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Intervista a Gabriele Strata

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente? E come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Mia nonna materna suonava il pianoforte, uno dei miei primi ricordi legati alla musica è legato all’andare a casa sua e sentirla suonare le Consolazioni di Liszt. Mi ricordo di essere rimasto affascinato dalla bellezza di questa musica, ed è proprio per questo motivo che un giorno chiesi ai miei genitori di provare a prendere qualche lezione.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Fin dall’inizio mi sentivo dire che ero molto musicale e particolarmente dotato per il pianoforte, anche se all’inizio per me era più un gioco. Ho iniziato a capire che questa sarebbe stata la mia strada nei primi anni di Conservatorio: quando ho iniziato a fare i primi concerti, ho capito subito che non potevo farne a meno.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Fino a ora, no. Sicuramente è una strada molto difficile che comporta tanti sacrifici, ma le soddisfazioni sono talmente grandi da far valere ogni sforzo e ogni ora di studio.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Ce ne sono veramente tanti, ogni singolo concerto porta con sé un mare di emozioni. Fra i più recenti, sicuramente la vittoria al Premio Venezia lo scorso dicembre e il recital al Concertgebouw di Amsterdam giusto qualche giorno fa!

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato? Vuoi dirci qual è e come mai?

Anche in questo caso ce ne sono sicuramente molti, ma se dovessi sceglierne uno sarebbe la Quarta Ballata di Chopin. Oltre ad essere obiettivamente un capolavoro assoluto, è un brano che mi ha fatto maturare moltissimo. Suono questa ballata da quando ho 14 anni: in essa ci vedo un po’ la mia crescita, sia musicale che umana.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Adoro viaggiare, leggere, mangiare (!), e ho una grandissima passione per i cani.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Mentre la musica classica è sempre presente nella mia playlist, per quanto riguarda altri generi musicali vado un po’ a periodi. In generale, mi piace molto Ella Fitzgerald e anche il pop contemporaneo.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Cecilia Bartoli, Mozart Arias.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Per ora sul comodino ci sono La musica sveglia il tempo di Daniel Barenboim, e l’autobiografia di Nelson Mandela. Sicuramente molti altri a seguire!

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Intervista a Samuele Telari

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

I pianti isterici nascosto dietro la gonna di mia madre perché non mi sentivo bravo. E subito dopo la felicità nel ricevere il primo applauso.

Come mai hai iniziato a suonare uno strumento musicale?

Puro caso. I miei genitori mi hanno iscritto a una scuola di musica per caso, e lì ho iniziato con la fisarmonica. Non l’avevo mai vista prima!

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Intorno ai 14 anni, quando ho iniziato a studiare musica classica in modo più approfondito. Per gli studenti di fisarmonica tendenzialmente questo è il passaggio fondamentale. Cambiare strumento significa, oltre che una spesa, studiare di più e un repertorio più complesso. Pochi anni più tardi, una volta finito il Liceo, ho realizzato che era la mia strada.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Tanti, e ci continuano a essere! Credo siano l’altra faccia di una medaglia tanto bella quanto tormentata. Dei musicisti spesso si invidia il fatto che si viaggia di continuo, che si fa quello che si ama, e che quindi viviamo una condizione felice. Lo è sicuramente in parte, ma lo studio che ti accompagna una vita, le incertezze sul futuro, l’insicurezza personale e i ritmi forsennati a cui spesso siamo sottoposti sono difficoltà con cui combattere ogni giorno, e a volte può capitare di sentirsi giù.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Sempre difficile sceglierne uno. Ci sono stati incontri con musicisti che, penso, mi abbiano cambiato molto: quello con il mio insegnante Massimiliano Pitocco, le masterclass con Yuri Shishkin e le belle sensazioni nel suonare in sale meravigliose, come la Wigmore Hall di Londra. In generale, però, ogni volta che penso che posso regalare un momento di svago e piacere a chiunque capiti di sentirmi, penso a quanto magico sia questo lavoro!

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato? Vuoi dirci qual è e come mai?

Anche qui la scelta è molto difficile. Ce ne sono molti, e sono legati alle varie fasi di studio: da buon umbro non posso che pensare a Fancelli e alle sue meravigliose composizioni per fisarmonica. Le Variazioni Goldberg BWV 988 sono state l’argomento della mia tesi e un progetto a cui ho dedicato e dedico tutt’ora un’attenzione particolare. Ma anche la sconfinata letteratura dell’est di Solotarjow, Gubajdulina, Čajkovskij, Runchak, Zubitsky. Diciamo che sono amori che dipendono molto dai momenti.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Mi piace leggere un po’ quando mi sento pronto! Cerco di fare un minimo di sport, vista anche la fisicità richiesta dal mio strumento.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Probabilmente il genere che ascolto di più è il jazz. Mi piacciono molto anche i cantautori italiani di qualche generazione fa, così come l’hip-hop e anche il repertorio più etnico e popolare di vari paesi.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

The Köln concert di Keith Jarrett.

Qual è il libro che leggerai quest’estate?

Dopo numerosi consigli e visto il mio amore per l’arte russa, credo proprio sarà Le notti bianche di Dostoevskij.

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Compositore in residenza Fortissimissimo 2019: Domenico Turi

Compositore e pianista pugliese, si è diplomato in pianoforte sotto la guida di Riccardo Marini e in composizione con Matteo D’Amico presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
Ha seguito corsi e masterclass con Stefano Scodanibbio, Marco Stroppa, Toshio Hosokawa, Germano Scurti, Giorgio Battistelli e Salvatore Sciarrino.
Ha ricevuto commissioni dal Gran Teatro La Fenice di Venezia, dall’Accademia Filarmonica Romana, dalla Camerata Italica, dagli Amici della Musica di Foligno e dal Festival di Nuova Consonanza.
Sue composizioni sono state eseguite in festival e concerti sia in Italia che all’estero: Francia, Germania, Inghilterra, Scozia, Giappone, Finlandia, Austria, Arzebajan, Olanda, Ungheria, Romania, Cina, Slovacchia, Lituania, Svizzera, Ucraina, Georgia e Messico.
Il 30 marzo 2018 per celebrare il Venerdì Santo è stata eseguita in prima esecuzione assoluta presso il Gran Teatro La Fenice la partitura sinfonica Come foglie innocenti con l’Orchestra del Teatro La Fenice diretta da Andrea Marcon.
Nel 2017 presso il Teatro Palladium di Roma è andata in scena la sua prima opera lirica, Non è un paese per Veggy (opera-panettone in un atto) riscuotendo un ottimo successo di pubblico e critica.
La sua composizione Toccata II per fisarmonica e orchestra d’archi è stata eseguita in prima esecuzione assoluta il 23 maggio del 2017 presso la Kammermusiksaal der Berliner Philharmonie.
La partitura I gnostr per orchestra è stata eseguita in prima esecuzione assoluta a Ilmenau (Germania) nel 2012, dall’Akademisches Orchester e diretta da Daniele Squeo. A seguito di una call for score del Centro di Musica Contemporanea di Milano, la partitura è stata incisa dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano ed è stata eseguita per la prima volta in Italia durante la 38^ edizione del Festival della Valle D’Itria dall’Orchestra Internazionale d’Italia diretta da Alvise Casellati.
La composizione 3 aforismi per clarinetto e fisarmonica è stata scelta come pezzo d’obbligo alla 38^ edizione del Concorso Internazionale di Castelfidardo.
L’operina per bambini Onde, commissionata dal Festival di Nuova Consonanza nel 2012, è stata messa in scena più volte in Italia riscuotendo sempre ottimi consensi.
Ha scritto inoltre musiche per spettacoli teatrali, cortometraggi e documentari con registi come Idalberto Fei, Elisa Rocca, Danilo Gattai, Oriana Marelli, Eros Achiardi, Emiliano Crialesi e Wilson Alvarenga.
Nel 2013 ha fondato l’ensemble Imago Sonora di cui è direttore artistico.
Le sue opere sono pubblicate da Edizioni Musicali Sconfinarte ed incise da Retropalco e VDM Records.

www.domenicoturi.com

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Annullato il concerto di Martha Argerich e Cuarteto Quiroga

Si avvisa il gentile pubblico che la pianista Martha Argerich è costretta ad annullare per motivi di salute il concerto con il Cuarteto Quiroga previsto venerdì 12 aprile al Teatro del Maggio. L’artista ha comunicato che l’intera tournée italiana, che avrebbe toccato anche Bologna e Venezia, è stata annullata.

Sarà possibile richiedere il rimborso dei biglietti a partire da martedì 9 aprile e non oltre martedì 21 maggio 2019 con le seguenti modalità:

– Coloro che hanno acquistato i biglietti online su www.maggiofiorentino.com e www.ticketone.it riceveranno il riaccredito sul conto utilizzato per l’acquisto, nelle tempistiche consentite dal proprio circuito bancario.

– Coloro che hanno acquistato alla biglietteria del Teatro del Maggio o telefonicamente al numero 055.2001278 potranno richiedere il rimborso presso la biglietteria del Teatro del Maggio esclusivamente in orario di prevendita (martedì-venerdì: 10-13/15-18; sabato:10-13; in sede di spettacolo non è possibile richiedere il rimborso).

– Coloro che hanno acquistato alla biglietteria del Teatro della Pergola potranno richiedere il rimborso presso la biglietteria del Teatro della Pergola dal lunedì al sabato in orario 9:30/18:30. Tel: 055.0763333.

– Coloro che hanno acquistato i biglietti nei punti vendita Boxoffice Toscana potranno richiedere il rimborso presso il punto vendita dove è stato effettuato l’acquisto. Info Line: 055.210804.

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The Mozart Quintets Project: intervista a Lorenza Borrani

Il 14 e 15 aprile, per la stagione degli Amici della Musica di Firenze, presenterà “The Mozart Quintets Project”, un programma dedicato ai Quintetti di Mozart. Ce lo può raccontare?

È un progetto che avevo in mente già da molto, cioè il fatto di poter dedicare un po’ di tempo all’approfondimento di queste partiture con un gruppo di persone che si incontrassero appositamente per questo. Solitamente, i Quintetti di Mozart sono suonati da quartetti d’archi stabili, che quindi hanno già una loro personalità definita, a cui si aggiunge uno strumentista esterno, che si deve inserire in un ambiente che ha già le sue regole e un modo di suonare definito; certo, può portare un contributo, ma si tratta sempre di qualcosa di occasionale: è per un’occasione che si fa questo lavoro. Certamente è un lavoro molto serio; però si tratta un 4+1, ed è difficile che questa formazione si trasformi in cinque unità che si incontrano apposta. L’alternativa, solitamente (ed è quello che ho potuto sperimentare personalmente), è che questi pezzi vengano suonati nei festival internazionali di musica da camera, dove cinque solisti si incontrano e, in un giorno di prove, li mettono insieme. Ho sempre un po’ sofferto la velocità con cui si lavorasse a questi lavori, anche a causa delle forti differenze, a volte frequenti, fra i cinque musicisti. Spesso si tratta di arrivare a un compromesso, più che a vere scelte artistiche di lettura della partitura. Per cui, era da tanto tempo che avevo in mente di costruire un gruppo che potesse lavorare su questo repertorio, e finalmente ci siamo riusciti. Noi siamo cinque musicisti che suonano insieme ormai da più di dieci anni. Abbiamo fatto un percorso comune sia nell’ambito della musica strumentale moderna, sia di quella antica, su strumenti originali. E abbiamo pensato di affrontare queste partiture sugli strumenti che Mozart aveva immaginato dovessero esprimerle. Suoneremo quindi su strumenti classico-barocchi. Oggi parliamo di “strumenti originali” anche se abbiamo un violino montato moderno con le corde di budello (quello che, ad esempio, ho suonato nella scorsa stagione degli Amici della Musica per il repertorio romantico, nel concerto con Alexander Lonquich e Alec Frank Gemmill, dove ho suonato la Sonata di Schumann e il Trio di Brahms). Per questo progetto, invece, abbiamo proprio strumenti barocco-classici, quindi un violino con il manico più grosso, tastiera piatta e più corta… è un altro strumento, con corde di budello, che si impugna proprio in modo diverso, e si suona con un altro tipo di archetto. Pensiamo che questi strumenti possano ancora di più dare voce a queste partiture. È da circa un anno, un anno e mezzo, che lavoriamo a questo progetto, e l’abbiamo già suonato un po’ in giro. È bellissimo lavorare così su queste partiture, perché solitamente solo i quartetti d’archi, sul repertorio quartettistico, fanno un lavoro così approfondito. E, invece, queste sono fra le partiture più alte che Mozart abbia mai scritto. Spenderci del tempo non solo è un dovere, ma proprio un lusso e un piacere enorme.

Cosa la affascina del mondo musicale di Mozart?

Della musica di Mozart sono tante le cose che mi affascinano. C’è una magia che la avvolge, che le dà quella lucentezza che forse solo Mozart riesce a dare. Però forse il lato che più mi attrae è la sua teatralità, il fatto che anche nella musica strumentale ci sia questo continuo riferimento all’opera, al gesto, all’aria, al recitativo… e che gli strumenti siano chiamati ora a cantare, ora a parlare, ora a danzare. C’è una varietà che si combina di battuta in battuta. Non si può nemmeno parlare di “sezioni” diverse: il carattere in questa musica cambia continuamente. Per questo, per me uno dei più grandi malintesi è considerare questa musica “rilassante”. Spesso si dice che la musica di Mozart rilassi, ma in realtà è tutt’altro. Se uno ascolta attentamente, e se si va in profondità a guardare tra le righe quello che la partitura chiede, in realtà si verifica quello che succede in un film molto avvincente (che sia una commedia o un film drammatico): cioè, ogni singolo piccolo particolare diventa assolutamente fondamentale per l’intero film.

Ci parla dei musicisti che la affiancano in questo progetto?

Sono, prima di tutto, musicisti e strumentisti straordinari, che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio percorso, e che ora ho la seconda fortuna di poter considerare tra i miei amici più cari. Questo è un altro lato molto forte che mi lega a questo progetto. Maia Cabeza è una violinista di origini molto particolari: è argentina, canadese, nata in Giappone, di madre ebrea… ha origini davvero variegate, ed è un talento incredibile del violino. È molto giovane, ed è una ragazza che sta facendo una carriera incredibile e farà sicuramente molta strada. L’ho conosciuta quando è venuta a fare qualche progetto della Spira Mirabilis, e suona con me nella Chamber Orchestra of Europe. Con Simone Jandl e Luise Buchberger suono ormai da moltissimi anni, sia nell’ambito della Spira Mirabilis che della Chamber Orchestra of Europe. Entrambe sono prime parti dell’Orchestra of the Age of the Enlightenment di Londra, quindi hanno una grande esperienza con gli strumenti originali (oltre che con quelli moderni). Abbiamo tutti questa duplice identità. Max Mandel è l’altra prima viola dell’Orchestra of the Age of the Enlightenment, che ho conosciuto quando è venuto a fare progetti con la Chamber Orchestra of Europe; lui ha anche fatto un progetto assieme a me con l’Australian Chamber Orchestra e lì ci siamo molto avvicinati. Vive tra Londra e New York, dove ha un quartetto.

Ha in programma altri repertori che vorrebbe esplorare con questo ensemble?

Sicuramente sì. Ora abbiamo talmente tanti progetti e appuntamenti con i Quintetti di Mozart, e ancora dobbiamo lavorare molto su questo. Siamo felicissimi di farlo: crediamo molto in questo progetto. Abbiamo in cantiere anche una registrazione dell’integrale, e ancora siamo molto focalizzati su questo. Ogni tanto, però, parliamo anche di esplorare il resto del repertorio per quintetto, che però soffre un po’ della solita tradizione di cui parlavamo prima. Quindi, senz’altro, sì.

Per maggiori informazioni sui concerti del Mozart Quintets Project, cliccare su 14 aprile e 15 aprile.

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Cibrán Sierra su Martha Argerich

Il nostro primo concerto insieme a Martha Argerich è stato nell’autunno del 2016. Abbiamo fatto un tour in Spagna e Portogallo, suonando il Quintetto di Schumann in sale da concerto, come il Palau di Barcellona, l’Auditorium di Madrid e la Fondazione Gulbenkian di Lisbona.

Il tour è stato un grande successo e abbiamo creato una grande intesa fra noi. È stata una tale gioia suonare insieme che quest’anno, quando si è verificata l’opportunità di farlo di nuovo, è stato con grande piacere che ci siamo avventurati in nuovi tour: a gennaio siamo stati alle Canarie e, questa primavera, saremo in Italia.

Per un quartetto d’archi relativamente giovane, fare musica da camera con una leggenda vivente come Martha Argerich è un dono incredibile, di cui faremo tesoro per tutta la vita. La sua personalità musicale è impareggiabile, il suo istinto musicale è una vera forza della natura, e la sua energia sul palco sembra quella di un vulcano. Non riesco a immaginarmi un’esperienza musicale più forte nel campo della musica da camera di quanto possa essere tuffarsi nell’oceano della musica con Martha… è come fare surf dentro a uno tsunami! Una gioia musicale di proporzioni monumentali.

Per maggiori informazioni sul concerto del Cuarteto Quiroga con Martha Argerich del 12 aprile, cliccare qui.

 

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Quattro domande al Quatuor Modigliani

Il 6 aprile eseguirete, per gli Amici della Musica, un programma interamente dedicato a Johannes Brahms. Cosa vi affascina della scrittura cameristica di questo autore?

Brahms è uno straordinario compositore di musica da camera, per molte ragioni. La sua produzione è enorme, e tutti i pezzi che ha scritto sono per la maggior parte riconosciuti come capolavori, come i sestetti per archi, il quintetto con pianoforte… I due Quartetti op. 51 sono molto speciali: Brahms ha impiegato quasi vent’anni per essere soddisfatto di loro. Inoltre, in questi pezzi si sente che, come nelle composizioni sinfoniche, pensava sempre all’eredità di Beethoven con grande entusiasmo, ma avvertendo anche l’ombra di un gigante.

In concerto con voi ci sarà anche il clarinettista Alessandro Carbonare. Come è iniziata la vostra collaborazione? Quali sono le caratteristiche che vi piacciono del suo modo di suonare?

Per noi è molto importante condividere la musica con altri musicisti (facciamo almeno cento concerti all’anno suonando solo noi quattro!). Ricordo che, con Alessandro, abbiamo suonato insieme qualche anno fa il Quintetto di Mozart, e da allora non abbiamo mai avuto l’opportunità di farlo di nuovo… quindi non vediamo l’ora, specialmente con il Quintetto con clarinetto di Brahms, che è uno degli ultimi pezzi scritti dal compositore.

Il vostro quartetto è stato formato nel 2003 durante gli anni di studio al Conservatorio di Parigi. Qual è il “segreto” di una relazione tanto lunga?

In realtà non c’è alcun segreto! La cosa che riteniamo più importante è che tutti noi siamo felici di suonare questo straordinario repertorio insieme alle persone che ci piacciono e che apprezzano lo stile di vita che abbiamo, sempre in viaggio… È anche molto importante rispettare le personalità di ognuno di noi, che fanno parte dell’identità del gruppo. Possiamo dire che, in questi sedici anni, abbiamo sviluppato un gusto comune nelle interpretazioni musicali.

Ci anticipate qualcosa dei vostri progetti futuri?

Sì, abbiamo diversi progetti! Il prossimo giugno eseguiremo un nuovo quartetto di Philippe Hersant appositamente scritto per noi. Saremo anche molto impegnati nei due festival dove curiamo la direzione artistica: il Festival Evian, che sarà dedicato a Brahms, e un piccolo festival molto carino, vicino all’Italia, a Saint-Paul-de-Vence.

Per maggiori informazioni sul concerto del Quatuor Modigliani e Alessandro Carbonare del 6 aprile, cliccare qui.

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In dialogo con Cibrán Sierra del Cuarteto Quiroga

Il concerto del prossimo 24 marzo sarà la prima performance del Cuarteto Quiroga a Firenze. Presenterete un programma che include il Quartetto di Bartók n. 2 e il Quartetto di Ginastera n. 1 (che sono anche nel vostro ultimo disco “Terra”, Cobra Records, 2017), e il Quartetto op. 18 n. 5 di Beethoven. Come avete “composto” questo programma?

Il nostro disco “Terra” parla di come ogni musica, indipendentemente dalla sua provenienza, sia profondamente radicata nella cultura popolare. Nessun compositore avrebbe mai scritto ciò che ha scritto se fosse nato in un paese diverso e se fosse cresciuto in un altro universo sonoro di canti popolari, danze e tradizioni musicali. Questo è evidente in Bartók e Ginastera, che hanno usato idiosincraticamente il folklore per nutrire il loro linguaggio musicale; ma la gente dimentica di solito, quando si tratta dei grandi compositori del canone classico (Haydn, Mozart, Beethoven, Brahms), che la loro musica è radicata anche nelle canzoni, melodie e ritmi popolari. In Beethoven, per esempio, è molto chiaro. Tutti i movimenti del Quartetto op. 18 n. 5 usano strutture che derivano direttamente dal folklore austriaco.

Questo è, in un certo senso, il leitmotiv di questo programma.

Il violino che suona, “Arnold Rosé” di Nicola Amati (Cremona, 1682), ha una storia molto particolare. Potrebbe raccontarcela? 

Questo incredibile strumento, realizzato magnificamente da Amati nei suoi ultimi anni, è appartenuto nel passato a uno dei violinisti più influenti della nostra storia. Arnold Rosé era il primo violino dell’Orchestra Filarmonica di Vienna ai tempi di Brahms e Mahler. Fu anche violinista del quartetto Rosé, importantissimo a Vienna in quel tempo, che eseguì le première di molti fra i primi lavori della Seconda Scuola Viennese, oltre a essere un sostenitore del passaggio fra la grande tradizione classica e la nuova musica del primo XX secolo. Il violino appartiene ora agli eredi di Paola Modiano: loro, in un atto di estrema generosità e sensibilità, hanno deciso di prestare lo strumento a un violinista in attività che ne mantenga vivo il suono. Il mio quartetto ha avuto la fortuna di essere il destinatario di questo dono meraviglioso. È davvero un onore per me rendere omaggio alla generosità della compianta Modiano e dei suoi eredi, suonando musica in tutto il mondo in un quartetto d’archi che ha ereditato dal leggendario Quartetto Rosé così tanto valore e storia musicale.

Quali sono i progetti futuri del Cuarteto Quiroga?

Il più immediato è l’uscita della nostra ultima registrazione, “Heritage”, dedicata proprio a questo: al nostro patrimonio musicale. È un’antologia di composizioni per quartetto d’archi composte a Madrid, città natale e base del nostro quartetto, alla fine del Settecento, quando il genere fioriva in tutta Europa. Normalmente, il genere del quartetto d’archi viene identificato con l’Europa centrale, Vienna, Mannheim e anche l’Italia settentrionale, mentre la Spagna è totalmente fuori dal circuito. In verità, a quel tempo Madrid era davvero una capitale della composizione di quartetti d’archi, con molti e talentuosi compositori fertili e creativi, che hanno scritto un ampio catalogo di straordinarie opere per questo genere. Tra questi, due geni italiani, Luigi Boccherini e Gaetano Brunetti, che hanno vissuto gran parte della loro vita a Madrid lavorando per la Corte Reale. Nel disco, presentiamo le prime registrazioni assolute, mai registrate prima su disco, di due dei loro quartetti, assieme ad altre opere di ottimi compositori locali, come Canales e Almeida. Il tutto eseguito con corde di budello e guidato da criteri storici e musicologici di prassi esecutiva. Riteniamo che questa musica debba essere ascoltata ancora nelle sale da concerto di tutto il mondo, perché è veramente eccezionale e merita la stessa attenzione del canone classico viennese.

Riguardo ai concerti, siamo appena rientrati dagli Stati Uniti, e dopo la nostra visita a Firenze, abbiamo concerti in Francia, Belgio, Paesi Bassi, poi torneremo in Italia con Martha Argerich, in Spagna… La stagione 2019-2020 vedrà un altro tour americano, e concerti in sale come la Konzerthaus di Berlino, Elbphilharmonie di Amburgo, Muziekgebouw di Amsterdam, Konzert Theater di Berna, DeSingel di Anversa, Royal Chamber Music Society di Manchester, Palau di Barcellona, Auditorio Nacional di Madrid, e molti altri… Quindi, un sacco di impegni! Speriamo di tornare anche a Firenze e in Italia… il nostro legame con questo paese è così forte da farci sempre sentire a casa: pochi posti hanno tutto questo significato per noi.

Per maggiori informazioni sul concerto del Cuareto Quiroga del 24 marzo, cliccare qui.

 

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incontro-conferenza il Romanticismo tra Arte e Musica

DOMENICA 3 MARZO ore 10.30
Accademia delle Arti del Disegno
via Orsanmichele, 4 Firenze – ingresso gratuito
Il Romanticismo tra arte e musica
CONFERENZA a cura di Valentina Pagni docente di pianoforte principale presso la Scuola di Musica di Fiesole
in collaborazione con Amici dei Musei Fiorentini
in occasione del recital di Andrea Lucchesini Schubert: le ultime due Sonate
in programma al Teatro della Pergola sabato 9 marzo ore 16

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Intervista al Trio di Parma

Il programma che eseguirete assieme al violista Simonide Braconi include i primi due Quartetti con pianoforte di Brahms. Cosa vi affascina particolarmente di questi lavori?

Enrico Bronzi. In questi due Quartetti ci sono tutti gli ingredienti della poetica e del pensiero brahmsiano: essenzialità, elaborazione continua, tono popolare, pienezza di scrittura.
Sono due opere quasi opposte dal punto di vista del carattere, tuttavia intimamente connesse dal punto di vista della logica interna che le genera. Mi fanno pensare un po’ alle opere “complementari” che Beethoven spesso mette sotto il medesimo numero d’opera, quasi a voler sperimentare procedimenti formali contrastanti.

Suonate insieme fin da giovanissimi, dal 1990. Qual è il segreto di questo sodalizio così profondo?

Enrico Bronzi. Molto spesso l’unità di visione di chi sceglie un percorso cameristico condiviso sfocia in un intorpidimento del senso critico in favore di una vocazione “identitaria”. Forse la nostra forza sta nel quasi paradossale contrasto tra condivisione profonda dei valori di base del fare musica insieme e le marcate differenze di carattere individuale che ci contraddistinguono.

Vi dedicate intensamente all’insegnamento nei Conservatori di Parma (per la musica da camera), di Novara e al Mozarteum di Salisburgo (per gli strumenti individuali). Quali sono i consigli più importanti che date alle giovani formazioni cameristiche?

Ivan Rabaglia. Ormai da due anni affianchiamo, alla nostra attività stabile in Conservatorio, un Master di alta formazione in musica da camera al Conservatorio di Parma. Questo ci permette di aiutare concretamente gli allievi che stanno iniziando una carriera in ambito cameristico. È difficile dire cosa consigliamo ai ragazzi perché i fattori in campo sono vari e molteplici: le nostre tre diverse personalità in rapporto con le singole personalità degli allievi pongono l’accento su problematiche che possono cambiare continuamente. La lettura corretta del testo e l’analisi del percorso formale e armonico prende corpo gradualmente in una interpretazione sempre più consapevole e personale, mentre diverse soluzioni strumentali possono aiutare nelle situazioni acustiche più disparate, nei concerti dal vivo o nelle registrazioni. In sostanza direi che è un “work in progress” e i successi dei nostri allievi in concorsi internazionali, in premi o borse di studio ci attestano che il nostro lavoro in qualche modo funziona.

Avete progetti futuri che volete rivelarci?

Alberto Miodini. Dalla prossima stagione proporremo, tra le altre cose, due cicli di programmi cui teniamo particolarmente: il primo prevede l’accostamento, in tre concerti, dei sei grandi Trii beethoveniani ai tre Trii di Mauricio Kagel; l’altro, sempre in tre concerti, propone un approfondimento del repertorio di matrice slava, con l’esecuzione integrale dei Trii di Dvořák e lavori di Šostakovič, Rachmaninov e Čaikovskij.

Per maggiori informazioni sul concerto del Trio di Parma e Simonide Braconi di sabato 2 marzo, cliccare qui.

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