Nel programma che eseguirete nella nostra stagione concertistica metterete in dialogo musiche di Šostakovič, Sibelius e di autori contemporanei.
Un programma ben costruito deve rispondere a molte logiche in parte razionali, in parte più intuitive, raggiungendo un perfetto equilibrio fra coerenza e varietà. Speriamo e crediamo che il programma impaginato risponda bene a queste necessità.
Cercando comuni denominatori fra le opere in programma, sicuramente in tutti i brani è presente un riferimento più o meno esplicito alla tradizione popolare.
Emerge fortemente nel quarto movimento di Šostakovič un riferimento al folklore ebraico, così come nell’ultimo movimento del quartetto di Sibelius emergono richiami piuttosto evidenti a quello finlandese.
Vogliamo aggiungere che siamo davvero felici di presentare questi due grandi capolavori del Novecento di ascolto non frequente. Due opere che uniscono intimismo e profondità a una forza espressiva e comunicativa immediata.
Crediamo che sarà una bellissima occasione di ascolto e scoperta per chi ancora non li conoscesse.
In concerto presenterete un omaggio a Luciano Berio.
L’idea è nata per omaggiare il grande compositore ligure nel suo anniversario festeggiato l’anno scorso. Abbiamo conosciuto personalmente Berio e, negli anni, abbiamo suonato tutta la sua opera quartettistica. Uno degli aspetti più affascinanti del suo lavoro è il dialogo sempre presente con la matrice folklorica e con il linguaggio popolare, anche inteso nel senso “pop”.
Abbiamo chiesto ad amici compositori, tutti fortemente legati a Berio, di giocare alla reinvenzione di musiche folk, un po’ come ha fatto il grande compositore nei suoi Folk Songs, lasciando però loro totale libertà.
In questo senso, qualcuno ha voluto attenersi alla fonte in modo più letterale (Sciarrino con i suoi canti irlandesi) e altri hanno immaginato un folklore fantastico di invenzione (Fedele).
Potrebbe essere un ciclo al quale aggiungere nel tempo ulteriori tasselli, un po’ come fatto con un progetto di trascrizione dal Barocco, realizzato dal Quartetto Prometeo qualche anno fa.
Un ideale terreno di confronto della ricchezza e della varietà dei linguaggi contemporanei.
Tra le molte attività in cui il vostro Quartetto è impegnato da anni figura anche l’insegnamento. In che modo il lavoro con giovani musicisti e formazioni cameristiche influisce e stimola la vostra identità di gruppo?
Gli incontri con i giovani offrono un’ispirazione preziosa: aiutano ad aprire gli occhi e la mente verso nuove prospettive, sia nel modo di guardare le persone sia nell’approccio alla partitura e allo strumento. Porsi delle domande — perché è stato scritto proprio così? quale altra possibilità espressiva esiste? — permette di trovare sempre nuove chiavi di lettura insieme a loro.
Non bisogna fissarsi su un’unica idea, ma avere il coraggio di sperimentare strade diverse, anche nello studio tecnico, dove la tecnica è sempre parte integrante della musicalità. È fondamentale restare vigili, procedere passo dopo passo nella conoscenza della partitura. L’interpretazione non deve essere un punto d’arrivo definitivo, ma un processo aperto, sostenuto dalla volontà e dalla libertà di provare, cercando sempre un carattere autentico.
In questo modo la musica si vive nell’istante, con emozione piena e con tutta la personalità che si cerca attraverso il testo.
Foto © Clarissa Lapolla

