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Cibrán Sierra su Martha Argerich

Il nostro primo concerto insieme a Martha Argerich è stato nell’autunno del 2016. Abbiamo fatto un tour in Spagna e Portogallo, suonando il Quintetto di Schumann in sale da concerto, come il Palau di Barcellona, l’Auditorium di Madrid e la Fondazione Gulbenkian di Lisbona.

Il tour è stato un grande successo e abbiamo creato una grande intesa fra noi. È stata una tale gioia suonare insieme che quest’anno, quando si è verificata l’opportunità di farlo di nuovo, è stato con grande piacere che ci siamo avventurati in nuovi tour: a gennaio siamo stati alle Canarie e, questa primavera, saremo in Italia.

Per un quartetto d’archi relativamente giovane, fare musica da camera con una leggenda vivente come Martha Argerich è un dono incredibile, di cui faremo tesoro per tutta la vita. La sua personalità musicale è impareggiabile, il suo istinto musicale è una vera forza della natura, e la sua energia sul palco sembra quella di un vulcano. Non riesco a immaginarmi un’esperienza musicale più forte nel campo della musica da camera di quanto possa essere tuffarsi nell’oceano della musica con Martha… è come fare surf dentro a uno tsunami! Una gioia musicale di proporzioni monumentali.

Per maggiori informazioni sul concerto del Cuarteto Quiroga con Martha Argerich del 12 aprile, cliccare qui.

 

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Quattro domande al Quatuor Modigliani

Il 6 aprile eseguirete, per gli Amici della Musica, un programma interamente dedicato a Johannes Brahms. Cosa vi affascina della scrittura cameristica di questo autore?

Brahms è uno straordinario compositore di musica da camera, per molte ragioni. La sua produzione è enorme, e tutti i pezzi che ha scritto sono per la maggior parte riconosciuti come capolavori, come i sestetti per archi, il quintetto con pianoforte… I due Quartetti op. 51 sono molto speciali: Brahms ha impiegato quasi vent’anni per essere soddisfatto di loro. Inoltre, in questi pezzi si sente che, come nelle composizioni sinfoniche, pensava sempre all’eredità di Beethoven con grande entusiasmo, ma avvertendo anche l’ombra di un gigante.

In concerto con voi ci sarà anche il clarinettista Alessandro Carbonare. Come è iniziata la vostra collaborazione? Quali sono le caratteristiche che vi piacciono del suo modo di suonare?

Per noi è molto importante condividere la musica con altri musicisti (facciamo almeno cento concerti all’anno suonando solo noi quattro!). Ricordo che, con Alessandro, abbiamo suonato insieme qualche anno fa il Quintetto di Mozart, e da allora non abbiamo mai avuto l’opportunità di farlo di nuovo… quindi non vediamo l’ora, specialmente con il Quintetto con clarinetto di Brahms, che è uno degli ultimi pezzi scritti dal compositore.

Il vostro quartetto è stato formato nel 2003 durante gli anni di studio al Conservatorio di Parigi. Qual è il “segreto” di una relazione tanto lunga?

In realtà non c’è alcun segreto! La cosa che riteniamo più importante è che tutti noi siamo felici di suonare questo straordinario repertorio insieme alle persone che ci piacciono e che apprezzano lo stile di vita che abbiamo, sempre in viaggio… È anche molto importante rispettare le personalità di ognuno di noi, che fanno parte dell’identità del gruppo. Possiamo dire che, in questi sedici anni, abbiamo sviluppato un gusto comune nelle interpretazioni musicali.

Ci anticipate qualcosa dei vostri progetti futuri?

Sì, abbiamo diversi progetti! Il prossimo giugno eseguiremo un nuovo quartetto di Philippe Hersant appositamente scritto per noi. Saremo anche molto impegnati nei due festival dove curiamo la direzione artistica: il Festival Evian, che sarà dedicato a Brahms, e un piccolo festival molto carino, vicino all’Italia, a Saint-Paul-de-Vence.

Per maggiori informazioni sul concerto del Quatuor Modigliani e Alessandro Carbonare del 6 aprile, cliccare qui.

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In dialogo con Cibrán Sierra del Cuarteto Quiroga

Il concerto del prossimo 24 marzo sarà la prima performance del Cuarteto Quiroga a Firenze. Presenterete un programma che include il Quartetto di Bartók n. 2 e il Quartetto di Ginastera n. 1 (che sono anche nel vostro ultimo disco “Terra”, Cobra Records, 2017), e il Quartetto op. 18 n. 5 di Beethoven. Come avete “composto” questo programma?

Il nostro disco “Terra” parla di come ogni musica, indipendentemente dalla sua provenienza, sia profondamente radicata nella cultura popolare. Nessun compositore avrebbe mai scritto ciò che ha scritto se fosse nato in un paese diverso e se fosse cresciuto in un altro universo sonoro di canti popolari, danze e tradizioni musicali. Questo è evidente in Bartók e Ginastera, che hanno usato idiosincraticamente il folklore per nutrire il loro linguaggio musicale; ma la gente dimentica di solito, quando si tratta dei grandi compositori del canone classico (Haydn, Mozart, Beethoven, Brahms), che la loro musica è radicata anche nelle canzoni, melodie e ritmi popolari. In Beethoven, per esempio, è molto chiaro. Tutti i movimenti del Quartetto op. 18 n. 5 usano strutture che derivano direttamente dal folklore austriaco.

Questo è, in un certo senso, il leitmotiv di questo programma.

Il violino che suona, “Arnold Rosé” di Nicola Amati (Cremona, 1682), ha una storia molto particolare. Potrebbe raccontarcela? 

Questo incredibile strumento, realizzato magnificamente da Amati nei suoi ultimi anni, è appartenuto nel passato a uno dei violinisti più influenti della nostra storia. Arnold Rosé era il primo violino dell’Orchestra Filarmonica di Vienna ai tempi di Brahms e Mahler. Fu anche violinista del quartetto Rosé, importantissimo a Vienna in quel tempo, che eseguì le première di molti fra i primi lavori della Seconda Scuola Viennese, oltre a essere un sostenitore del passaggio fra la grande tradizione classica e la nuova musica del primo XX secolo. Il violino appartiene ora agli eredi di Paola Modiano: loro, in un atto di estrema generosità e sensibilità, hanno deciso di prestare lo strumento a un violinista in attività che ne mantenga vivo il suono. Il mio quartetto ha avuto la fortuna di essere il destinatario di questo dono meraviglioso. È davvero un onore per me rendere omaggio alla generosità della compianta Modiano e dei suoi eredi, suonando musica in tutto il mondo in un quartetto d’archi che ha ereditato dal leggendario Quartetto Rosé così tanto valore e storia musicale.

Quali sono i progetti futuri del Cuarteto Quiroga?

Il più immediato è l’uscita della nostra ultima registrazione, “Heritage”, dedicata proprio a questo: al nostro patrimonio musicale. È un’antologia di composizioni per quartetto d’archi composte a Madrid, città natale e base del nostro quartetto, alla fine del Settecento, quando il genere fioriva in tutta Europa. Normalmente, il genere del quartetto d’archi viene identificato con l’Europa centrale, Vienna, Mannheim e anche l’Italia settentrionale, mentre la Spagna è totalmente fuori dal circuito. In verità, a quel tempo Madrid era davvero una capitale della composizione di quartetti d’archi, con molti e talentuosi compositori fertili e creativi, che hanno scritto un ampio catalogo di straordinarie opere per questo genere. Tra questi, due geni italiani, Luigi Boccherini e Gaetano Brunetti, che hanno vissuto gran parte della loro vita a Madrid lavorando per la Corte Reale. Nel disco, presentiamo le prime registrazioni assolute, mai registrate prima su disco, di due dei loro quartetti, assieme ad altre opere di ottimi compositori locali, come Canales e Almeida. Il tutto eseguito con corde di budello e guidato da criteri storici e musicologici di prassi esecutiva. Riteniamo che questa musica debba essere ascoltata ancora nelle sale da concerto di tutto il mondo, perché è veramente eccezionale e merita la stessa attenzione del canone classico viennese.

Riguardo ai concerti, siamo appena rientrati dagli Stati Uniti, e dopo la nostra visita a Firenze, abbiamo concerti in Francia, Belgio, Paesi Bassi, poi torneremo in Italia con Martha Argerich, in Spagna… La stagione 2019-2020 vedrà un altro tour americano, e concerti in sale come la Konzerthaus di Berlino, Elbphilharmonie di Amburgo, Muziekgebouw di Amsterdam, Konzert Theater di Berna, DeSingel di Anversa, Royal Chamber Music Society di Manchester, Palau di Barcellona, Auditorio Nacional di Madrid, e molti altri… Quindi, un sacco di impegni! Speriamo di tornare anche a Firenze e in Italia… il nostro legame con questo paese è così forte da farci sempre sentire a casa: pochi posti hanno tutto questo significato per noi.

Per maggiori informazioni sul concerto del Cuareto Quiroga del 24 marzo, cliccare qui.

 

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incontro-conferenza il Romanticismo tra Arte e Musica

DOMENICA 3 MARZO ore 10.30
Accademia delle Arti del Disegno
via Orsanmichele, 4 Firenze – ingresso gratuito
Il Romanticismo tra arte e musica
CONFERENZA a cura di Valentina Pagni docente di pianoforte principale presso la Scuola di Musica di Fiesole
in collaborazione con Amici dei Musei Fiorentini
in occasione del recital di Andrea Lucchesini Schubert: le ultime due Sonate
in programma al Teatro della Pergola sabato 9 marzo ore 16

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Intervista al Trio di Parma

Il programma che eseguirete assieme al violista Simonide Braconi include i primi due Quartetti con pianoforte di Brahms. Cosa vi affascina particolarmente di questi lavori?

Enrico Bronzi. In questi due Quartetti ci sono tutti gli ingredienti della poetica e del pensiero brahmsiano: essenzialità, elaborazione continua, tono popolare, pienezza di scrittura.
Sono due opere quasi opposte dal punto di vista del carattere, tuttavia intimamente connesse dal punto di vista della logica interna che le genera. Mi fanno pensare un po’ alle opere “complementari” che Beethoven spesso mette sotto il medesimo numero d’opera, quasi a voler sperimentare procedimenti formali contrastanti.

Suonate insieme fin da giovanissimi, dal 1990. Qual è il segreto di questo sodalizio così profondo?

Enrico Bronzi. Molto spesso l’unità di visione di chi sceglie un percorso cameristico condiviso sfocia in un intorpidimento del senso critico in favore di una vocazione “identitaria”. Forse la nostra forza sta nel quasi paradossale contrasto tra condivisione profonda dei valori di base del fare musica insieme e le marcate differenze di carattere individuale che ci contraddistinguono.

Vi dedicate intensamente all’insegnamento nei Conservatori di Parma (per la musica da camera), di Novara e al Mozarteum di Salisburgo (per gli strumenti individuali). Quali sono i consigli più importanti che date alle giovani formazioni cameristiche?

Ivan Rabaglia. Ormai da due anni affianchiamo, alla nostra attività stabile in Conservatorio, un Master di alta formazione in musica da camera al Conservatorio di Parma. Questo ci permette di aiutare concretamente gli allievi che stanno iniziando una carriera in ambito cameristico. È difficile dire cosa consigliamo ai ragazzi perché i fattori in campo sono vari e molteplici: le nostre tre diverse personalità in rapporto con le singole personalità degli allievi pongono l’accento su problematiche che possono cambiare continuamente. La lettura corretta del testo e l’analisi del percorso formale e armonico prende corpo gradualmente in una interpretazione sempre più consapevole e personale, mentre diverse soluzioni strumentali possono aiutare nelle situazioni acustiche più disparate, nei concerti dal vivo o nelle registrazioni. In sostanza direi che è un “work in progress” e i successi dei nostri allievi in concorsi internazionali, in premi o borse di studio ci attestano che il nostro lavoro in qualche modo funziona.

Avete progetti futuri che volete rivelarci?

Alberto Miodini. Dalla prossima stagione proporremo, tra le altre cose, due cicli di programmi cui teniamo particolarmente: il primo prevede l’accostamento, in tre concerti, dei sei grandi Trii beethoveniani ai tre Trii di Mauricio Kagel; l’altro, sempre in tre concerti, propone un approfondimento del repertorio di matrice slava, con l’esecuzione integrale dei Trii di Dvořák e lavori di Šostakovič, Rachmaninov e Čaikovskij.

Per maggiori informazioni sul concerto del Trio di Parma e Simonide Braconi di sabato 2 marzo, cliccare qui.

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UN CAFFÈ CON CHRISTOPHE ROUSSET: FRANÇOIS COUPERIN

Incontro aperto con il Maestro

INSTITUT FRANÇAIS FIRENZE
Lunedì 25 febbraio 2019, ore 14 – piazza Ognissanti 2

Prenotazione obbligatioria. Ingresso gratuito.
Info e prenotazioni: firenze@institutfrancais.it

Christophe Rousset è un clavicembalista e direttore d’orchestra francese, studioso ed interprete in particolare della musica barocca su strumenti d’epoca, docente di clavicembalo presso l’Accademia Musicale Chigiana di Siena.

Dopo il primo approccio alla musica con lo studio del pianoforte, a 13 anni mostra interesse per la musica antica e il clavicembalo; studia a Parigi alla Schola Cantorum con la clavicembalista Huguette Dreyfus, e in seguito si perfeziona presso il Royal Conservatory dell’Aia, sotto la guida di Kenneth Gilbert, Bob van Asperen e Gustav Leonhardt. Nel 1983 vince il primo premio al Concorso Internazionale di Clavicembalo di Bruges.

Inizia quindi l’attività concertistica internazionale, sia come solista, partecipando ai più prestigiosi festival di musica antica, sia collaborando con orchestre barocche, quali l’Academy of Ancient Music, Les Arts Florissants, Musica Antiqua Köln, La Petite Bande e Il Seminario Musicale.

Nel 1991 fonda un proprio ensemble, Les Talens Lyriques, nome scelto in omaggio a Jean-Philippe Rameau, autore dell’opéra-ballet Les Fetes d’Hebe ou Les Talents lyriques[1].

Ha realizzato molte incisioni discografiche, sia come clavicembalista solista, sia come direttore d’orchestra. Nel suo repertorio hanno un maggior rilievo i musicisti della scuola francese, come François Couperin e Rameau, ma grande attenzione è rivolta anche verso altri stili del barocco europeo, in particolare napoletano[1]. Con Les Talens Lyriques ha registrato la colonna sonora del film Farinelli – Voce regina, e ha vinto il Gramophone Award del 1992 e del 1998 per la musica barocca. Nel 1995 ha ricevuto il premio Classical Awards di Cannes per il disco Bach: Partitas, Bwv 825-830. Nel 2013 ha ricevuto il Premio Traetta dalla Traetta Society per il suo impegno e la sua passione nella riscoperta del patrimonio musicale europeo.

Discografia
1991 – Jean-Philippe Rameau, Pièces de Clavecin (Decca «L’Oiseaux Lyre»)
1992 – Johann Sebastian Bach, Italian Concerto, BWV 971 – French Overture, BWV 831 – Chromatic Fantasy & Fugue, BMV 903 (Decca «L’Oiseaux Lyre»)
1993 – Johann Sebastian Bach, Partitas, BWV 825-830 (Decca «L’Oiseaux Lyre»)
1993 – Jean Philippe Rameau, Overtures, con Les Talens Lyriques (Decca «L’Oiseaux Lyre»)
1994 – François Couperin, Quatrième livre de Pièces de Clavecin (Harmonia Mundi)
1997 – Johann Jakob Froberger, Suites de clavecin; Toccatas (Harmonia Mundi)
1999 – Domenico Scarlatti, 15 Harpsichord Sonatas (Decca)
2000 – Jean-Henri d’Anglebert, Complete Harpsichord Works (Decca)
2003 – Wilhelm Friedemann Bach, Oeuvres pour clavecin (Harmonia Mundi)
2004 – Jean-Philippe Rameau, Six Concerts en sextuor, Christophe Rousset, Les Talens Lyriques (Decca)
2004 – Johann Sebastian Bach, Suites Anglaises (Ambroisie)
2004 – Johann Sebastian Bach, Harpsichord Works (Decca)
2005 – Johann Sebastian Bach, Suites Francaises (Ambroisie)
2006 – Johann Sebastian Bach, Goldberg Variations, BWV 988; Italian Concerto, BWV 971; etc. (Decca)
2009 – Jean-Philippe Rameau, Les Indes Galantes (Naïve)
2010 – Johann Sebastian Bach, Suites inglesi – Suites francesi – Klavierbüchlein (Ambroisie/Naïve)
2010 – Georg Friedrich Händel, Opera seria, con Les Talens Lyriques (Naïve)
2013 – Antonio Sacchini, Renaud (Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française – Venezia – Edizione limitata e numerata di 3.000 esemplari)

Onorificenze
Cavaliere dell’Ordine nazionale al merito – nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine nazionale al merito
Ufficiale dell’Ordre des arts et des lettres – nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell’Ordre des arts et des lettres

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Annullato il concerto di Marianna Pizzolato

Avvisiamo pubblico e abbonati che Marianna Pizzolato è costretta ad annullare il concerto in programma lunedì 25 febbraio ore 21 al Saloncino della Pergola.
Il concerto non verrà sostituito, pertanto chi ha già acquistato il biglietto e gli abbonati ai turni A e C, potranno richiedere il rimborso entro e non oltre lunedì 11 marzo 2019 con le seguenti modalità:

ABBONAMENTI
– Gli abbonati ai turni A e C potranno richiedere il rimborso in contanti della quota dell’abbonamento presso la biglietteria del Teatro della Pergola dal lunedì al sabato in orario 9:30>18:30 oppure in occasione dei concerti del 17, 24 febbraio, del 3, 10, 11 marzo tra le ore 20 e le ore 21 (si raccomanda di arrivare per tempo per consentire le operazioni di rimborso).
– Gli abbonati al turno libero 5+5 e gli abbonati al turno Bpiù che hanno inserito questo concerto tra gli eventi a scelta libera potranno sostituirlo con un altro in programma recandosi, con il biglietto del concerto del 25/02, presso la biglietteria del Teatro della Pergola dal lunedì al sabato in orario 9:30>18:30.

BIGLIETTI
– coloro che hanno acquistato i biglietti online su www.ticketone.it riceveranno il riaccredito sul conto utilizzato per l’acquisto, nelle tempistiche consentite dal proprio circuito bancario;
– coloro che hanno acquistato alla biglietteria del Teatro della Pergola potranno richiedere il rimborso presso la biglietteria del Teatro della Pergola dal lunedì al sabato in orario 9:30>18:30;
– coloro che hanno acquistato i biglietti nei punti vendita Boxoffice dovranno richiedere il rimborso presso il punto vendita dove è stato effettuato l’acquisto.

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QUARTETTO PROMETEO sostituisce VISION STRING QUARTET

Firenze 21 gennaio 2019 – Il Vision String Quartet a causa di problemi di salute di uno dei componenti è costretto a cancellare il concerto in programma al Saloncino della Pergola per domenica 27 gennaio 2019 alle ore 21.

Pertanto il concerto previsto sarà sostituito dal QUARTETTO PROMETEO che eseguirà il seguente programma
MENDELSSOHN: Quartetto n. 6 in fa minore, op. 80
SCHUBERT: Quartetto n. 15 in sol maggiore, op. 161, D. 887

Il nuovo concerto rimarrà valido per gli abbonati ai turni A e C.

Chi ha acquistato i biglietti per il concerto del Vision String Quartet e non volesse assistere al nuovo concerto programmato, dovrà chiedere il rimborso a partire da martedì 22 gennaio 2019 ed entro e non oltre sabato 23 febbraio 2019 con le seguenti modalità:
– coloro che hanno acquistato i biglietti online su www.ticketone.it riceveranno il riaccredito sul conto utilizzato per l’acquisto, nelle tempistiche consentite dal proprio circuito bancario;
– coloro che hanno acquistato alla biglietteria del Teatro della Pergola potranno richiedere il rimborso presso la biglietteria del Teatro della Pergola in orario di prevendita (dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 18.30, domenica e festivi chiuso);
– coloro che hanno acquistato i biglietti nei punti vendita Boxoffice dovranno richiedere il rimborso presso il punto vendita dove è stato effettuato l’acquisto.

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Intervista a Alessandro Taverna

Il prossimo 16 febbraio presenterà, per la stagione degli Amici della Musica di Firenze, un programma interamente dedicato a Johann Sebastian Bach e alle sue riletture e trascrizioni storiche di Rachmaninov, Siloti e Busoni. In chiusura, eseguirà un altro lavoro-omaggio alla scrittura di Bach, il Preludio Corale e Fugadi César Franck. Può raccontare cosa la avvicina a questi brani?

Soprattutto il senso del sacro. C’è infatti in tutti i musicisti un’esigenza ricorrente di ripercorrere questo repertorio durante la loro attività, ed è piuttosto sorprendente se si pensa che in fin dei conti si tratta, almeno dal punto di vista pianistico, di quello più lontano guardando alla scrittura e alla concezione esecutiva. Dell’età di Bach sono rimasti più o meno gli stessi praticamente tutti gli strumenti, ad eccezione del pianoforte, che per come lo conosciamo oggi sarebbe apparso solo circa 200 anni dopo. Eppure l’opera di Bach esercita un magnetismo e un fascino innegabile per tutti i pianisti: è come se nella sua scrittura fosse condensato e anticipato tutto quello che c’è stato dopo. Se guardiamo, per esempio, all’Overture francese c’è da pensare che sia un vero anticipo di Romanticismo. Sono sicuro che lo stesso fascino abbia determinato in tanti compositori successivi il costante “rifarsi” al genio di Bach: lo testimoniano le tante trascrizioni, alcune delle quali sono presenti nel programma che propongo, o la concezione architettonica di opere che in modo deliberato si ispirano al Clavicembalo ben temperato, da Chopin a Shostakovich, fino ai pianisti organisti che ovviamente hanno in Bach un riferimento integrale, da Mendelssohn, a Franck, a Reger.

Venendo all’accezione del sacro, esso risiede oltre che nella forma e nella perfezione matematica, nella capacità di dare voce al Divino, fungendo da tramite fra l’Assoluto e noi: rubando le parole di Philippe Daverio, le opere d’arte quali quelle di Bach sono degli specchi all’interno dei quali uno rivede una parte di se stesso, richiedono dunque una sorta di “rito iniziatico” che consente di rimanere catturati dal “gioco”, come in un contrappunto di cui non si ammira più la perfezione dell’esercizio tecnico ma se ne prova godimento artistico quasi venendone rapiti.

Il suo repertorio include anche numerosi lavori scritti da compositori contemporanei, come Luca Francesconi, Atsuhiko Gondai, Mario Pagotto, Christopher Theofanidis, Charles Wuorinen, e altri ancora. Secondo quali criteri sceglie nuovi brani da eseguire?

Il più delle volte non si tratta soltanto di una scelta personale: è spesso la proposta da parte di chi suggerisce un programma che mi induce la curiosità che poi mi fa avventurare nella scoperta di un linguaggio diverso. Nello stesso tempo è il rapporto di complicità e di collaborazione che si viene a creare con il compositore, e questa per me è la parte certamente più affascinante: l’ultima volta è capitato con Autodafèdi Michele Dall’Ongaro, che ho eseguito l’anno scorso all’Accademia Filarmonica Romana. In questo caso la sfida tecnica è stata l’elemento che più degli altri ha innescato in me l’interesse allo studio del pezzo, poi è subentrata una comprensione più approfondita di quello che esigeva il compositore, con la necessità, talvolta, di deviare dalle soluzioni che intendevo adottare. Nella musica contemporanea il privilegio è la possibilità di capire in maniera più approfondita cosa si nasconde dietro il segno, quali siano i pensieri e le intenzioni che hanno indotto il compositore a una certa scrittura, quali gli accorgimenti esecutivi ed espressivi che occorre adottare e quale, infine, il compromesso tra la tecnica e l’idea.

Oltre all’attività concertistica, si dedica all’insegnamento presso il Conservatorio e la Fondazione Santa Cecilia di Portogruaro. Quali sono i consigli più importanti che cerca di trasmettere ai suoi allievi?

Il mio approccio all’insegnamento è di impronta “sperimentale”: dipende, cioè, da una parte da quello che pratico in fase di studio e nelle esecuzioni e poi certamente da quello che ascolto negli altri e da tutti i consigli di cui nel corso degli anni ho fatto tesoro dai miei maestri: questo, in sintesi, è ciò che cerco di proporre loro, in un modo sempre il più possibile dialettico. La comprensione della ragione da cui discende un certo tipo di diteggiatura e del perché è potenzialmente migliore rispetto a un’altra, la valutazione della fisica dello strumento e dell’approccio allo stesso, e tante altre variabili, derivano forse anche dalla mia anima “scientifica”, che in passato mi aveva fatto studiare ingegneria meccanica all’università. In una recente intervista, un po’ scherzando ma nemmeno troppo, ho detto che preparando le Variazioni su Paganini di Brahms mi ispiravo alla Formula 1 di cui sono grande tifoso, soprattutto quando mettono in atto delle soluzioni aerodinamiche che però a volte si rivelano inefficaci e pertanto occorre tornare indietro. Con i ragazzi (e anche con me stesso) il lavoro è simile e, comunque, è sempre “corale”, nel senso che il flusso delle informazioni non va soltanto in un senso unico, ma anche, necessariamente, da loro verso di me: questo reciproco arricchimento è il guadagno più grande che uno possa scoprire nell’insegnamento.

Ha progetti futuri di cui vorrebbe anticipare qualcosa?

Tra i prossimi eventi ci sono i debutti con Fabio Luisi al Lincoln Centre di New York a marzo e alla Koncerthuset di Copenhagen a maggio. Poi, sempre a marzo, sarò a Dublino con la RTE National Symphony Orchestra: mi farà compagnia il loro “eroe nazionale” John Field.

Per informazioni sul concerto di Alessandro Taverna del 16 febbraio, cliccare qui.

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Quattro domande a Enrico Pace

La sua carriera si divide fra impegni solistici e cameristici: c’è una situazione in cui si sente maggiormente a casa?

Sin dagli studi in Conservatorio a Pesaro ho sempre amato suonare con amici e colleghi, dai quattro mani, ai due pianoforti, alla musica da camera, quindi questa è una dimensione per me molto congeniale. D’altra parte, suonando da soli, c’è la piena libertà di scelte interpretative personali, quindi ogni situazione ha i suoi vantaggi e svantaggi. La cosa sicuramente più simpatica suonando in duo o in formazione è la possibilità di interazione umana e scambio reciproco.

Dal 2006 ha iniziato un’intensa collaborazione con il violinista Leonidas Kavakos: cosa vi ha fatti “scegliere” l’un l’altro come partner musicali?

Nel 1999 o 2000 suonammo insieme a un festival e da allora cercammo possibilità di collaborare più stabilmente, cosa che si è verificata a partire dal 2006. Penso che il desiderio di approfondire la partitura e di trovare una convincente cifra espressiva in ogni esecuzione sia una caratteristica comune.

Da diversi anni insegna presso l’Accademia Pianistica di Imola e presso quella di Pinerolo: sono cambiati gli studenti nel tempo, oppure trova in loro sempre le stesse urgenze e motivazioni a studiare lo strumento e perfezionarsi ad alti livelli?

Non ho notato cambiamenti in questi anni. Quello che è diverso sono le condizioni per poter emergere rispetto a trent’anni fa. Ora il livello di esecuzione è in costante perfezionamento e il numero di giovani pianisti è molto alto, quindi è molto difficile trovare un canale per
farsi conoscere. Quello che in genere consiglio è di ampliare la propria conoscenza, la cultura artistica e generale, in modo da poter dare una visione personale e unica dell’opera da eseguire.

Ha progetti futuri che vuole raccontarci?

Ho in cantiere l’integrale delle “Armonie poetiche e religiose” di Liszt, che sto iniziando a eseguire parzialmente. Per il 2020 tantissimo Beethoven, mi sto preparando anche a questa significativa ricorrenza.

Per informazioni sul concerto di Enrico Pace con Leonidas Kavakos del 10 febbraio, cliccare qui.

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