ore 10:00 alle 14:00. Festivi chiuso.

Tutti i biglietti dei singoli concerti sono già in vendita dal 25 settembre presso la biglietteria del Teatro della Pergola Via della Pergola, 30 Firenze, il Circuito Regionale Box Office e sul sito www.boxol.it

Per tutti i dettagli sugli abbonamenti clicca qui

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Fortissimissimo 2018: Compositore in residenza: Pasquale Corrado

Direttore, compositore e produttore artistico, tra il 2001 e il 2008 si diploma in pianoforte, direzione di coro, composizione (con A. Solbiati) e direzione d’orchestra (con D. Agiman) presso il Conservatorio “Verdi” di Milano. A Parigi frequenta il Cursus all’IRCAM. Continua il perfezionamento in composizione con Ivan Fedele presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diplomandosi con il massimo dei voti e la lode e ricevendo il Premio Petrassi nel 2011.

Premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali (Basel Composition Competition 2017, Expo Competition Nutrire la Musica Milano, 7ma Biennale di Brandeburgo) ha ricevuto commissioni da Ensemble Intercontemporain – IRCAM, Fondazione Orchestra e Coro Nazionale di Santa Cecilia Roma, Festival Internazionale di Musica Contemporanea Biennale di Venezia, Radio France, Fondazione Arena di Verona, Fondazione Teatro Massimo Palermo, Fondazione Teatro Donizetti Bergamo, Festival Nuova Musica Orchestra della Rai di Torino, Divertimento Ensemble, Centro San Fedele – Milano, Fondazione Spinola- Banna, Festival Acanthes – Metz, Fondazione ICO – Lecce, Festival KOINE’ – Milano ed altri importanti enti internazionali. I suoi lavori sono editi da Suvini – Zerboni Milano. Insegna Composizione presso il Conservatorio di Musica “Torrefranca” di Vibo Valentia.

Di Pasquale Corrado saranno eseguiti Hight Light Night per violoncello solo da Francesco Stefanelli (6 ottobre, prima assoluta) e Lux Day dal Quartetto Dàidalos (7 ottobre).

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Fortissimissimo 2018: Intervista a Francesco Stefanelli e Nicola Pantani

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Francesco: Quando in un laboratorio musicale per la prima volta mi sono approcciato alla musica, ai suoni e a tutti gli strumenti musicali.
Nicola: Il primo ricordo musicale è l’ascolto del Concerto in mi minore di Chopin con Claudio Arrau e Otto Klemperer.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Francesco: Ho iniziato a suonare uno strumento musicale perché fin da piccolo sono vissuto in un’atmosfera musicale, dato che anche i miei genitori sono musicisti. In casa ho sempre ascoltato musica suonata dai miei genitori, da quando ero nel grembo materno.
Nicola: Per caso; in casa avevo una piccola tastiera e mi sono avvicinato per gioco.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Francesco: Fin dai primissimi tempi speravo che potesse occupare una parte della mia vita, e quindi ho subito iniziato a studiare seriamente, e già nei primi anni ho ottenuto ottimi risultati.
Nicola: Sto ancora cercando di capire se sono bravo o meno, ma ho capito appena mi sono avvicinato alla musica che sarebbe stata importante per me.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Francesco: No, ma spesso ci sono alti e bassi.
Nicola: Non ho mai voluto veramente cambiare direzione o mollare tutto, anche se ci sono stati diversi momenti difficili.

Ci raccontate come vi siete conosciuti? Cosa vi piace del modo di suonare dell’altro se come mai avete scelto di formare un duo?

Francesco: Conoscevo già Nicola come pianista ma sono rimasto impressionato quando suonò “I quadri di un’esposizione” di Musorgskij. Le sue migliori qualità sono l’abilità tecnica e la ricerca di colori e sonorità diverse. Abbiamo deciso di formare un duo perché ci siamo trovati bene assieme fin dal nostro primo concerto.
Nicola: Abitiamo in città vicine, e un giorno il mio maestro mi ha detto che Francesco cercava un pianista per fare duo. Siccome anche a me interessa molto la musica da camera, abbiamo immediatamente iniziato a studiare insieme. Mi hanno subito colpito la sua musicalità e la sua serietà nell’affrontare il repertorio, e da allora è stato sempre un piacere suonare con lui. 

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Francesco: Il momento più emozionante della mia carriera è stato quando suonai con l’orchestra WDR a Colonia in Germania durante l’Eurovision Young Musicians.
Nicola: Un momento molto emozionante è stato la vittoria del Premio “Casella” al Teatro La Fenice.

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato? Vuoi dirci qual è e come mai?

Francesco: No, vado molto a periodi. Ma i miei compositori preferiti sono Brahms, Mahler e Bach.
Nicola: Direi “L’après midi d’un faune” di Claude Debussy per la sua potenza e per le sue atmosfere incredibili. 

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Francesco: Nel tempo libero mi piace giocare a scacchi e, al mare, a beach tennis.
Nicola: Mi piace molto leggere.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Francesco: Sì, mi piace ascoltare anche musica jazz, perché mio papà fa spesso concerti jazz.
Nicola: Mi piace moltissimo il jazz e in particolare Bill Evans, Keith Jarrett e Oscar Peterson.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Francesco: Qualsiasi registrazione delle Suitesdi Bach per violoncello solo può avvicinare un nuovo ascoltatore alla musica classica.
Nicola: I Preludidi Debussy con Arturo Benedetti Michelangeli.

 

 

 

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Fortissimissimo 2018: Intervista al Quartetto Dàidalos

Qual è il primo ricordo della vostra vita legato alla musica che vi viene in mente?

Stefano: Una lezione di coro di voci bianche a Modena, al Pavarotti, e la maestra ungherese che gorgheggia.
Lorenzo: Una prova di musica da camera. Avevo quattro anni e ascoltavo dietro una porta chiusa il suono del clarinetto di mio padre che provava con due suoi amici nel salone di casa.
Anna e Lucia: Una prova d’orchestra di bambini, allievi di nostra madre. Ci sedevamo in fondo alla sala pensando: “quando potremo suonare anche noi?”.

Come mai avete iniziato a suonare uno strumento musicale?

Certamente per il desiderio di farlo. Veniamo tutti da famiglie di musicisti o di grandi appassionati di musica. Siamo sempre stati in contatto con questo mondo ed è stato molto naturale scegliere di iniziare a suonare uno strumento fin da molto piccoli.

Quando avete capito che eravate bravi in quello che stavate facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della vostra vita?

Ci siamo resi conto che quel che facevamo sarebbe potuto diventare una parte importante della nostra vita in momenti differenti della nostra formazione musicale. Ma certamente la vera forza che ogni giorno ci conferma che stiamo seguendo la strada giusta è il potersi emozionare in modo profondo attraverso la musica che stiamo suonando.

Ci sono stati dei momenti in cui avreste voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Lorenzo ci racconta: “Si può vivere con la musica?”. Questa era la domanda che mi ponevo anni fa. Le risposte non erano troppo rassicuranti. Avevo deciso di smettere. Non ho suonato per due settimane e poi ho capito che la domanda che mi ero posto era sbagliata. La vera domanda è: “Si può vivere senza musica?”. I momenti difficili fanno parte della vita di ogni musicista, ma per quanto si possa pensare di mollare tutto, la musica è ormai parte di ciò che siamo.

Ci raccontate come vi siete conosciuti con gli altri musicisti del quartetto? Cosa vi piace del vostro modo di suonare insieme e come mai avete scelto di formare un ensemble stabile?

Lucia: Ci siamo conosciuti in momenti differenti ma in qualche modo eravamo destinati a suonare insieme. Anna, Lorenzo ed io ci siamo conosciuti da piccoli in Conservatorio a Novara, con Stefano siamo entrati in contatto alle masterclass estive di Portogruaro e l’abbiamo poi conosciuto meglio quando si è trasferito a Novara. L’occasione per iniziare a suonare insieme ci è stata data nell’ottobre 2014 dalla richiesta di un quartetto per uno spettacolo teatrale. In quel momento ci siamo accorti che ci piaceva moltissimo e quando abbiamo conosciuto il Quartetto di Cremona abbiamo realizzato che il quartetto poteva davvero essere la nostra strada. Quello che amiamo del nostro modo di suonare insieme è sicuramente l’entusiasmo contagioso e il riuscire a instaurare in concerto quel dialogo unico, indispensabile per vivere insieme ciò che si sta suonando.

Qual è il momento più emozionante che ricordate della vostra carriera musicale?

Lucia: è quasi impossibile eleggerne uno solo, ma uno dei più sentiti è stato certamente il concerto “Omaggio a Cremona 2017”, in cui abbiamo suonato il Quartetto “La Morte e la Fanciulla” di Schubert al Teatro Ponchielli di Cremona.

Stefano: Per me è il concerto sotto la direzione di Riccardo Muti a Mirandola per i terremotati, nel 2013, senza dubbio.

Anna: Faccio fatica a sceglierne uno. Tante volte mi è capitato di emozionarmi moltissimo in concerto. Ricordo con commozione l’esecuzione della Prima Sinfonia di Mahler nel 2014, ma anche la mia prima volta come solista con un concerto di Mozart e alcune lezioni sul Quartetto “La Morte e la Fanciulla”

Lorenzo: Il concerto al Museo del Violino di Cremona in cui abbiamo suonato il Quartetto op. 41 n. 3 di Schumann.

C’è un brano musicale a cui siete particolarmente legati?Volete dirci qual è e come mai?

Come esecutori certamente siamo legati al quartetto di Mozart K. 387 in sol maggiore, il primissimo pezzo che abbiamo studiato e al Quartetto La Morte e la Fanciulla di Schubert, divenuto un pilastro del nostro repertorio.

Non possiamo però non nominare il Quartetto op. 132 di Beethoven. Premettendo che adoriamo tutti i quartetti di Beethoven, per l’op. 132 abbiamo un amore particolare scaturito sicuramente dall’ascolto dell’interpretazione del Quartetto di Cremona.

Avete altre passioni oltre a suonare il vostro strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Nel nostro quartetto ci sono le passioni più svariate. Stefano è appassionato di poesia, Anna di fotografia, Lorenzo di ferrovie e modellismo ferroviario. Lucia studia musicologia e in particolare apprezza la fantascienza. Condividiamo la passione per il cinema e le serie tv, così come per l’arte e la letteratura. Lorenzo e Lucia sono i cuochi ufficiali del quartetto, mentre Anna e Stefano sono due lavapiatti provetti.

Ascoltate altri tipi di musica oltre a quella che suonate? Se sì, quali?

I nostri gusti d’ascolto sono prevalentemente nell’ambito classico, ma non manca chi apprezza il blues e il pop. Anna, in particolare, è quella che ascolta davvero di tutto. Nelle sue playlist si trova Bach, Ray Charles, Mahler, Van Morrison, Schubert e gli 883 senza distinzione.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consigliereste a tutti di ascoltare?

Domanda difficile. Siamo tutti dei grandi ascoltatori e ci piace moltissimo comparare diverse esecuzioni di un brano. Se proprio dobbiamo eleggerne uno, quasi all’unisono rispondiamo l’incisione del Quartetto Emerson e Rostropovich del Quintetto D 956 in do maggiore di Schubert.

 

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