Quattro domande all’Omer Quartet

Quattro domande all’Omer Quartet

Il programma che eseguirete il 28 gennaio 2018 nella stagione degli Amici della Musica di Firenze è concepito come un viaggio indietro nel tempo: inizia con un lavoro del compositore contemporaneo Thomas Adès per passare dal quartetto n. 3 di Bartók fino al quartetto op. 59 n. 2 “Razumovsky” di Beethoven. Potreste raccontarci come avete costruito questo programma e cosa vi attrae di questi compositori?

Due dei pezzi che eseguiremo, Bartók e Beethoven, erano pezzi che avevamo preparato a fondo per il Concorso Borciani. Tuttavia, non erano pezzi selezionati “per spuntare le caselle” ma, al contrario, sono lavori che ci parlano in modo diretto. C’è qualcosa nella scrittura viscerale di entrambi i compositori che ci colpisce, siano i linguaggi folk mistici e terreni di Bartók, o l’intensità emotiva e drammatica di Beethoven. L’elemento centrale di tutti i pezzi è il colore emozionale: l’Adès è pieno di novità, di ricerca di suoni che evocano una varietà di stati d’animo – nostalgia, comicità, fantasia, profonda riflessione – che incontriamo quotidianamente. Speriamo che nel nostro recital il pubblico sia trasportato verso queste dimensioni spirituali mentre intraprende il viaggio con noi.

Formatosi al Cleveland Institute of Music nel 2009, nella prossima stagione concertistica l’Omer Quartet festeggerà il suo decimo anniversario di attività. Potete spiegarci come è cambiato il vostro rapporto nel corso degli anni? Secondo voi, quali sono le differenze fra suonare in un quartetto come il vostro, suonare in altri ensemble e come solisti?

In realtà, ci piace dividere la storia del quartetto in due fasi (abbiamo iniziato nel 2010): la seconda è stata quando abbiamo iniziato ad avere l’obiettivo di perseguire professionalmente una carriera da quartetto. Quindi, anche se tre di noi hanno suonato insieme per quasi 8 anni, abbiamo iniziato una carriera professionale solo nel 2015. È stato sicuramente utile aver studiato insieme in passato in modo da avere una buona base – abbiamo anche una coppia di fidanzati che stanno insieme dalla maggior parte dell’esistenza del quartetto! Ma abbiamo iniziato a conoscere i nostri caratteri relativamente di recente. Siamo quattro persone molto diverse e, nel corso degli anni, abbiamo in qualche modo adattato le nostre differenze per completarci e rafforzarci a vicenda.

La differenza tra suonare in un quartetto con cui si è preso un impegno rispetto ad altre formazioni è che per un ensemble attivo per un periodo determinato c’è una scadenza: il concerto. Per questo motivo, i musicisti raramente hanno bisogno di affrontare direttamente questioni intrinseche quando suonano insieme a musicisti con diversi background. Questa può essere una cosa buona o cattiva. Nel nostro caso, abbiamo bisogno di elaborare ogni singolo dettaglio! Questo rende facile rimanere sospesi e bloccati su certi passaggi. Il bello del suonare in un quartetto, però, è che i tuoi colleghi sono come tre insegnanti che controllano costantemente il tuo modo di suonare per garantire di farti ottenere il miglior risultato possibile.

Nonostante la giovane età, avete già una carriera di notevole livello e internazionale: che consiglio dareste ai giovani che stanno iniziando una vita professionale come musicisti?

Ci vuole molta tenacia per perseguire una carriera musicale professionale. Per arrivare ai successi di cui abbiamo goduto recentemente, siamo stati rifiutati molte altre volte da istituzioni e festival, non abbiamo superato molte audizioni e ricevuto recensioni negative. E, anche a questo punto, non è garantito che il successo sia nei nostri orizzonti. È importante valutare costantemente quale tipo di musicista vuoi essere e quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine, in modo che le forze esterne di successo o fallimento non influenzino la tua percezione della qualità e i tuoi obiettivi. Inoltre, la carriera di un musicista è in gran parte definita da altre persone e sostenitori. Questo è il motivo per cui è importante non camminare da soli, fare domande, conversare con il pubblico ed essere una persona autentica fuori anche dal palco.

Avete progetti futuri di cui volete parlarci?

Quest’anno abbiamo iniziato nella nostra comunità una serie di concerti dal titolo Music for Food, dove ogni concerto ha l’obiettivo di informare e raccogliere fondi per gli aiuti locali alla fame. In questi concerti ci impegniamo artisticamente a raggiungere numerosi obiettivi, come la programmazione tematica con focus specifici e collaborazioni con musicisti locali e ospiti illustri. Ma, soprattutto, il 100% dei fondi raccolti da questi concerti andrà a beneficio di una dispensa alimentare locale che sta facendo un lavoro sociale attivo per la comunità. Music for Food è un’organizzazione fondata dalla violista Kim Kashkashian, e noi siamo stati il primo gruppo di soci dell’organizzazione durante il nostro soggiorno a Boston. Ci siamo ispirati al fatto che gli artisti possono usare il loro mestiere per soddisfare un’esigenza reale: per questo, abbiamo trovato l’opportunità di diffondere questa causa quando ci siamo trasferiti a Washington, DC. Il primo concerto dello scorso mese ha avuto un discreto successo e speriamo che questa serie diventi parte integrante della comunità per molti anni!