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L’ensemble TAKT TIME sostituisce Simon Höfele

Si comunica al gentile pubblico che il trombettista Simon Höfele, per motivi personali, non sarà presente al concerto di stasera. Simone Rubino si esibirà con TAKT TIME, ensemble di percussionisti fondato da Edoardo Giachino, professore dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia.

Per dettagli sul programma del concerto di lunedì marzo, cliccare qui.

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In dialogo con il Delian Quartett

Il Delian Quartett è attivo dal 2007. Nel corso del tempo, alcuni membri del gruppo sono cambiati: potreste dirci come si è sviluppata la relazione tra tutti voi nel corso degli anni?

Andreas Moscho: L’impegno, in termini di tempo ed energie, che il lavoro di un quartetto d’archi professionale richiede è davvero molto e influenza, ovviamente, anche il lato privato della vita. Ogniqualvolta un membro ha dovuto lasciare il gruppo, ci è molto dispiaciuto però lo abbiamo capito e gli abbiamo offerto la massima solidarietà e sostegno. Nel corso del tempo, però, il nostro Delian Quartett non solo è stato in grado di preservare la sua identità e la sua personalità musicale distintiva, ma anche di svilupparla ed espanderla ulteriormente. Abbiamo sempre visto il cambiamento come un’opportunità di arricchimento e ciò è stato confermato anche dalla meravigliosa risposta da parte del pubblico.

Il concerto che farete a Firenze è un omaggio a J.S. Bach, con un programma che presenta lavori di Poulenc, Honegger, Casella, Rota e dello stesso Bach. Ci raccontate come lo avete composto?

Adrian Pinzaru: Quando avevamo iniziato a progettare il programma avevamo da poco pubblicato la registrazione integrale de L’Arte della Fuga e, ovviamente, ci tenevamo a eseguirne una parte nei nostri concerti. Ci piaceva però alternare i contrappunti bachiani a opere di altri compositori con stili assolutamente contrastanti che avessero però un forte legame con il grande compositore tedesco. Ne parlammo con Benedetto Lupo e lui, dopo un lavoro di approfondimento, ci fece questa proposta che trovammo subito affascinante: affiancare alle Fughe di Bach lavori del ‘900 creati partendo dal crittogramma “BACH”. Quindi, durante il concerto, ai contrappunti bachiani verranno contrapposti opere per pianoforte solo – come in un ulteriore contrappunto – che rappresentano riflessioni e riletture dell’arte di Bach. L’utilizzo, appunto, del crittogramma ci ha spinti a intavolare questo programma che è sia un omaggio che una speculazione.

Con voi sul palco salirà il pianista Benedetto Lupo. Come vi siete conosciuti e cosa vi ha spinti a collaborare?

Adrian Pinzaru: La collaborazione del mio quartetto con Benedetto nasce all’interno dell’Accademia di Pinerolo dove sia io che Benedetto siamo docenti. Dal confronto tra noi e con Giorgio Pugliaro, direttore artistico dell’Unione Musicale di Torino, è nata questa idea di creare un’avventura artistica attorno al nome di Bach. Personalmente considero Benedetto un musicista che ha superato i confini dello strumento, un vero e proprio artista. Sento che il pianoforte per lui è uno strumento che usa per dar voce alle proprie idee musicali. Sono sempre stato molto colpito dall’energia che sprigiona quando suona.

Per dieci anni, fino alla sua morte nel 2019, avete collaborato con l’attore Bruno Ganz per diversi progetti. Volete condividere con noi qualche ricordo di questo grande artista?

Andreas Moscho: Lavorare con Bruno Ganz è una delle cose di cui siamo immensamente grati nelle nostre vite. I nostri dieci anni con lui sono volati via. Quando all’improvviso sono finiti, avevamo ancora molti progetti insieme… Suonare per Bruno Ganz un’ultima volta al suo funerale a Zurigo è stato emotivamente molto difficile. Come artista, e come persona, era ammirevole. Se ci venisse detto che il tempo passatogli accanto abbia, in qualche modo, plasmato il carattere del nostro quartetto ci sentiremmo assai onorati. Sebbene sia un grande onore per noi apparire accanto a uno dei più grandi attori del nostro tempo, i piccoli momenti personali con lui lungo la strada restano i più preziosi per noi. Questi dovrebbero rimanere nostri. Ci manca molto.

Volete raccontarci qualcosa dei vostri progetti futuri? 

Andreas Moscho e Adrian Pinzaru: L’incantevole Orient, del nostro Delian Quartett, è l’ultimo progetto di concerti e letture che abbiamo creato e ideato insieme a Bruno Ganz, esaminando circa 2.500 pagine di letteratura e trascorrendo mesi a scambiarci idee. È forse il più bel progetto di musica e lettura del nostro ensemble. Purtroppo, Bruno Ganz non ha fatto in tempo a essere sul palco insieme a noi. In suo ricordo, lo stiamo interpretando con vari grandi attori, tra cui Ulrich Noethen, Ulrich Tukur e Tobias Moretti.

L’anno scorso, il compositore Aribert Reimann ha scritto e dedicato il suo arrangiamento di Frauenliebe und leben op. 42 di Schumann al soprano Claudia Barainsky e al nostro Delian Quartett. Grazie a un lavoro di ricerca, abbiamo progettato abilmente un programma attorno a questa nuova opera, che sarà presentato in diversi luoghi il prossimo autunno.

Inoltre, insieme al compositore Stefano Pierini, abbiamo creato un ciclo di opere di Kurt Weill, dalle canzoni tedesche alla chanson noir francese, fino ai vari successi di Broadway, adattati per soprano e quartetto d’archi “allargato”, dove suoniamo anche il pianoforte e le percussioni. In questo progetto collaboriamo con la grande attrice tedesca Angela Winkler e con il soprano Measha Brueggergosman.

Non ultimo, Insight. Questo spettacolare progetto sarà reso possibile dalla collaborazione del nostro quartetto con Marc Molinos, uno dei videoartisti più in voga del momento e Professore di matematica al Politecnico di Torino. Si tratta di un evento multimediale di circa un’ora, che renderà strutturalmente visibile la musica complessa e toccante de L’Arte della Fuga di Bach.

E, ovviamente, ci saranno molte serate sofisticate di puro quartetto. Vi aspettiamo, dunque!

Per informazioni sul concerto del Delian Quartett con Benedetto Lupo dell’8 marzo 2020, cliccare qui.

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A San Valentino Regala la Grande Musica!

Se a San Valentino volete fare un regalo prezioso e inaspettato, gli Amici della Musica propongono una GIFT CARD che permette di regalare i biglietti dei concerti in programma nella stagione 2019-2020.
Il numero di biglietti da regalare lo decidi tu! 
La gift card potrà essere utilizzata entro il 5 aprile 2020 per l’acquisto di biglietti di qualsiasi concerto in abbonamento della Stagione Concertistica degli Amici della Musica di Firenze.

La GIFT CARD è in vendita presso la biglietteria del Teatro della Pergola (lun-sab 9.30-18.30) e presso il punto vendita Box Office Firenze di via delle Vecchie Carceri, 1 – Le Murate (lun-ven 10.00-19.00).

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Farulli 100

Nel 2020 ricorrono i cento anni dalla nascita di Piero Farulli (1920-2012), violista per oltre trent’anni del leggendario Quartetto Italiano e ideatore, fondatore e direttore della Scuola di Musica di Fiesole. Convinto della capacità della grande musica di ispirare l’umanità a creare una società più solidale e armonica, Farulli ha sempre combattuto perché quest’arte venisse insegnata e praticata attivamente nella Scuola fin dall’infanzia. La Scuola di Fiesole, negli anni, è infatti diventata punto di riferimento internazionale non solo per l’alta formazione musicale, ma anche modello, per i musicisti, del fare musica insieme fin da piccolissimi. In occasione di questa ricorrenza, l’Associazione Piero Farulli Onlus ha creato il progetto “Farulli 100”, che coinvolge realtà molto diverse tra loro, che si occupano non solo di musica, ma anche di scienza e di formazione. Ciò che le unisce è il messaggio di Piero Farulli, ossia la volontà di affermare la valenza culturale della musica. Gli Amici della Musica di Firenze sono fieri di essere parte del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario della nascita di Piero Farulli, presieduto da Gianni Letta, assieme ad alcune fra le più illustri istituzioni musicali italiane (Accademia Musicale Chigiana, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Associazione le Dimore del Quartetto, Conservatorio Luigi Cherubini, Fondazione Orchestra Regionale Toscana, Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, Società del Quartetto di Milano, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Associazione Piero Farulli Onlus) e istituzioni ed enti d’eccellenza del territorio toscano (Comune di Fiesole, Fondazione CR Firenze, LENS Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non Lineare, Scuola Normale Superiore).
Il progetto si avvale di un “Comitato d’Onore” composto da: Salvatore Accardo, Roberto Abbado, Giorgio Battistelli, Lorenza Borrani, Quartetto di Cremona, Michele dall’Ongaro, Gabriele Ferro, Daniele Gatti, Bruno Giuranna, Maureen Jones, Giacomo Manzoni, Riccardo Muti, Trio di Parma, Maurizio Pollini, Fabio Vacchi, Pavel Vernikov e Renato Zanettovich.

Fra le iniziative del progetto “Farulli 100”, segnaliamo il Primo Concorso Internazionale per Quartetti d’Archi Junior (23-25 ottobre 2020, Scuola di Musica di Fiesole), che vedrà i quartetti vincitori esibirsi in concerto il 25 ottobre 2020 al Saloncino della Pergola per la stagione 2020-2021 degli Amici della Musica di Firenze. Inoltre, dal 2 al 4 dicembre si terrà il Convegno Internazionale “Formazione 2020: musica e conoscenza” presso l’Auditorium Sinopoli della Scuola di Musica di Fiesole.
Gli appuntamenti di “Farulli 100” si svolgeranno nelle seguenti città: Acri, Aosta, Arezzo, Bari, Bogotà, Borgo San Lorenzo, Budrio, Cagliari, Cesena, Cinigiano, Cremona, Fiesole, Firenze, Foligno, Forio d’Ischia, Forlì, Formigine, Ginevra, Gorizia, Gravedona, Gravina di Puglia, Lampedusa, L’Aquila, La Spezia, Livorno, Londra, Lucca, Madrid, Mantova, Matera, Milano, Nizza, Padova, Parma, Pisa, Pistoia, Potenza, Riccione, Roma, San Polo d’Enza, San Vito al Tagliamento, Siena, Terni, Torino, Trieste, Venezia, Zurigo.
Tra le iniziative del 2020 sarà pubblicato il libro Studi su Piero di Maurizio Agamennone della casa editrice Florence University Press dell’Università di Firenze con prefazione del Magnifico Rettore.

Gli Amici della Musica di Firenze inaugurano la loro collaborazione al progetto “Farulli 100” con il concerto di domenica 26 gennaio 2020 presso il Saloncino della Pergola, che vede il Trio di Parma impegnato nei primi due Trii con pianoforte di Robert Schumann. Il concerto è dedicato dal Trio di Parma al Maestro Farulli.

Maggiori informazioni sul progetto “Farulli 100” sul sito farulli100.com.

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Quartetto Prometeo | Intervista a Francesco Dillon

Per la stagione 2019-2020 presenterete due programmi – uno per quartetto solo, laltro con pianoforte – che accostano lavori di compositori con diversi caratteri e provenienza. Come li avete impaginati?

Il primo dei programmi è pensato per varietà e contrasto, e il secondo in assoluta coerenza stilistica e storica. Entrambe sono logiche assolutamente valide quando si prepara un menù” che si spera ben riuscito, quale è quello rappresentato da un programma da concerto.

Nel primo caso abbiamo voluto compensare lo spessore straordinario, metafisico, dellop. 131 di Beethoven, con una prima parte più “lineare” e narrativa”.

Allevocativo capolavoro del giovane Čajkovskij, diviso fra esuberanza russa e reminiscenze quasi neoclassiche (nello specifico mozartiane), abbiamo accostato un breve ma intensissimo quartetto in un singolo movimento di Giorgio Federico Ghedini.

Un altro lato che ci sta a cuore nella compilazione di un programma è laccostamento di capolavori acclarati e riconosciuti con pagine più rare e poco eseguite ma che riteniamo di straordinario interesse musicale. È questo il caso del suggestivo brano di Ghedini ed è sicuramente il caso dello stupendo Quintetto op. 1 di Dohnányi – autore ispiratissimo che, nel rifarsi più o meno esplicitamente a grandi maestri del romanticismo quali Schumann e Mendelssohn, travolge lascoltatore con un brano di straordinaria intensità espressiva.

Lallora già maturo – e severissimo critico di molta musica a lui contemporanea – Brahms, accolse il quintetto del giovane ungherese con parole generosissime, dichiarandogli, pur scherzosamente, la sua invidia per una composizione tanto riuscita… Ecco spiegato il quasi inevitabile” accostamento con il capolavoro brahmsiano.

Nella seconda serata sarà con voi il pianista Enrico Pace, raffinato interprete e frequente ospite della nostra stagione. Come è nata la vostra collaborazione e quali sono le sue caratteristiche che trovate più affini al vostro mondo sonoro?

Quella con Enrico Pace è una amicizia” musicale (e non solo!) che risale davvero a molti anni fa. Sin dal primo concerto (o meglio dalla prima prova…!) è stato chiaro che avevamo incontrato uno spirito profondamente affine e, al tempo stesso, un musicista di grande ispirazione.

La grande intensità unita al rigore, la lucidità interpretativa e, non ultima – e che consideriamo un elemento davvero necessario – la personalità fortissima, ma sempre al servizio del compositore e del brano, sono le qualità che lo caratterizzano.

Il vostro impegno nello studio e nella diffusione del repertorio contemporaneo vi ha portati a ricevere il prestigioso Leone dArgento alla Biennale di Venezia nel 2012. Fra i vari progetti, siete quartetto in residenza delle masterclass di Salvatore Sciarrino presso lAccademia Chigiana di Siena. Cosa vi porta a scegliere i compositori con cui collaborare? 

Il desiderio è quello di incontrare musica che ci sfidi non solo come virtuosi, musica che ponga delle forti domande interpretative. I grandi pezzi, indifferentemente di oggi o del passato, sono pezzi sui quali si ritorna, anche a distanza di anni, e non si cessa di scoprire. Ad un nuovo brano chiediamo sempre questo tipo di ispirazione.

Avete progetti futuri che volete raccontare?

Abbiamo molti progetti e molta voglia di continuare a esplorare il repertorio tra i capolavori riconosciuti e quelli dimenticati per quartetto darchi. Nonostante la carriera già lunga, abbiamo delle lacune che speriamo di colmare nelle prossime stagioni!

Una di queste è rappresentata da Bartók, i cui sei meravigliosi quartetti speriamo di programmare nelle prossime stagioni. Vogliamo continuare a investigare i poco eseguiti Quartetti di Čajkovskij. Tra le varie collaborazioni future ce ne sono due che ci stanno a cuore con artisti che stimiamo molto: Clemens Hagen con il Quintetto di Schubert e Mariangela Vacatello con cui affronteremo sia il grande quintetto di Franck che il visionario Unrisen del contemporaneo Marco Momi per quintetto ed elettronica.

Per maggiori informazioni sui concerti del Quartetto Prometeo, cliccare su concerto 2 febbraio e su concerto 3 febbraio.

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“Invito alla danza” | Intervista a Giuseppe Albanese

Ci racconta com’è nato il progetto “Invito alla danza”?

Si tratta della mia terza incisione per Deutsche Grammophon. È un programma di cui avevo avuto una vaga idea già qualche anno fa, quando mia figlia studiava danza, ed è nato in maniera molto naturale. Sono partito da alcuni brani che avevo già in repertorio e che avevo voglia e necessità di registrare. Da lì in poi mi sono sentito attratto dal genere della trascrizione, per cui è stato molto naturale compilare il programma come un omaggio al balletto. L’ho chiamato Invito alla danza perché il brano di apertura è il brano di Weber ma, programmaticamente, può dare il titolo a tutta la raccolta, nel senso che tutto il programma può essere considerato un mio personale invito alla danza. Mi piace dire che i pianisti sono dei ballerini nella misura in cui producono il suono tramite movimenti ben precisi, quasi facessero una coreografia. Ogni idea che l’interprete ha al pianoforte, la più trascendente e spirituale o astratta che possa essere, si deve tradurre in suono e, per essere tradotta in suono, il pianista fa effettivamente dei movimenti. Quindi, dal punto di vista didattico, a volte spiego che il pianista, come ovviamente ogni altro strumentista, è a suo modo un ballerino.
L’Invito alla danza è stato compilato partendo anche dal presupposto che tutto quello che andavo a eseguire sarebbe stato una trascrizione. Il primo brano, Invito alla danza di Weber, è l’unico concepito non per orchestra ma per pianoforte, ma nel disco e nel programma che eseguo a Firenze lo presento nella trascrizione di Carl Tausig, l’allievo di Liszt che ne ha fatto un brano che potremmo definire “in veste da concerto”. Peraltro, l’Invito alla danza di Weber presenta anche il problema della parte finale, dove in genere scatta l’applauso del pubblico prima che il brano sia finito, e allora Tausig collega con una cadenza il tutto in modo da renderlo più intelligibile secondo la logica dello spettacolo. Molto interessante è il fatto che si tratta di musica a programma, e proprio Weber, di suo pugno, spiega il significato del brano nell’introduzione, ovvero nell’invito da parte del ballerino nei confronti della ballerina, che prima declina, poi accetta, poi conversano, si presentano, si dispongono, e poi parte la danza. Quando si chiude la danza, questo grande valzer – peraltro, storicamente, il primo valzer di vaste dimensioni – il ballerino riporta a sedere la dama.
Il programma è dedicato non solo alla danza ma anche, in maniera specifica, al balletto. Le Suite dello Schiaccianoci di Čajkovskij e dell’Uccello di fuoco di Stravinskij sono a tutti gli effetti balletti, La Valse non è un balletto ma un poema coreografico scritto da Ravel per la compagnia dei balletti russi di Diaghilev – comunque un brano pensato per essere coreografato – mentre Coppélia è a tutti gli effetti un balletto. Abbiamo quindi tre balletti accertati e un poema coreografico che rientra pienamente nella letteratura ballettistica. Inoltre, abbiamo l’Invito alla danza, il brano strumentale di Weber, che entra nel repertorio perché è stato coreografato. Infine, il Prélude à l’Après-midi d’un faune di Debussy, brano sinfonico molto importante per la storia della musica che apre le porte alla musica moderna e che, dopo la coreografia del grande Nijinsky, è stato più volte ballato e coreografato. Quest’ultimo è forse l’unico brano, assieme a quello di Weber, che non è stato concepito come balletto, pur rientrando pienamente nel repertorio. Il brano per orchestra è stato trascritto da Leonard Borwick. È da notare che tutti i brani in programma sono stati trascritti, con l’eccezione di quelli di Weber e di Ravel. Ravel ha scritto di suo pugno la versione per pianoforte solo de La Valse ma si trattava di una specie di brogliaccio, una bozza che gli serviva per mettere su carta la versione per orchestra e per due pianoforti. Tanto è vero che generalmente gli esecutori integrano o modificano o migliorano la scrittura de La Valse. Il complimento più simpatico e gratificante che ho ricevuto da parte di un collega è stato che, sentendomi suonare La Valse, non si rimpiange la versione per due pianoforti.
Il genere della trascrizione mi appaga molto perché, da lisztiano appassionato, avendo frequentato alcune Parafrasi e Fantasie di Liszt su vari temi d’opera, trovo che la trascrizione esalti le potenzialità strumentali del pianoforte. Quindi il rapportarmi all’orchestra mi predispone alla ricerca delle infinite potenzialità timbriche dello strumento. Inoltre, il programma è estremamente virtuosistico, alcuni passaggi de Lo Schiaccianoci o de L’Uccello di fuoco rasentano l’ineseguibilità. Le musiche sono splendide e il pianoforte ne esce esaltato. Inoltre, il concept è fortissimo e il programma è diviso in due parti, la prima dedicata all’Ottocento e la seconda ai primi venti anni del Novecento con autori che sono pietre miliari nello sviluppo del linguaggio musicale del ventesimo secolo.
È stato infine sorprendente notare una curiosa coincidenza: il primo brano del programma è stato scritto nel 1819, l’ultimo completato nel 1919 e io ho registrato nel 2019. Abbiamo in pratica un secolo di letteratura musicale eseguita ad un secolo di distanza.

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A Natale Regala la Grande Classica!

Se a Natale volete fare un regalo prezioso e inaspettato, gli Amici della Musica propongono una GIFT CARD che permette di regalare i biglietti dei concerti in programma nella stagione 2019-2020.
Il numero di biglietti da regalare lo decidi tu! 
La gift card potrà essere utilizzata entro il 5 aprile 2020 per l’acquisto di biglietti di qualsiasi concerto in abbonamento della Stagione Concertistica degli Amici della Musica di Firenze.

La GIFT CARD sarà in vendita a partire da venerdì 15 novembre presso la biglietteria del Teatro della Pergola (lun-sab 9.30-18.30) e presso il punto vendita Box Office Firenze di via delle Vecchie Carceri, 1 – Le Murate (lun-ven 10.00-19.00).

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Annullato il concerto di Piotr Anderszewski

ATTENZIONE

Si avvisa il gentile pubblico che a causa di un improvviso problema di salute, il pianista Piotr Anderszewski è costretto ad annullare il recital previsto que-sto pomeriggio, sabato 2 novembre, al Teatro della Pergola.

– Chi ha acquistato il biglietto al Teatro della Pergola può richiedere il rim-borso da oggi pomeriggio alla biglietteria.

– Chi ha comprato il biglietto nei punti vendita Box Office potrà richiedere il rimborso da martedì 5 a sabato 30 novembre nello stesso punto vendita dove ha effettuato l’acquisto.

– Per i biglietti acquistati online sul sito www.ticketone.it verrà effettuato il rimborso sul conto utilizzato per l’acquisto nei tempi previsti dal proprio circuito bancario.

– Le modalità di rimborso per gli abbonati saranno comunicate quanto prima.

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Intervista a Giovanni Gnocchi

Il concerto che terrà per gli Amici della Musica di Firenze, assieme all’Orchestra Giovanile Italiana, prevede lavori molto vari, che vanno dalla Sinfonia K. 297 “Parigi” di Mozart, al Concerto per violoncello, orchestra di fiati e jazz band di Gulda. Ci racconta come ha impaginato questo programma?

Ho la fortuna di lavorare in Austria, a Salisburgo, sin dal 2002, prima come Solo-Cellist della Camerata Salzburg, e ora all’Universität Mozarteum, e mi sono formato alla scuola di Clemens Hagen e Heinrich Schiff, a cui il Concerto di Gulda fu dedicato. In Austria questo è un brano davvero nazional-popolare, conosciutissimo quasi come il Va’ pensiero di Verdi da noi, e ho cercato di mettere assieme nel programma i vari elementi, affini e contrastanti fra loro, della cultura austriaca, da cui lo stesso Gulda proveniva. Mozart con la sua sapienza compositiva ma anche i suoi modi dissacranti (e la “Parigi” ne è un chiaro esempio!), i mondi sognanti di Schubert, legati però anche alle tradizioni popolari e a una certa cantabilità così caratteristica e raffinata nel fraseggio, e la parte del grande Impero con la musica di corte della famiglia di Johann Strauss.
In questo programma, molto mitteleuropeo e legato alle danze e alle tradizioni popolari (non è forse anche il Jazz una musica, appunto, “popolare”?), ho trovato perfetto l’inserimento di 3 Danze Slave di Dvořák, così straordinariamente belle e genuine in sé, e perfette per un’orchestra di giovani entusiasti in grande organico!

In questo concerto incarnerà il doppio ruolo di solista e direttore d’orchestra: quali sono i pro e i contro di questo duplice compito?

Devo dire la verità, sono estremamente entusiasta di questo progetto, perché non ho mai collaborato con la Giovanile! Io credo che il far musica insieme, dal duo al quartetto all’orchestra, sia un processo di reciproco ascolto, rispetto, e consapevolezza, da parte di ogni singolo, del progetto comune. Il mio intento è quello di fare una grande esperienza di musica da camera con i ragazzi della Giovanile: ho avuto la fortuna di suonare per nove anni consecutivi ai progetti dell’Orchestra del Festival di Lucerna, suonando sotto la direzione di Claudio Abbado e, nonostante gli organici SICURAMENTE mastodontici (eravamo di solito 16 violoncelli di fila, 20 primi violini, ecc.…), la sensazione incredibile era appunto quella di poter far musica da camera e che ciascuno stesse ascoltando tutte le parti degli altri; sembra una banalità ma è esattamente questo l’ingrediente principale!

Nel corso della sua carriera, ha insegnato presso diverse istituzioni e, dal 2013 anche al Mozarteum di Salisburgo. Qual è il consiglio più importante che si sente di dare ai suoi allievi, così come ai giovani musicisti dell’OGI?

Il consiglio più grande è che ciascuno diventi l’insegnante di sé stesso, e che prenda consapevolezza del proprio percorso, fatto e ancora da fare, e che dia il massimo per raggiungere i propri obiettivi e i propri sogni, e soprattutto ponendosi scadenze molto lontane, anche dai 5 anni in su come prospettiva, e poi facendo poi tutti i passi intermedi e necessari, primo fra tutti la cultura e la conoscenza, in tutti i sensi. Non si devono vergognare di sognare e di essere innamorati della musica e di far musica, e non si devono vergognare di chiedere (anche a loro stessi!).

Ha progetti futuri che vorrebbe raccontarci?

Certo, il concerto per gli Amici della Musica di Firenze (che è stata una delle istituzioni dove tenni uno dei miei primissimi concerti importanti cameristici, a vent’anni, con molta emozione, con il Quartetto Florestano, appuntamento di cui conservo ancora una splendida recensione di Leonardo Pinzauti sulla Nazione!) capita in un periodo piuttosto denso di appuntamenti molto belli, come il Concerto di Haydn diretto da Lonquich al Festival Stradivari di Cremona, due concerti con la mitica (!) Sinfonia Concertante op. 125 di Prokofiev a Foggia, il Concerto di Schumann diretto da Daniele Agiman, un progetto in trio con Marco Rizzi e Roberto Cominati, il Quintetto di Schubert con il Quartetto di Fiesole e con grande piacere due recital per violoncello e pianoforte con Andrea Lucchesini!

Per maggiori informazioni sul concerto di Giovanni Gnocchi assieme all’Orchestra Giovanile Italiana, in programma il 14 ottobre 2019, cliccare qui.

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Intervista al Quartetto Felix

Qual è il primo ricordo della vostra vita legato alla musica che vi viene in mente?

Francesco: Il primissimo: prima ancora di cominciare a suonare il violino, nel periodo in cui strimpellavo ad orecchio il pianoforte con papà, ricordo che facevamo un po’ di pezzi a quattro mani (quelli che riuscivo a leggere) e ogni tanto mio padre testava il mio orecchio suonando al pianoforte note o accordi. Il gioco era provare a indovinare le note o le combinazioni, chiaramente senza guardare.

Marina: Ricordo benissimo i miei pomeriggi da bambina, seduta vicino a mia madre mentre lei insegnava lo Slancio di Schumann ad un’allieva molto brava che veniva a casa spessissimo. Ricordo, inoltre,  l’attenzione e la passione che mia madre comunicava cantando e gesticolando. Guardandola, imitavo i suoi gesti e cominciavo a ballare intorno a tutta la stanza. Adoravo ballare su quelle musiche per pianoforte solo, così ricche, piene di ritmo! Poi un giorno mio padre ha acquistato la videocassetta di Fantasia della Disney, probabilmente avevo cinque anni: dunque ho scoperto l’orchestra, le sinfonie, e soprattutto ho iniziato a creare “le mie coreografie” nella mia stanzetta, non disturbando più le lezioni di mia madre!

Matteo: Mi sono approcciato alla musica ascoltando mio padre suonare la tromba. Ricordo che lui suonava raramente a casa e quando lo faceva era una festa per noi figli perché il suono prepotente del suo strumento si imponeva tra le mura del nostro salotto di casa. Lo usavamo come un juke-box e gli chiedevamo di suonarci le melodie dei nostri cartoni animati preferiti.

Vincenzo: Il giorno in cui mio padre tornò a casa con due nuovi “giocattoli”, uno per me e uno per mia sorella: due violini da un quarto. Non posso dimenticare il momento in cui produssi per la prima volta un suono sfregando con l’archetto le corde del mio quartino. Mi sembrò una magia.

 

Come mai avete iniziato a suonare uno strumento musicale?

Francesco: Per imitazione. Mio padre non è musicista professionista, ma passa tutto il suo tempo libero con una chitarra in mano, seduto al pianoforte, sul divano ad ascoltare musica. Da piccolo passavo molto tempo con lui, sicché il primo approccio alla musica e agli strumenti musicali l’ho avuto grazie a lui.

Marina: È stato assolutamente inaspettato! Avevo undici anni e stavo seguendo una lezione di mia madre: una mia amica stava eseguendo l’Andante in DO Maggiore della Sonata n.16 di Mozart. Appena andò via mi precipitai al pianoforte, e senza conoscere né note né partitura, presi a suonare la mano sinistra dello stesso brano. Dopo qualche minuto, si avvicinò mia madre che, con spartito alla mano, iniziò a seguire con attenzione. Stavo riproducendo esattamente ciò che era scritto sulla parte, senza conoscere lo strumento, senza conoscere la musica, semplicemente ad orecchio. Da lì, è cominciato tutto!

Matteo: Non posso dire che è stato un amore a prima vista quello con la musica, tantomeno quello col violoncello. Già da bambino ero una persona interessata alle nuove esperienze, dunque invogliato da mio padre ho cominciato a studiare la teoria musicale e successivamente ho cominciato a prendere lezioni di violoncello. Non nascondo che all’inizio non avevo una reale ambizione, ma col tempo è scoccata la passione e ho cominciato a camminare autonomamente in questo mondo.

Vincenzo: Tutto è iniziato quando, vedendo mio padre suonare il violino, gli chiesi: “ne voglio uno anche io”. Ho iniziato a suonare seguendo i consigli di mio padre e poi di un suo caro amico violinista, Vincenzo Corrado, che è stato il mio Maestro al Conservatorio D. Cimarosa di Avellino.

 

Quando avete capito che eravate bravi in quello che stavate facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della vostra vita?

Francesco: Quando ci comunicarono, poche ore dopo il diploma in Musica da Camera, che la commissione ci aveva assegnato come votazione dieci e lode, ebbene lì ho avuto contezza del fatto che il Quartetto da quel momento sarebbe stato in cima alle priorità nella vita musicale. Perché era necessario investire e spendersi al cento per cento in questo progetto in cui ci riconoscevamo (e ci riconosciamo) tutti e quattro e che allora cominciava a prendere forma e a funzionare.

Marina: Beh, più che bravi, ho capito sin da subito che in realtà siamo una macchina che funziona! Le nostre idee, il nostro gusto, il nostro approccio alla musica è piuttosto simile. Sì, i caratteri e lo stile di vita di noi quattro sono totalmente differenti, ma quando suoniamo sembra aprirsi un sentiero comune che ci porta nella stessa direzione. La definirei empatia: quell’emozione che, chissà come, ti lega ad un altro. E in effetti, così è successo! L’entusiasmo e la voglia di scoprire, ci spinge sempre di più, coltivando con forza questo progetto che, ovviamente, richiede concentrazione, sacrificio ed anche un pizzico di fortuna!

Matteo: Sinceramente ho sempre avuto la percezione che ci fossero tutte le potenzialità per fare bene, e tutti i traguardi importanti raggiunti sia a livello accademico che artistico hanno fatto si che la percezione divenisse certezza. Ma un conto è avere le potenzialità e un altro è diventare bravi, e devo dire che più il lavoro si fa specifico e più si deve fare i conti con i propri limiti. Più si alza l’asticella e più bisogna rinunciare a quelle che si ritenevano come proprie certezze.

Vincenzo: Non c’è stato un momento preciso. Devo dire che è stata una cosa molto naturale. Sicuramente c’è stato un momento in cui ho capito che per poter diventare un musicista avrei dovuto studiare con grande rigore e sacrificio. Da quel momento, quello che per me era semplicemente un gioco è diventato qualcosa di più profondo. Provavo un piacere immenso nell’imparare nuove tecniche e ogni giorno di più mi innamoravo della musica e del violino. Non vedevo l’ora di tornare a casa da scuola, finire presto tutti i compiti, e dedicarmi alla musica.

 

Ci sono stati dei momenti in cui avreste voluto mollare tutto e cambiare direzione?

 

Francesco: Ci sono stati e ce ne saranno ancora probabilmente. Per fortuna oltre che colleghi siamo soprattutto amici, sicché riusciamo sempre a trovare un compromesso quando siamo fortemente in disaccordo su qualcosa. La convivenza in quattro non è affatto semplice, ma ogni nuova attività, ogni traguardo che raggiungiamo, ogni volta che andiamo e torniamo insieme da qualche parte inventandoci un tetris diverso per fare entrare in macchina valigie e strumenti, il legame tra di noi si consolida e si rafforza.

Marina: Diciamo sì e no! La stanchezza e lo stress spesso portano a questi momenti di sbandamento, dunque bisogna considerarli tali e lasciarli passare. Ma se questo processo bisogna affrontarlo in quattro, diventa sicuramente più difficile. Ognuno di noi ha un modo diverso di “analizzare” i suoi momenti no: c’è chi non parla, chi invece urla, c’è chi piange, ma penso sia normale! Per fortuna, abbiamo imparato a conoscerci, quindi quando arrivano questi momenti, cerchiamo di sdrammatizzarli il prima possibile, provando a non attivare un malumore generale. Per ora, sta funzionando!

Matteo: Suonare in un gruppo è un po’ come un matrimonio allargato. I momenti di discussione non mancano e devo dire che nella maggior parte delle volte non riguardano argomenti “alti” come l’interpretazione di un brano. Vi assicuro che la parte più difficile è l’organizzazione logistica dell’attività del gruppo: il calendario prove, i viaggi, gli alberghi ecc. Su queste cose ognuno di noi ha gusti e abitudini personali e inevitabilmente ci si divide su determinate scelte. Ogni tanto, quando il lavoro si fa duro, verrebbe voglia di evadere e di dedicarsi ad attività più tranquille e solitarie.

Vincenzo: Non ci ho mai pensato. I momenti difficili esistono per tutti e in tutte le attività. Credo fermamente che superare le difficoltà ci renda più forti e determinati in quello che vogliamo fare.

 

Qual è il momento più emozionante che ricordate della vostra carriera musicale?

Francesco: Senza dubbio, la stretta di mano col presidente Mattarella durante la cerimonia di consegna del Premio Sinopoli. Io e Vincenzo ci siamo guardati negli occhi e abbiamo ripercorso in un istante tutti i momenti musicali passati insieme, a partire dal Conservatorio, per poi arrivare al Quirinale coi maestri Pappano e Morricone seduti qualche sedia più in là, anche loro in attesa di ricevere la propria targa. Pazzesco.

Marina: Sicuramente la cerimonia per il Premio Sinopoli al Quirinale dello scorso 5 giugno. È stato tutto così grande che, ancora oggi, sembra di aver vissuto un sogno! Il Presidente Mattarella che ci applaudiva, il Maestro Ennio Morricone seduto quasi di fianco a noi. Sì, un sogno! I miei genitori commossi, noi quattro con gli occhi enormi! Un’emozione che non si può descrivere.

Matteo: Non saprei, di sicuro è qualcosa legato ai concerti più che ai riconoscimenti. Le cerimonie non mi hanno mai preso più di tanto. Forse il “bravi” del tutto spontaneo e inaspettato che ho udito dalla commissione d’esame al diploma di S. Cecilia un attimo dopo la fine del nostro recital.

Vincenzo: È molto difficile trovarne uno solo. Sicuramente il più recente è stata la Cerimonia al Quirinale dello scorso 5 giugno dove abbiamo ricevuto il prestigioso Premio “Giuseppe Sinopoli” dalle mani del Presidente della Repubblica. Quando siamo stati invitati ad alzarci per ricevere il premio, devo dire che ho avuto un momento di grande emozione.

 

C’è un brano musicale a cui siete particolarmente legati? Volete dirci qual è e come mai?

Francesco: Il Quartetto di W. Walton. Un pezzo che sprizza gioia da tutti i pori. Ci divertiamo come dei matti a suonarlo: il pubblico legge questa cosa e si diverte insieme a noi. A Walton siamo legati grazie ad anni di collaborazione con la Fondazione William Walton e la Mortella, della quale siamo stati ospiti diverse volte, nella meravigliosa isola di Ischia.

Marina: Senza dubbio, il Quartetto in re minore di William Walton. Un brano che, secondo me, ci rappresenta appieno! Frizzante, energico, ritmato! Quando lo suoniamo ci sentiamo a nostro agio, ci dà carica, ci emoziona e ci diverte tantissimo!

Matteo: Il Quartetto in re minore di William Walton. Il primo brano che abbiamo studiato in maniera autonoma, cercando una interpretazione originale e che ci ha dato tanto successo con il pubblico.

Vincenzo: Ne cito due: il Concerto per violino e Orchestra op. 61 di Beethoven e la Ciaccona di J. S. Bach. Il concerto di Beethoven è un pezzo che mi cattura dalla prima all’ultima nota. Quando lo ascolto mi sembra di galleggiare tra le nuvole. La Ciaccona è una musica ultraterrena, un meraviglioso viaggio musicale per chi suona e per chi ascolta.

 

Avete altre passioni oltre a suonare il vostro strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Francesco: Vengo da una terra, l’Irpinia, che vive di enogastronomia. Sono molto attratto dalle bellezze del territorio e dai prodotti della terra, in particolare ai vini della mia provincia: aglianico, taurasi, greco e fiano. Quando ho tempo libero, guidato da un amico enologo, mi piace fare percorsi di degustazione.

Marina: Adoro leggere, leggo tantissimo e leggo di tutto! Ho addirittura un blog personale dedicato ai libri dove spesso condivido recensioni con amici vicini e lontani, appassionati di lettura. Mi piace inoltre scrivere di musica, infatti spesso realizzo dei pezzi per il quotidiano della mia città, Salerno. Infine, sono un’appassionata di cartoni animati: Disney, Anime, tutti!!! Da qui nasce il mio collezionismo sfrenato per i peluche, le action figures e moltissimo altro! Francesco mi definisce una nerd!

Matteo: Mi definisco uno sportivo, anche se negli ultimi anni non riesco a mantenere la forma di un tempo. Gioco a calcio, anche se non frequentemente, e vado in bicicletta da strada seppur a livello amatoriale. In sella ho girato quasi tutta la mia regione e partecipo a raduni a livello nazionale: ho pedalato sulle Alpi e sulle vette degli Appennini. La bici mi da un grande senso di libertà e la fatica che ci vuole mi da la carica per affrontare le sfide della quotidianità.

Vincenzo: Sono molto appassionato di calcio. Nel tempo libero mi piace giocare a calcetto con gli amici, ma sono anche un bravissimo sportivo “da divano”. Seguo tutte le notizie e le partite della mia squadra del cuore, la Juventus.

 

Ascoltate altri tipi di musica oltre a quella che suonate? Se sì, quali?

Francesco: La mia passione per la musica è iniziata non con la musica colta, ma con il rock. Sono molto fan dei Cure, dei Radiohead, dei Red Hot ChilI Peppers, per citarne solo alcuni. Ho suonato per anni la chitarra in diverse cover band. In quegli anni e in quelle band ci sono i miei amici di una vita. Ora ascolto moltissima nu wave, mi sono avvicinato all’elettronica, ma non disdegno l’indie pop italiano.

Marina: Adoro ascoltare musiche da film e ho un debole per Adriano Celentano. Ma il mio grande amore, dopo la musica classica, ovviamente, sono i musical!

Matteo: Mi sono avvicinato alla musica ascoltando i classici della musica leggera italiana, per cui ascolto ancora adesso quel genere. Mi piace la canzone cantautorale in generale, la classica napoletana, il rock internazionale. Ho ascoltato molto Jazz e ho anche studiato un po’ di quel linguaggio. Non ho pregiudizi verso nessun genere e sono interessato alle nuove forme di espressione artistica attraverso l’utilizzo dei mezzi informatici.

Vincenzo: In questo credo di essere la pecora nera del Quartetto. Generalmente ascolto musica classica, e sono poco informato su quelli che sono gli altri generi musicali. Apprezzo comunque molto la musica e le canzoni di De André, dei Beatles e dei Pink Floyd.

 

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consigliereste a tutti di ascoltare?

Francesco: Ne consiglio due. Uno di musica colta, e cioè le Variazioni Goldberg di Bach suonate da Glenn Gould, capolavoro assoluto sia di composizione che di esecuzione. L’altro, di tutt’altro genere: By the way, dei Red Hot Chili Peppers, disco a cui sono particolarmente affezionato, il primo disco in assoluto che ho comprato: ci sono tutti i miei anni del liceo, degli arrangiamenti favolosi, melodie vocali e strumentali che si lasciano cantare per anni: molto equilibrato nella sua struttura, con ogni traccia al posto giusto.

Marina: Individuarne uno è praticamente impossibile! Ma se proprio dovessi scegliere, consiglierei il mio primissimo cd di musica classica che ho ascoltato, e riascoltato senza sosta, parte di un cofanetto di mia madre, che custodisco gelosamente: Le 32 Sonate di Beethoven interpretate da Wilhelm Backhaus. Il mio preferito in assoluto è il numero 4 di 8, contenente le Sonate op.27 n°1 e 2. l’op.28 e l’op.31 n°1. Pura poesia!

Matteo: “Che Dio ti Benedica”, album del 1993 di Pino Daniele, con una partecipazione di Chick Corea al pianoforte.

Vincenzo: Il Quintetto di Schubert per due violoncelli con Stern, Casals, Tortelier, Schneider e Katims.

Qual è il libro che leggerete quest’estate?

Francesco: I Falsari, di David Parenzo, celebre co-conduttore del programma radiofonico “La zanzara”, che spesso ci fa compagnia durante le nostre trasferte in auto.

Marina: Come dicevo, sono una lettrice famelica, dunque spero di leggerne più di uno.

Al momento sto leggendo un romanzo di Paola Capriolo, che si intitola Marie e il Signor Mahler. Ma la mia TBR estiva comprende anche una raccolta di racconti tutti al femminile dal titolo Cat Persondi Kristen Roupenian e il saggio di Oliver Sacks, Musicofilia.

Matteo: Ho appena terminato di leggere il romanzo Il giorno prima della felicità di Erri De Luca, e ho cominciato Norwegian Wood di Murakami.

Vincenzo: L’affare Vivaldidi Federico Maria Sardelli.

 

 

 

 

 

 

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