fbpx

Blog Posts

§ Intervista | Andreas Ottensamer

Stiamo vivendo un momento molto difficile in questo momento, soprattutto per quanto riguarda i concerti e il contatto tra artisti e pubblico. Pensa che questo momento in qualche modo cambierà alcuni aspetti del sistema musicale? Ha qualche suggerimento su quali sono le modifiche più necessarie da fare?
Penso che saremo tutti molto grati quando potremo tornare a fare concerti dal vivo davanti a un pubblico e ristabilire la stretta connessione di cui abbiamo bisogno. Ma, ovviamente, ci sono sempre cose da migliorare e ripensare, come ad esempio la nostra condizione instabile, i programmi di viaggio troppo veloci e la pianificazione inefficiente. Potrebbe valere la pena provare a pianificare gli appuntamenti con un margine maggiore, in modo che gli artisti possano trascorrere una o due settimane in un’istituzione culturale (o almeno nello stesso paese), piuttosto che uno o due giorni.

L’impossibilità di fare concerti e tour ha fortemente influenzato la vita della maggior parte degli artisti. Può dirci quali sono gli aspetti positivi della sua vita di questo strano periodo, se ci sono?
Rallentare in questo modo è un lusso che probabilmente non sarei mai riuscito a prendermi. Non ho mai trascorso così tanto tempo a casa, e sono stato in grado di prendermi cura di alcune cose per le quali non avevo mai avuto tempo prima.

Hai qualche routine preferita per sfuggire allo stress dovuto alla pandemia (ascolti, sport, hobby, ecc.)?
Lo sport ha sempre avuto un ruolo molto importante nella mia vita, e lo ha anche in questo periodo. E così anche il contatto con la mia famiglia e gli amici – con incontri molto limitati ovviamente – è sempre molto importante.

Qual è la prima cosa che farà una volta che la pandemia sarà finita?
Penso che viaggerò…

Può raccontarci qualcosa delle sue future registrazioni e progetti?
Ho impiegato queste settimane e mesi per lavorare a un progetto che è la continuazione del mio ultimo album Blue Hour (Deutsche Grammophon, 2019). Ho registrato i miei arrangiamenti per clarinetto e pianoforte dei Lieder ohne Worte di Mendelssohn, e ora li ho riarrangiati per clarinetto e archi. Un progetto per il quale probabilmente non avrei mai trovato il tempo, e sono molto felice di averlo fatto. La registrazione uscirà all’inizio del prossimo anno.

[ph. © Stefan Höderath/DG]

Read More

Le Goldberg infinite di Rosalyn Tureck

Rosalyn Tureck venne a Firenze nel gennaio 1993 per tenere una masterclass all’Accademia Bartolomeo Cristofori e, in quell’occasione, debuttò per gli Amici della Musica di Firenze.
Durante il concerto alla Pergola, alla Tureck accadde l’incubo di tutti i pianisti: ebbe un vuoto di memoria durante l’esecuzione delle Goldberg. Si dice che avere un vuoto di memoria durante quel capolavoro mastodontico è come togliere una carta da un enorme castello di carte: crolla tutto irrimediabilmente. La sala era pienissima, lei iniziò a suonare e a un certo punto si bloccò, si voltò verso il pubblico e disse: «Mi dispiace molto, ho avuto un vuoto di memoria, quindi ricomincio». In sala ci fu un momento di panico: sono certa che non ripartì a suonare dall’Aria iniziale, ma nemmeno riprese dall’inizio della variazione a cui era arrivata; ricominciò comunque da diverse variazioni prima. In sala ci fu un bel po’ di mormorio, una cosa davvero villana (come riportano anche le recensioni sui giornali). Insomma, furono le Variazioni Goldberg più lunghe che la storia della nostra istituzione possa ricordare! Entrammo in teatro di giorno e uscimmo a notte fonda! Naturalmente, passai tutto il concerto con la tensione che avesse altri vuoti di memoria e ricominciasse di nuovo da capo… Insomma, era una signora di ottant’anni!
Dopo il concerto andammo tutti a cena fuori. Noi sfiniti, mentre lei era fresca come una rosa.

Domitilla Baldeschi

Read More

§ Archivio musicale | Rosalyn Tureck e le Variazioni Goldberg

Il 23 gennaio 1993 la pianista americana Rosalyn Tureck (1913-2003), all’età di ottant’anni, fa il suo debutto agli Amici della Musica di Firenze in un concerto in collaborazione con l’Accademia Bartolomeo Cristofori. Apprezzata in tutto il mondo per le sue esecuzioni del repertorio bachiano per tastiera, la pianista sceglie di inaugurare la sua presenza fiorentina presentando in concerto il capolavoro delle Variazioni Goldberg. Questo è l’argomento della pillola di Domitilla di questa settimana (per leggerla, cliccare qui). In questa rubrica, per arricchire il racconto di quell’evento, pubblichiamo la rassegna stampa del concerto, conservata nel nostro archivio storico.

La Nazione, 26 gennaio 1993

 

La Repubblica, 26 gennaio 1993

Piano Time, febbraio 1993

 

Read More

§ Le pillole di Domitilla | Yo-Yo Ma e il violoncello di Jacqueline du Pré

Nell’aprile 1986 Yo-Yo Ma si fermò a Firenze per una settimana prima del suo concerto per la nostra stagione e tenne una masterclass per gli Amici della Musica. Aveva con sé un violoncello davvero speciale, che amava particolarmente: quello che gli aveva lasciato Jacqueline du Pré. Yo-Yo Ma diceva sempre che non era merito suo se suonava così bene, ma che era merito del violoncello e di Jacqueline du Pré che l’aveva suonato tanto a lungo.

La sua masterclass a Palazzo Budini Gattai era strapiena di studenti e ogni giorno io passavo da lì all’ora di pranzo per prenderlo e andare a mangiare un boccone insieme. Ogni volta, prima di uscire, lui diceva agli studenti: “Bene, ragazzi. Io vado a pranzo ma vi lascio il violoncello così potete provarlo”. Quando assistetti per la prima volta a questa scena, rimasi di stucco, e gli dissi: “Sei veramente unico! Non ho mai visto un musicista dare il proprio strumento a un allievo!”. E lui lo lasciava agli studenti della masterclass.

Ogni volta che rientravamo dalla pausa pranzo – che di solito durava circa un’ora e mezzo – trovavamo sempre due allievi sul palco: uno che suonava e uno che stava in piedi, di guardia, per assicurarsi che non succedesse niente al violoncello.

Alla fine della settimana, il sabato (26 aprile 1986) Yo-Yo Ma fece un concerto per gli Amici della Musica. E mi sembra che subito dopo andò a suonare da un’altra parte, forse a Perugia. La domenica sera, invece, suonava da noi Sviatoslav Richter. Allora Yo-Yo Ma mi chiamò da Perugia e mi disse: “Domitilla, non ho mai sentito dal vivo Richter. Sto tornando a Firenze: ti prego, puoi tenermi un biglietto?”. E ricordo che Yo-Yo Ma arrivò a Firenze, venne alla Pergola e si sedette in un palco per ascoltare Richter. Era in uno stato di estasi. Dopo il concerto andò a salutarlo in camerino. Ricordo che per me fu veramente commovente assistere all’incontro di questi due grandissimi musicisti.

Domitilla Baldeschi

 

[ph © Gabe Palacio]

Read More

§ Focus musicali | I Quartetti n. 2 e n. 7 di Bohuslav Martinů

Un’ampia parte del catalogo compositivo di Bohuslav Martinů (1890 -1959) è dedicata alla musica da camera. Il compositore ceco scrisse, infatti, da lavori per duo e trio, fino a composizioni per ensemble più ricchi, come la Jazz Suite per undici strumenti (1928) e la Fantasia per Theremin, oboe, pianoforte e quartetto d’archi. Nella produzione cameristica di Martinů una posizione di rilievo occupano i suoi sette quartetti d’archi, che rappresentano un modello dell’evoluzione di questo genere nel corso della prima metà del XX secolo.
Alla composizione dei quartetti d’archi il compositore si è dedicato molto a lungo: il primo quartetto fu scritto, infatti, nel 1918 ed è una delle prime opere presenti nel catalogo di Martinů; l’ultimo, invece, fu composto nel 1947, durante la piena maturità creativa.

Martinů scrisse il Quartetto n. 2 nel 1925, durante i suoi anni di studio a Parigi con Albert Roussel (1869-1937), compositore francese che ebbe fra i suoi studenti anche Erik Satie. Il Quartetto n. 2 è dedicato al Novák-Frank Quartet, che non solo lo eseguì in prima assoluta, ma partecipò, in piccola parte, alla stesura del lavoro: il primo violino, Stanislav Novák, realizzò infatti la cadenza del terzo movimento. Il lavoro è fortemente influenzato dall’insegnamento di Roussel e da alcune opere a cui il compositore francese stava lavorando in quegli anni. L’opera, in tre tempi, inizia con una lenta introduzione (Moderato) che sfocia in un energico Allegro vivace: la prima idea tematica con cui si apre questa sezione viene, in seguito, sviluppata contrappuntisticamente; dopo questa prima idea si inserisce un secondo tema, più cantabile e vicino alle atmosfere dell’introduzione. Mentre il movimento centrale, Andante, è caratterizzato da un clima solenne e da toni scuri, l’ultimo movimento, Allegro con brio, rivela scenari ancora diversi: il suo carattere leggero e trascinante si interrompe solo al momento della cadenza del primo violino, che collega la parte centrale alla ripresa del tema iniziale.

Il Quartetto n. 7, con il sottotitolo “Concerto da Camera”, fu composto nel 1947 a New York, ed è In quest’opera, in tre movimenti, Martinů fa il punto della propria ricerca compositiva per quartetto d’archi: se, da una parte, è riconoscibile nei primi due movimenti l’influsso di Bartók – che, in quel periodo, rappresentava un importante punto di riferimento per il compositore – dall’altra il Quartetto n. 7 è anche un omaggio alla scrittura quartettistica di Haydn e Beethoven, che si rivela in modo esplicito nell’Allegro vivo finale. Attraverso la scelta della forma sonata (liberamente rivisitata) nel primo e nell’ultimo movimento e di una scrittura quasi manierista, Martinů dimostra di aver talmente dominato questo genere musicale da potersi permettere di riproporre a metà del XX secolo, senza grossi filtri, la lezione dei grandi compositori classici.

Read More

§ Archivio musicale | Il primo concerto di Yo- Yo Ma (aprile 1986)

Come ricorda Domitilla Baldeschi nella sua pillola, il 26 aprile 1986 Yo-Yo Ma ha tenuto il suo primo concerto per gli Amici della Musica di Firenze, assieme alla pianista Patricia Zander. Ripercorriamo quel momento attraverso una serie di documenti conservati nel nostro archivio, come la rassegna stampa del periodo e il programma di sala del concerto, con dedica del violoncellista alla nostra istituzione: “You are indeed Friends of Music, and playing for you is one of the great joys of this profession. Many thanks and warmest wish, Yo- Yo Ma” (“Siete davvero Amici della Musica, e suonare per voi è una delle grandi gioie di questa professione. Molte grazie e calorosi auguri, Yo- Yo Ma”).

La rubrica § Archivio musicale è pensata come percorso propedeutico verso la mostra per il Centenario degli Amici della Musica di Firenze, in programma nella primavera 2021.

La Nazione, 28 aprile 1986

La Città, 28 aprile 1986

Paese Sera, 30 aprile 1986

 

Programma di sala del concerto del 26 aprile 1986

Dedica autografa di Yo- Yo Ma: “You are indeed Friends of Music, and playing for you is one of the great joys of this profession. Many thanks and warmest wish, Yo- Yo Ma”

 

[ph © Jason Bell]
Read More

§ Le pillole di Domitilla | Pianisti che si sporcano le mani: Alexis Weissenberg

Mi sembra fosse un sabato pomeriggio prima di Natale, probabilmente si trattava del 21 dicembre 1985. Salii in macchina per andare a prendere Alexis Weissenberg all’albergo dove alloggiava. Mi sembra di ricordare che stesse all’Hotel Kraft, o in un altro albergo vicino al Teatro Comunale. Una volta salito in macchina, io e il pianista ci dirigemmo verso il Teatro della Pergola, dove Weissenberg avrebbe dovuto suonare nel pomeriggio.

Nel tragitto verso il teatro, la macchina si fermò di colpo. Me lo ricordo perfettamente. Si fermò sul viale Lavagnini, più o meno all’altezza dell’Istituto delle Mantellate (lo so perché ero andata a scuola lì). Insomma, mi sentii morire. A quell’epoca non c’erano telefoni cellulari, era impossibile chiamare soccorsi… e chiaramente non potevo nemmeno prenotare un taxi!

In quel momento, però, Alexis Weissenberg non si perse d’animo. Mi intimò di mettermi al volante e si mise a spingere la macchina! Me lo ricordo come fosse ieri: io salii in macchina e lui si mise dietro e cominciò a dare alcune spintine (era un uomo piccolo e delizioso). Dopo poco arrivò un ragazzo – molto più possente – che diede una bella spinta e la macchina ripartì subito. Raggiungemmo il teatro e Weissenberg diede un bellissimo concerto.

Fu un momento così speciale per me che quando incontrai Weissenberg anni dopo – probabilmente a Vienna – gli rivelai che quel ricordo era davvero caro e indelebile!

Domitilla Baldeschi

Read More

§ Focus musicali | Ludwig van Beethoven, fra Sonate e Fantasie

Dopo aver esplorato e assimilato la lezione di Haydn e Mozart nelle sue prime Sonate per pianoforte, Ludwig van Beethoven arriva, intorno al 1800 e al 1801, a comporre due lavori che trasformano radicalmente la sonata classica. Composte all’incirca nello stesso periodo, le due Sonate dell’op. 27 vengono pubblicate separatamente, poiché dedicate alla principessa Josephine von Lichtenstein e alla contessa Giulietta Guicciardi. L’elemento che unisce queste due Sonate è il loro allontanamento dallo schema della sonata classica: per entrambe, infatti, Beethoven adotta il titolo programmatico di “Quasi una fantasia”.

La prima cosa che si nota osservando lo spartito della Sonata op. 27 n. 1 è la sua concezione fortemente unitaria: i quattro movimenti, secondo indicazione dell’autore, devono essere eseguiti senza soluzione di continuità. La Sonata si apre con un movimento tripartito: un Andante in mi bemolle maggiore che porta a un brillante Allegro in do maggiore, che si riallaccia al “Tempo primo”. Al primo movimento segue subito un Allegro vivace in do minore che passa a un Adagio con espressione in la bemolle maggiore. Questo movimento lento non ha però una natura autonoma, funge piuttosto da introduzione al tempo successivo: con una sorta di cadenza, infatti, si collega direttamente al tempo finale, l’Allegro vivace. La Sonata op. 27 n. 1 è costruita quindi come un unico grande movimento, articolato in sezioni contrastanti.

 

La Sonata op. 27 n. 2, oltre al titolo sopra menzionato, reca quello di “Al chiaro di luna”, non autografo ma introdotto dal poeta e critico Ludwig Rellstab nel 1832. Dal punto di vista formale, non è una sonata di rottura come la precedente, nonostante si apra con un primo tempo anomalo, ossia un Adagio sostenuto, seguito da un Allegretto (definito da Liszt «un fiore tra due abissi») e da un finale Presto agitato. In questo lavoro la ricerca compositiva di Beethoven si concentra, più che sugli aspetti formali, sulle indicazioni timbriche per l’esecutore. In particolare, nel movimento iniziale il compositore scrive, sotto l’indicazione di tempo: «Si deve suonare tutto questo pezzo delicatissimamente e senza sordini», ovvero usando il pedale di risonanza, che permette di alzare tutti gli smorzatori (i “sordini”) del pianoforte.

 

In questo approfondimento abbiamo deciso di accostare le due Sonate op. 27 di Beethoven alla Fantasia in sol minore op. 77. Composta nel 1809 e pubblicata l’anno successivo per l’editore Breitkopf, l’opera è dedicata al conte Franz von Brunswick. La Fantasia op. 77 è un pezzo piuttosto atipico nel catalogo beethoveniano di quel periodo. L’opera ha un carattere rapsodico che, da un lato, può richiamare composizioni scritte secondo l’Empfindsamer Stil (“stile sensibile”), tipico di autori come Wilhelm Friedemann e Carl Philipp Emanuel Bach; in questi lavori, la scrittura musicale è solitamente poco lineare perché vuole rappresentare sonoramente umori e sentimenti mutevoli. Un’altra suggestiva interpretazione è quella suggerita da Carl Czerny, pianista e compositore allievo di Beethoven, secondo il quale la Fantasia op. 77 è un’improvvisazione scritta. Beethoven – che si fece conoscere e apprezzare a Vienna per le sue grandi doti di improvvisatore – continua, in questa opera formalmente libera, a esplorare possibili strade di scrittura per la tastiera, che porteranno ai capolavori del suo periodo più tardo.

 

 

 

Read More

§ Le pillole di Domitilla | Il cuscino di Christa Ludwig

Christa Ludwig venne a Firenze con la pianista Françoise Tillard per l’unico concerto che tenne per la nostra stagione concertistica (il 21 gennaio 1984). Un paio di giorni prima del concerto andò in teatro a provare. In quei tempi avevamo la disponibilità della Pergola non solo il giorno del concerto, ma anche i giorni precedenti. Lì mi incontrò e mi disse che aveva bisogno del suo cuscino per dormire. Me lo chiese con modi molto gentili, veramente deliziosi. Mi raccontò che non era riuscita a dormire bene la notte prima. Ricordo che eravamo io e lei sul palcoscenico in un momento di pausa, e questa richiesta mi mise nel panico. Lei chiamò casa sua a Vienna, e mi sembra che il cuscino arrivò a Firenze la mattina del concerto. Non so come arrivò, se per posta o se lo portò qualcuno personalmente: ricordo però che la notizia del ricongiungimento di Christa Ludwig con il suo cuscino fu un immenso sollievo per me!

Domitilla Baldeschi

Programma di sala del concerto del 21 gennaio 1984

 

 

Read More

§ Archivio musicale | Rassegna stampa Christa Ludwig (gennaio 1984)

Dopo l’aneddoto sul cuscino di Christa Ludwig, presentiamo la rassegna stampa del concerto del 21 gennaio 1984, unica performance che il grande contralto tedesco tenne per gli Amici della Musica di Firenze, assieme alla pianista Françoise Tillard. Questo contributo è parte della rubrica dedicata al nostro archivio musicale, ideata in collaborazione con Moreno Bucci come percorso propedeutico alla mostra sul Centenario degli Amici della Musica, in programma nella primavera del 2021. In fondo alla pagina, il programma del concerto e gli autografi di Christa Ludwig e Françoise Tillard, conservati nei nostri archivi.

        

Read More