Per la nostra stagione presenterà “L’amico geniale”, dedicato all’amicizia tra Eduardo De Filippo e Nino Rota.
Lo spettacolo nasce da un’idea radiofonica, infatti riprende il format da una puntata di Wikimusic che dedicai all’anniversario dell’andata in scena della prima di Napoli milionaria a Spoleto nel 1977. Per raccontare quel progetto ho cominciato a interessarmi al rapporto trentennale tra Eduardo e Nino Rota; un rapporto che, al di là di Napoli milionaria, che rappresenta l’esito finale della loro collaborazione, è scandito da varie tappe. Al lavoro di Eduardo sono sempre stato interessato e da ragazzo ho avuto l’occasione di vederlo più volte recitare a Napoli al suo Teatro San Ferdinando. Ne conservo un’immagine mitica, affettuosa e comunque romantica, solenne, sontuosa. Volendo quindi ritornare su Eduardo, ma da un angolo visuale che fosse musicale, il modo migliore per trattare del suo rapporto con la musica mi è sembrato quello di studiare la sua interlocuzione con Nino Rota.
Quali erano gli elementi in comune e le principali differenze tra questi due grandi artisti?
Eduardo e Rota erano differenti come estrazione geografica perché Rota era milanese di nascita. Però Rota diventa a un certo punto cittadino adottivo del Sud per il suo legame soprattutto col contesto barese e pugliese. Il Sud può quindi essere un fattore che li accomuna. Caratterialmente erano due persone piuttosto vicine, tutte e due molto riservate e non particolarmente espansive. Eduardo, da questo punto di vista, era un carattere piuttosto arcigno e duro, assai meno socievole di Rota, che invece aveva anche slanci affettuosi.
Al di là del fatto caratteriale, è importante il rapporto professionale. Eduardo dirige undici film e in sette di questi affida le musiche a Nino Rota. Anche nell’operina Lo Scoiattolo in gamba, presentata a Venezia alla Biennale nel 1959, Eduardo è autore del libretto e Rota della musica. Nel film Fortunella, che Eduardo gira da regista nel 1958, e alla cui sceneggiatura hanno lavorato insieme Fellini, Eduardo e Flaiano – una specie di gotha dell’epoca per quanto riguarda la creatività cinematografica – la musica è di Rota ed è quella che in seguito viene ripresa tale e quale ne Il padrino. Tant’è vero che Rota doveva avere un Oscar per Il padrino parte prima ma non lo ebbe perché qualcuno si accorse che la musica era citata da un film già esistente, che era appunto Fortunella. L’Oscar arriverà due anni dopo per Il padrino parte seconda.
Sono tanti i ricorsi che scandiscono la carriera di questi due personaggi, però la mia idea dello spettacolo parte da Napoli milionaria che è un testo teatrale straordinario, secondo me bellissimo. Debuttò in una domenica mattina di marzo del 1945 al Teatro San Carlo, per questo è come se avesse qualcosa di musicale nel proprio imprinting e, con una sorta di composizione circolare, rappresenta la tappa finale della loro collaborazione con l’opera che andò in scena nel 1977. Lo spettacolo del 1977 fu molto criticato soprattutto per il fatto che Rota avesse usato stili e linguaggi molto differenti in un’epoca in cui parlare di contaminazione non era ancora di moda. L’opera è stata rivalutata invece adesso a quasi cinquant’anni dalla prima.
Insieme a lei sul palcoscenico ci saranno Silvia Chiesa al violoncello e Maurizio Baglini al pianoforte.
Come per altri testi che ho scritto e che hanno a che fare con argomenti musicali, questo lo definisco “un racconto con musica”. Porto avanti un racconto che, in certi momenti, introduce a citazioni musicali che diventano come una sorta di didascalie. Quindi faccio un racconto, apro uno scenario, cerco di stimolare la curiosità di chi sta ascoltando il racconto e a quel punto si aprono degli spazi in cui si inserisce la musica. Come se fossero dei quadri narrativi intervallati dalla musica che serve a completare il racconto di parola, a integrarlo e a creare quel senso di allusione rispetto a quello che succede. Che vuol dire questo? Vuol dire che a volte la musica è semplicemente quella che deve esserci, per esempio nel racconto ho citato Napoli milionaria, Fortunella e Lo scoiattolo in gamba e a quel punto, a completare quello che io ho raccontato, interviene la musica di Maurizio e di Silvia. Si tratta di musica di Rota al novanta per cento, abbiamo soltanto qualche altra piccola cosa, per esempio un brano di Casella ma è comunque una musica che riporta la dimensione napoletana citata nel testo.
Silvia Chiesa e Maurizio Baglini sono carissimi amici e volevamo fare una cosa che funzionasse insieme. Quando parlai di questa cosa Maurizio e Silvia furono molto incuriositi all’idea del rapporto tra Rota e Eduardo di cui sapevano poco. Inoltre, è stato anche il modo per riportare luce su Rota che resta autore un po’ di confine, considerato autore di musiche da film, come se fosse una categoria inferiore, ma d’altra parte con un catalogo sterminato di cose anche assolutamente classiche, nel senso più ortodosso del termine.

