Blog Posts

Intervista a Alessandro Taverna

Il prossimo 16 febbraio presenterà, per la stagione degli Amici della Musica di Firenze, un programma interamente dedicato a Johann Sebastian Bach e alle sue riletture e trascrizioni storiche di Rachmaninov, Siloti e Busoni. In chiusura, eseguirà un altro lavoro-omaggio alla scrittura di Bach, il Preludio Corale e Fugadi César Franck. Può raccontare cosa la avvicina a questi brani?

Soprattutto il senso del sacro. C’è infatti in tutti i musicisti un’esigenza ricorrente di ripercorrere questo repertorio durante la loro attività, ed è piuttosto sorprendente se si pensa che in fin dei conti si tratta, almeno dal punto di vista pianistico, di quello più lontano guardando alla scrittura e alla concezione esecutiva. Dell’età di Bach sono rimasti più o meno gli stessi praticamente tutti gli strumenti, ad eccezione del pianoforte, che per come lo conosciamo oggi sarebbe apparso solo circa 200 anni dopo. Eppure l’opera di Bach esercita un magnetismo e un fascino innegabile per tutti i pianisti: è come se nella sua scrittura fosse condensato e anticipato tutto quello che c’è stato dopo. Se guardiamo, per esempio, all’Overture francese c’è da pensare che sia un vero anticipo di Romanticismo. Sono sicuro che lo stesso fascino abbia determinato in tanti compositori successivi il costante “rifarsi” al genio di Bach: lo testimoniano le tante trascrizioni, alcune delle quali sono presenti nel programma che propongo, o la concezione architettonica di opere che in modo deliberato si ispirano al Clavicembalo ben temperato, da Chopin a Shostakovich, fino ai pianisti organisti che ovviamente hanno in Bach un riferimento integrale, da Mendelssohn, a Franck, a Reger.

Venendo all’accezione del sacro, esso risiede oltre che nella forma e nella perfezione matematica, nella capacità di dare voce al Divino, fungendo da tramite fra l’Assoluto e noi: rubando le parole di Philippe Daverio, le opere d’arte quali quelle di Bach sono degli specchi all’interno dei quali uno rivede una parte di se stesso, richiedono dunque una sorta di “rito iniziatico” che consente di rimanere catturati dal “gioco”, come in un contrappunto di cui non si ammira più la perfezione dell’esercizio tecnico ma se ne prova godimento artistico quasi venendone rapiti.

Il suo repertorio include anche numerosi lavori scritti da compositori contemporanei, come Luca Francesconi, Atsuhiko Gondai, Mario Pagotto, Christopher Theofanidis, Charles Wuorinen, e altri ancora. Secondo quali criteri sceglie nuovi brani da eseguire?

Il più delle volte non si tratta soltanto di una scelta personale: è spesso la proposta da parte di chi suggerisce un programma che mi induce la curiosità che poi mi fa avventurare nella scoperta di un linguaggio diverso. Nello stesso tempo è il rapporto di complicità e di collaborazione che si viene a creare con il compositore, e questa per me è la parte certamente più affascinante: l’ultima volta è capitato con Autodafèdi Michele Dall’Ongaro, che ho eseguito l’anno scorso all’Accademia Filarmonica Romana. In questo caso la sfida tecnica è stata l’elemento che più degli altri ha innescato in me l’interesse allo studio del pezzo, poi è subentrata una comprensione più approfondita di quello che esigeva il compositore, con la necessità, talvolta, di deviare dalle soluzioni che intendevo adottare. Nella musica contemporanea il privilegio è la possibilità di capire in maniera più approfondita cosa si nasconde dietro il segno, quali siano i pensieri e le intenzioni che hanno indotto il compositore a una certa scrittura, quali gli accorgimenti esecutivi ed espressivi che occorre adottare e quale, infine, il compromesso tra la tecnica e l’idea.

Oltre all’attività concertistica, si dedica all’insegnamento presso il Conservatorio e la Fondazione Santa Cecilia di Portogruaro. Quali sono i consigli più importanti che cerca di trasmettere ai suoi allievi?

Il mio approccio all’insegnamento è di impronta “sperimentale”: dipende, cioè, da una parte da quello che pratico in fase di studio e nelle esecuzioni e poi certamente da quello che ascolto negli altri e da tutti i consigli di cui nel corso degli anni ho fatto tesoro dai miei maestri: questo, in sintesi, è ciò che cerco di proporre loro, in un modo sempre il più possibile dialettico. La comprensione della ragione da cui discende un certo tipo di diteggiatura e del perché è potenzialmente migliore rispetto a un’altra, la valutazione della fisica dello strumento e dell’approccio allo stesso, e tante altre variabili, derivano forse anche dalla mia anima “scientifica”, che in passato mi aveva fatto studiare ingegneria meccanica all’università. In una recente intervista, un po’ scherzando ma nemmeno troppo, ho detto che preparando le Variazioni su Paganini di Brahms mi ispiravo alla Formula 1 di cui sono grande tifoso, soprattutto quando mettono in atto delle soluzioni aerodinamiche che però a volte si rivelano inefficaci e pertanto occorre tornare indietro. Con i ragazzi (e anche con me stesso) il lavoro è simile e, comunque, è sempre “corale”, nel senso che il flusso delle informazioni non va soltanto in un senso unico, ma anche, necessariamente, da loro verso di me: questo reciproco arricchimento è il guadagno più grande che uno possa scoprire nell’insegnamento.

Ha progetti futuri di cui vorrebbe anticipare qualcosa?

Tra i prossimi eventi ci sono i debutti con Fabio Luisi al Lincoln Centre di New York a marzo e alla Koncerthuset di Copenhagen a maggio. Poi, sempre a marzo, sarò a Dublino con la RTE National Symphony Orchestra: mi farà compagnia il loro “eroe nazionale” John Field.

Per informazioni sul concerto di Alessandro Taverna del 16 febbraio, cliccare qui.

Read More

Quattro domande a Enrico Pace

La sua carriera si divide fra impegni solistici e cameristici: c’è una situazione in cui si sente maggiormente a casa?

Sin dagli studi in Conservatorio a Pesaro ho sempre amato suonare con amici e colleghi, dai quattro mani, ai due pianoforti, alla musica da camera, quindi questa è una dimensione per me molto congeniale. D’altra parte, suonando da soli, c’è la piena libertà di scelte interpretative personali, quindi ogni situazione ha i suoi vantaggi e svantaggi. La cosa sicuramente più simpatica suonando in duo o in formazione è la possibilità di interazione umana e scambio reciproco.

Dal 2006 ha iniziato un’intensa collaborazione con il violinista Leonidas Kavakos: cosa vi ha fatti “scegliere” l’un l’altro come partner musicali?

Nel 1999 o 2000 suonammo insieme a un festival e da allora cercammo possibilità di collaborare più stabilmente, cosa che si è verificata a partire dal 2006. Penso che il desiderio di approfondire la partitura e di trovare una convincente cifra espressiva in ogni esecuzione sia una caratteristica comune.

Da diversi anni insegna presso l’Accademia Pianistica di Imola e presso quella di Pinerolo: sono cambiati gli studenti nel tempo, oppure trova in loro sempre le stesse urgenze e motivazioni a studiare lo strumento e perfezionarsi ad alti livelli?

Non ho notato cambiamenti in questi anni. Quello che è diverso sono le condizioni per poter emergere rispetto a trent’anni fa. Ora il livello di esecuzione è in costante perfezionamento e il numero di giovani pianisti è molto alto, quindi è molto difficile trovare un canale per
farsi conoscere. Quello che in genere consiglio è di ampliare la propria conoscenza, la cultura artistica e generale, in modo da poter dare una visione personale e unica dell’opera da eseguire.

Ha progetti futuri che vuole raccontarci?

Ho in cantiere l’integrale delle “Armonie poetiche e religiose” di Liszt, che sto iniziando a eseguire parzialmente. Per il 2020 tantissimo Beethoven, mi sto preparando anche a questa significativa ricorrenza.

Per informazioni sul concerto di Enrico Pace con Leonidas Kavakos del 10 febbraio, cliccare qui.

Read More

In dialogo con Julia Hagen

Il programma che presenterà assieme alla pianista Annika Treutler è un viaggio attraverso capolavori per violoncello e pianoforte di Beethoven, Brahms, Debussy e Franck. Cosa la affascina della scrittura di questi autori per il suo strumento?

Ci sono molti aspetti di questo programma che mi affascinano. Nelle Variazioni di Beethoven, è la sfida di far capire veramente l’influenza dell’opera di Mozart. In Brahms, è questa sua incredibile serietà, la tensione interna che riesce a creare e che raramente si interrompe. E, in Debussy, mi diverto moltissimo a suonare tutti quei colori! È incredibile il modo in cui Debussy abbia scritto le sue indicazioni di tempo e fraseggio. Immagino che la sfida più grande di questo programma sia dimostrare che la Sonata di Franck, originariamente composta per violino e pianoforte, funzioni meravigliosamente anche sul violoncello. Solitamente sono abbastanza scettica riguardo alle trascrizioni, ma questa Sonata funziona benissimo, e spero che il pubblico sia d’accordo con me.

Può dirci quali sono stati gli incontri più importanti della sua vita musicale?

Penso siano stati i momenti di studio con tanti grandi violoncellisti, e gli incontri con strumentisti stimolanti. Penso sia bello poter arricchire la propria conoscenza musicale ascoltando e suonando con altri musicisti. Questi sono stati, e sono tuttora, i momenti in cui ho sentito di aver imparato di più.

Il suo repertorio spazia da Bach a compositori contemporanei, come Sofija Gubajdulina e Krzysztof Penderecki: qual è il periodo o gli autori a cui si sente più vicina in questo momento?

Cambiano continuamente, ma al momento amo suonare e ascoltare opere “tardo-classiche” e “preromantiche”. In particolare, non riesco a smettere di ascoltare gli ultimi Quartetti di Schubert.

Ha progetti futuri da raccontarci?

Tra i tanti bei progetti, quelli che mi emozionano di più sono il mio ritorno alla Suntory Hall di Tokyo, e i miei debutti a Vienna (Musikverein e Konzerthaus) e alla Tonhalle di Zurigo.

Per maggiori informazioni sul concerto di Julia Hagen e Annika Treutler del 13 gennaio, cliccare qui.

Read More

Intervista a Simone Rubino

Nel concerto per gli Amici della Musica eseguirà lavori di Gerassimez, Bocca, Xenakis, Piazzolla, Reifeneder e Ishii. Ci racconta come ha impaginato il suo programma?

A parte quello di Piazzolla, sono tutti brani poco conosciuti nell’ambito della musica classica. Però tutti riescono, attraverso la variabilità, la flessibilità e i vari colori musicali, a esprimere tutte le cose che le percussioni possono fare. Ad esempio, la dinamicità di Libertango si esprimerà attraverso la marimba, così come il virtuosismo puro dei pezzi per tamburo di Gerassimez e Reifeneder. Allo stesso tempo i colori, le migliaia di possibilità di colori musicali di questi due brani. Inoltre, il brano di Bocca, Esegesi, è quasi un accenno alla musica jazzistica o tardo-jazzistica. Come anche Ishii che, con le percussioni, riesce a esprimere un senso di spiritualità, come i suonatori di daiko, i tamburi giapponesi, fanno con la loro disciplina.

Proprio per la versatilità data dall’abitudine di suonare strumenti molto diversi fra loro, spesso i compositori contemporanei considerano i percussionisti come esecutori ideali dei propri lavori. Anche lei collabora con diversi compositori alla realizzazione nuovi lavori per percussioni: può parlarci di queste collaborazioni?

La collaborazione con i compositori è un lato completamente positivo perché riusciamo a far evolvere la tecnica delle percussioni che è un processo ancora tutto in evoluzione. Non è come per il violino, la cui tecnica è stata messa a punto già con Paganini. Invece, con le percussioni, può accadere che domani arrivi un bambino talentuoso e riesca a fare qualcosa che finora non si è mai sentito. Quindi sicuramente i compositori aiutano l’evoluzione della tecnica e a rompere i limiti tecnici che tuttora esistono. Limiti tecnici e musicali perché esprimere qualcosa nella musica con uno strumento, ad esempio il pianoforte, è completamente diverso che esprimerlo con le percussioni, o con la marimba. Si tratta quindi di trovare la “lingua” – se possiamo dirlo metaforicamente – più adatta che aiuti a esprimere l’idea o i colori musicali che un compositore vuole.
Ho avuto la mia prima esperienza con un compositore israelo-americano, Avner Dorman. Lui ha scritto il primo concerto per me per percussioni e orchestra che abbiamo suonato lo scorso 20 ottobre alla Elbphilharmonie di Amburgo con la Elbphilharmonie Orchestra. È stata un’esperienza meravigliosa perché con un lavoro comune siamo riusciti a ottenere tutti gli elementi di cui ho parlato prima, a rompere limiti tecnici e musicali. Ovviamente è un processo fondamentale, anche perché tutti i pezzi che stiamo componendo oggi faranno parte della storia della musica per percussioni, di un repertorio che avrà bisogno di almeno cento o centocinquanta anni per diventare denso di letteratura, come quella che hanno altri strumenti quali il violoncello, il violino o il pianoforte. Inoltre, il prossimo 31 gennaio una compositrice scriverà un altro concerto per me con la radio di Stoccarda per gli SWR Symphonieorchester. Questa sarà la mia seconda collaborazione con un compositore che ha scritto per me un concerto per solista e orchestra. Ho già collaborato con compositori che hanno scritto diversi brani per me, come Carlo Boccadoro e Roberto Bocca. Inoltre, quest’anno Boccadoro scriverà un altro brano per me ed Enrico Dindo. Quindi è una grandissima fortuna poter collaborare con i compositori ed essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Il suo esordio discografico ha un titolo evocativo: Immortal Bach. Nel disco, accosta pezzi di Bach suonati con le percussioni ad altri di Cage, Xenakis, Bocca e Boccadoro. Cosa la affascina della musica di Bach? E cosa, secondo lei, la rende vicina al suono del nostro tempo?

Bach per me è un compositore molto importante perché, in qualche maniera, è come se fosse il padre della musica dei giorni nostri. Metaforicamente immagino una scala lunga lunga che non ha mai fine, perché la musica contemporanea non avrà mai fine, oggi è contemporanea ma domani in teoria non lo è già più. Ai primi gradini della scala ci sono compositori come Bach che hanno gettato le basi e fissato gli elementi fondamentali della storia della musica, tutt’oggi fortemente presenti nella musica contemporanea.

Ha progetti futuri che vuole raccontarci?

Riguardo ai progetti futuri, in questo mese sarò a Firenze per gli Amici della Musica, e non vedo l’ora! Poi sarò al Conservatorio di Milano per la Società del Quartetto e quindi avrò un progetto con Tan Dun, compositore e direttore d’orchestra vincitore di un premio Oscar, e con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI a Torino. Come ho detto, ho in programma di eseguire una commissione scritta per me con la radio di Stoccarda. Quindi un altro progetto molto interessante sarà con l’Orchestra della RAI a Torino e alcuni recital, tra cui uno a Fasano in Puglia. Quest’anno sono artista in residenza con la Radio di Monaco di Baviera che si chiamano … Rundfunk Orchester. Eseguirò diversi progetti con loro ad aprile e a maggio, con l’orchestra e come solista. Sarò poi al Concertgebouw di Amsterdam con la Netherlands Philharmonic Orchestra, poi suonerò con la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino alla Philarmonie di Berlino, in Finlandia a Turku con la Filarmonica di Turku. Poi ho in programma un concerto a Lione con l’Orchestre National de Lyon, uno con una orchestra di Heidelberg e uno vicino a Londra. Poi ho in programma diversi festival estivi come… A luglio suonerò con Beatrice Rana. Ho in corso anche diversi progetti discografici.

Per informazioni sul concerto di Simone Rubino del 14 gennaio, cliccare qui.

Read More

Intervista a Beatrice Rana

Il prossimo 10 dicembre eseguirà, assieme al Quatuor Modigliani, il Quintetto di Brahms in fa minore op. 67. Com’è nata la collaborazione con il Quatuor? Cosa la affascina del modo di suonare dei musicisti del Modigliani?

Abbiamo suonato molte volte insieme, siamo già stati in tournée con il Quartetto e Quintetto di Schumann perché faceva parte di un’integrale di musica da camera schumanniana. La nostra collaborazione è iniziata tre anni fa, abbiamo suonato per la prima volta in Francia e si è subito creata una sintonia veramente molto particolare. Suonare musica da camera è sempre un grande privilegio e poterlo fare con persone con le quali ci si trova così bene e così a proprio agio, musicalmente e umanamente parlando, è molto raro. Probabilmente la cosa che mi affascina di più del Quartetto Modigliani è questa enorme forza musicale e narrativa che traspare dalle loro interpretazioni, che poi è anche un po’ la cifra per la quale ci siamo trovati così bene sin dall’inizio. Condividiamo un modo di guardare la musica molto simile. Sono anche molto contenta di suonare il Quintetto di Brahms che, rispetto a Schumann, è completamente un’altra storia

A soli venticinque anni, vanta una brillante e solida carriera internazionale. Potrebbe raccontarci quali sono state le esperienze musicali che l’hanno segnata maggiormente fino a oggi?

Credo che in questi miei venticinque anni di vita e ventidue anni di vita musicale ci siano state molte esperienze che mi hanno segnata e che mi aiutano a continuare il cammino di musicista. Più che le esperienze, però, credo che le cose che mi hanno veramente segnata siano le persone che ho incontrato sulla mia strada. Prima di tutti il mio insegnante Benedetto Lupo con il quale ho iniziato a studiare a dieci anni, quindi veramente molto presto. Dopo, i concorsi con i quali sono riuscita ad affacciarmi sulla realtà concertistica, non solo pianistica. E poi gli incontri con i grandi direttori d’orchestra. Sono così fortunata da avere lavorato con grandi direttori: alcuni di quelli che mi hanno segnato di più sono il maestro Pappano, con il quale ho inciso il mio primo disco con orchestra, un uomo di una generosità umana e musicale senza pari. Poi il maestro Fabio Luisi, molto diverso dal maestro Pappano ma con una stilistica e una raffinatezza musicale anche esse molto rare. Un’altra persona che mi ha veramente illuminato sul modo di vedere la musica è il maestro Yuri Temirkanov, che è un “tornado” musicale.

Solitamente suona da solista, in formazioni cameristiche o con le orchestre più importanti: qual è la situazione concertistica che preferisce?

È impossibile scegliere cosa preferisco tra solismo, camerismo oppure con orchestra perché sono tre espressioni diverse ma complementari del fare musica. La formazione di pianista è molto orientata al solismo o comunque al solismo con orchestra, quindi non nascondo che sono molto più frequenti le occasioni che ho per suonare in pubblico. Le amo moltissimo perché il recital permette una libertà e un’indipendenza sul palcoscenico assolutamente uniche, dalle quali, ovviamente, deriva anche una grande responsabilità. Nel caso del concerto con orchestra c’è una grande gioia nel condividere una grande opera con tanti musicisti sul palcoscenico e con il direttore d’orchestra. C’è una enorme energia che fluisce. Nel caso della musica da camera, invece, si tratta per me di un discorso più ristretto perché ne suono meno rispetto al resto. Tuttavia, è un tipo di musica che amo tantissimo e che mette in luce probabilmente l’aspetto più intimo e poetico dell’essere musicista: la capacità di essere con poche altre persone e di creare qualcosa di assolutamente inedito con la prospettiva di tutti quanti. È un lavoro veramente delicato che richiede molta sensibilità, però allo stesso tempo coinvolge totalmente e lo affronto con grande slancio.

Per maggiori informazioni sul concerto di Beatrice Rana e del Quatuor Modigliani del prossimo 10 dicembre, cliccare qui.

Read More

Amici della Musica di Firenze per Strings City 2018

Oltre 50 ore di musica in più di 50 luoghi della cultura per 80 appuntamenti, tutti a ingresso gratuito: sabato 1 e domenica 2 dicembre Firenze si trasforma in un grande palcoscenico per la terza edizione di Strings City, il primo festival diffuso dedicato agli strumenti a corda in Italia. Un programma articolato che spazia dalla classica fino al jazz contemporaneo, tra archi, pianoforti, arpe, chitarre e voci straordinarie.

Strings City è una iniziativa del Comune di Firenze, curata da Tommaso Sacchi, capo segreteria cultura e curatore dell’Estate Fiorentina, organizzata della Scuola di Musica di Fiesole con Conservatorio di Musica Luigi Cherubini, Maggio Musicale Fiorentino e Orchestra della Toscana, con la partecipazione di Amici della Musica Firenze e Orchestra da Camera Fiorentina e con Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana e Tempo Reale, il contributo della Città Metropolitana di Firenze, il sostegno di Fondazione CR Firenze e di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, il supporto di Trenitalia, vettore ufficiale del festival, la media partnership di Rai Radio Classica e la collaborazione di New York Film Academy, che si occuperà della documentazione video del festival.

Due gli appuntamenti a cura degli Amici della Musica di Firenze:

sabato 1 dicembre ore 19 al Teatro Niccolini il concerto del violinista russo KIRILL TROUSSOV, ospite regolare dei festival più prestigiosi ed elogiato dalla stampa internazionale per la sua eleganza, tecnica impeccabile, eccezionale sensibilità musicale e la bellezza delle sue sonorità. Il programma prevede l’esecuzione della Sonata n. 1 BWV 1001 di Johann Sebastian Bach; la Sonata n. 3, “Ballade” di Eugène-Auguste Ysaÿe e i Capricci nn. 13 e 24 di Niccolò Paganini.
Per questo concerto l’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
È consigliato presentarsi con adeguato anticipo rispetto all’inizio.

domenica 2 dicembre ore 21 al Saloncino del Teatro della Pergola il concerto del GAMO Ensemble con Roberto Fabbriciani flauto, Francesco Gesualdi fisarmonica e Mauricio Sotelo direttore.
In programma musiche del compositore Mauricio Sotelo tra cui una prima assoluta commissionata dagli Amici della Musica di Firenze.
Per questo concerto è necessario prenotare a partire dalle 00:00 del 20 novembre sul sito www.stringscity.it

Read More

A Natale Regala la Grande Classica!

Se a Natale volete fare un regalo prezioso e inaspettato, gli Amici della Musica propongono una GIFT CARD che permette di regalare i biglietti dei concerti in programma nella stagione 2018-2019.
Il numero di biglietti da regalare lo decidi tu! 
La gift card potrà essere utilizzata entro il 15 aprile 2019 per l’acquisto di biglietti di qualsiasi concerto in abbonamento della Stagione Concertistica degli Amici della Musica di Firenze.

La GIFT CARD è già in vendita/strong> presso la biglietteria del Teatro della Pergola (lun-sab 9.30-18.30) e presso il punto vendita Box Office Firenze di via delle Vecchie Carceri, 1 – Le Murate (lun-ven 10.00-19.00 / sab 10.00-14.00).

Read More

Posticipato alle ore 17 il recital di Bertrand Chamayou di sabato 20 ottobre

Si avvisa il gentile pubblico che per ragioni organizzative il recital del pianista Bertrand Chamayou in programma sabato 20 ottobre al Teatro Niccolini inizierà alle ore 17 anziché al consueto orario delle ore 16.
Gli abbonati alla stagione e chi avesse già acquistato il biglietto potrà assistere al concerto con il titolo di ingresso di cui è già in possesso.

Read More

Incontro con Paul Agnew direttore de Les Arts Florissants

In occasione del concerto de Les Arts Florissants in programma lunedì 29 ottobre ore 21 al Saloncino della Pergola, il direttore Paul Agnew incontrerà il pubblico alle ore 14 presso l’Institut français Firenze.

Lunedì 29 ottobre 2018, ore 14
Institut français Firenze
Caffè Musicale
Incontro con il direttore de LES ARTS FLORISSANTS
In occasione del concerto degli Amici della Musica di Firenze
in programma alle ore 21 al Saloncino del Teatro della Pergola

GRATUITO SU PRENOTAZIONE: firenze@institutfrancais.it

_____________________________

Les Arts Florissants è sostenuto da: Ministère de la Culture et de la Communication, Département de la Vendée, Région Pays de la Loire.
Dal 2015 sono in residenza alla Philharmonie de Paris.
Sono sostenute da La Selz Foundation, American Friends of Les Arts Florissants e Crédit Agricole Corporate & Investment Bank

_____________________________

Paul Agnew © Denis Rouvre

Read More

Card Studenti e Abbonamento turno libero

Presso la biglietteria del Teatro della Pergola, sono in vendita la Card Studenti Conservatori, Scuole di Musica e Licei musicali e l’abbonamento a turno libero 5+5

CARD STUDENTI CONSERVATORI
SCUOLE DI MUSICA E LICEI MUSICALI, CORSI DI LAUREA PROGEAS E DAMS

La Card, al costo di €40 permette agli studenti under 30 iscritti a Conservatori, Scuole di Musica e licei musicali, ma anche ai corsi di laurea PROGEAS e DAMS, di assistere a 30 concerti in abbonamento della Stagione Concertistica 2018-2019 degli Amici della Musica di Firenze.
Per l’acquisto della card è necessario esibire un documento d’identità e un documento che attesti l’iscrizione all’anno accademico 2018-2019 di un conservatorio, scuola di musica o liceo ad indirizzo musicale. Una volta acquistata, la card consentirà di ritirare presso la biglietteria del Teatro della Pergola, in prevendita a partire da 10 giorni prima del concerto scelto, o il giorno del concerto (fino ad esaurimento posti) il biglietto di ingresso a posto unico.

ABBONAMENTO A TURNO LIBERO 5+5
L’abbonamento consente di scegliere 10 concerti al prezzo di €160 in posti di platea.
Potranno essere scelti 5 concerti in programma presso la Sala Grande del Teatro della Pergola e 5 concerti in programma presso il Saloncino della Pergola o presso il Teatro Niccolini.
La scelta dei 10 concerti è da effettuare in fase di acquisto dell’abbonamento e non sarà possibile effettuare cambi.

Read More