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§ Archivio musicale | Programmi di sala Aldo Ciccolini

Nel corso della sua straordinaria carriera, Aldo Ciccolini (1925-2015) è stato ospite degli Amici della Musica di Firenze in varie occasioni, a partire dal primo recital del 6 marzo 1954. In questa pagina, ripercorriamo la storia dei concerti del grande pianista nelle nostre stagioni, attraverso la pubblicazione dei programmi di sala conservati nel nostro archivio musicale.

   

 

[Foto: Larry C. Morris/The New York Times]

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§ Archivio musicale | Rassegna stampa Aldo Ciccolini (ottobre 2012)

In occasione del concerto in streaming di sabato 23 gennaio 2021, dove sarà trasmesso il recital di Aldo Ciccolini del 13 ottobre 2012, pubblichiamo la rassegna stampa – conservata nel nostro archivio storico – dell’evento che inaugurò la stagione concertistica 2012-2013 degli Amici della Musica di Firenze.

Elisabetta Torselli, “L’Unità” (13 ottobre 2012)

 

Luca Summer, “Il Giornale della Toscana” (13 ottobre 2012)

 

Valeria Ronzani, “Corriere Fiorentino” (13 ottobre 2012)

 

Fulvio Paloscia, “La Repubblica Firenze” (13 ottobre 2012)

 

Michele Manzotti, “La Nazione” (13 ottobre 2012)

 

Giuseppe Rossi, “La Nazione” (14 ottobre 2012)

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§ Archivio musicale | Swingle Singers (19 gennaio 2003)

In occasione dello streaming di sabato 16 gennaio 2021, dove sarà trasmesso il concerto degli Swingle Singers del 19 gennaio 2003, con un programma dal titolo Da Bach ai Beatles, pubblichiamo le recensioni e le interviste uscite sui giornali i giorni successivi all’evento, conservati nel nostro archivio storico.

Fulvio Paloscia, La Repubblica Firenze, 19 gennaio 2003

Michele Manzotti, La Nazione (19 gennaio 2003)

Luca Summer, Il Giornale della Toscana (19 gennaio 2003)

 

Elisabetta Torselli, L’Unità (21 gennaio 2003)

Rossella Rossi, Il Corriere (21 gennaio 2003)

 

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§ Dietro le quinte | I racconti di Claudio Bussotti

Inauguriamo la nuova rubrica Dietro le quinte con alcuni racconti dell’accordatore Claudio Bussotti, collaboratore storico e preziosissimo degli Amici della Musica di Firenze, su alcuni dei più grandi artisti incontrati nel corso della sua carriera.

Aldo Ciccolini

Aldo Ciccolini, quando aveva concerti a Firenze, veniva sempre a suonare nel mio negozio. Mentre erano ancora in carriera pianisti come Richter o Rubinstein, lui rimaneva un po’ nell’ombra: il suo successo arrivò in età matura. Suonava in modo meraviglioso. Negli ultimi anni era sempre invitato nelle stagioni degli Amici della Musica di Firenze. Prima dei concerti, arrivava in negozio per studiare e spesso mi diceva: «Bussotti, se io smetto di suonare muoio».

Un giorno al Teatro della Pergola suonò splendidamente ma camminava male, usava il bastone per muoversi e veniva sempre accompagnato da qualcuno al pianoforte. Dopo il concerto, mi disse che avrebbe voluto suonare lo stesso strumento anche a Lucca, dove aveva un recital qualche giorno dopo (mi sembra di ricordare che ci fossero tre giornate di concerti dedicati a Puccini). Ci ritrovammo dunque a Lucca. Subito dopo il suo concerto, andai a salutarlo nel camerino. «Maestro, ci rivediamo presto, allora, mi ha già firmato il contratto per il prossimo anno!», gli dissi. «Caro Bussotti», mi rispose, «dipende da lui». E con l’indice indicò verso l’alto.

Dopo due mesi, morì. Mi dispiacque moltissimo, era un musicista e un uomo veramente unico.

Arturo Benedetti Michelangeli

Con Arturo Benedetti Michelangeli ci trovavamo a Parigi. Lui stava provando un pianoforte che gli avevo accordato e suonava, suonava, non si fermava mai. Io non capivo se fosse soddisfatto o meno. Allora andai dalla sua segretaria, Maria José, e le chiesi: «Il Maestro suona, ma non mi dice se lo strumento va bene o se va male». E lei: «Cosa sta facendo il Maestro in questo momento?». Risposi: «Suona!». «Allora non c’è da preoccuparsi», mi replicò.

Un’altra volta eravamo ad Antenne 2, sempre a Parigi, dove Benedetti Michelangeli stava registrando il Concerto in sol di Ravel. Mentre suonava nella sala, da solo, prima che arrivasse l’orchestra, entrò un signore che si mise a spazzare. Intanto Benedetti Michelangeli studiava, studiava. A un certo punto, il signore mise la scopa da parte e si appoggiò al pianoforte per ascoltare il Maestro. Io, che ero lì in sala, pensai che sarebbe successo il finimondo. Ma Benedetti Michelangeli continuava a suonare, indifferente. A un certo punto l’inserviente, in francese, gli disse: «Lo sa, Maestro, io e lei ci assomigliamo». Benedetti Michelangeli lo guardò e fece un cenno con la testa come per dirgli “Sì, va bene, ho capito”. Dopo un po’, il signore se ne andò. A quel punto il Maestro si girò verso di me e disse: «Bussotti, io vorrei proprio sapere dove ci assomigliamo. Anzi, l’ho capito: anche lui ha i baffi».


Sviatoslav Richter

Un aneddoto molto simpatico che mi fa piacere raccontare riguarda Sviatoslav Richter. A Richter piaceva molto soggiornare in Liguria e a Genova conosceva bene la famiglia Arcuri. La signora Arcuri era un’insegnante del Conservatorio di Genova, mentre il marito, avvocato Arcuri, era presidente dello stesso Conservatorio. Richter fu invitato dalla signora Arcuri a fare un concerto al Conservatorio di Genova: lui non amava molto fare concerti con un pubblico numeroso, in grandi sale, e questi inviti li accettava volentieri.

A quel tempo, da giovane, servivo la signora Arcuri e andavo spesso a Genova per lavoro. La signora mi telefonò e mi chiese di andare a Genova ad accordare il gran coda del Conservatorio, perché sarebbe venuto Richter a suonare. Arrivai a Genova e vidi quel gran coda: era uno strumento in condizioni pietose, allora cercai di sistemarlo per quanto possibile. Arrivò Richter nella sala del concerto e il direttore del Conservatorio, che all’epoca era Acocella, gli disse: «Maestro, è questo il pianoforte che suonerà, purtroppo non abbiamo niente di meglio». Allora Richter si mise a suonarlo e dopo poco disse: «Non esiste un pianoforte brutto». A quel punto furono tutti molto sollevati e Richter fece il suo concerto, che fu un grande successo.

La sera andammo tutti a mangiare dalla signora Arcuri. Richter soggiornava in una villetta che si trovava appena fuori Genova, a Nervi. Dopo cena, la signora Arcuri mi disse: «Bussotti, io ho il fuoco di Sant’Antonio, non posso guidare. Mio marito è molto anziano… Non è che potrebbe riaccompagnare lei il Maestro a Nervi?». E così feci questo viaggio da Genova a Nervi in macchina, da solo con Richter, in un silenzio di tomba! Appena partiti lui si era messo a dormire e io non sapevo cosa fare, come far partire la conversazione… Insomma, fu un viaggio che durò un’eternità! Comunque, andò tutto bene: una volta a Nervi lo svegliai e gli dissi che eravamo arrivati.

In seguito, lo incontrai altre volte, ai concerti degli Amici della Musica, quando si facevano a Figline Valdarno. Richter è sempre stato molto gentile e alla mano con me, conservo bellissimi ricordi su di lui.

 

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§ Archivio musicale | Rassegna stampa Sviatoslav Richter (settembre 1994)

In occasione del concerto in streaming di sabato 9 gennaio 2021, che prevede l’ascolto del recital di Sviatoslav Richter del 23 settembre 1994 al Teatro Verdi (conservato nell’archivio musicale degli Amici della Musica di Firenze), pubblichiamo la rassegna stampa dell’evento.

Leonardo Pinzauti, Il Tempo (25 settembre 1994)

Macello De Angelis, La Repubblica (27 settembre 1994)

 

Leonardo Pinzauti, La Nazione (28 settembre 1994)

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§ La memoria degli artisti | Andrea Lucchesini

[Ampliamo il racconto collettivo dei concerti degli Amici della Musica di Firenze anche con le memorie degli artisti che sono stati ospiti delle nostre stagioni concertistiche. Iniziamo con il ricordo di Andrea Lucchesini a proposito del suo primo concerto agli Amici della Musica di Firenze.]

Concerto del dicembre 1982 agli Amici della Musica di Firenze

Ricordo che era un sabato di dicembre del 1982, avevo 17 anni e mi ero diplomato da soli due mesi, ma già avevo iniziato a tenere concerti, soprattutto dopo la vittoria del Concorso di Treviso, che all’epoca offriva al vincitore molte opportunità di suonare nelle tante associazioni musicali del Triveneto.

L’invito degli Amici della Musica di Firenze giunse come una bellissima e prestigiosa opportunità di trovarmi per una volta dall’altra parte, dopo che per anni avevo frequentato i concerti da spettatore, sporgendomi dall’alto della galleria per cogliere i dettagli delle meravigliose interpretazioni dei tanti grandi artisti, prima tra tutti la straordinaria Maria Tipo, di cui avevo il privilegio di essere allievo.

Il concerto faceva parte di un piccolo ciclo fuori abbonamento e il mio nome non costituiva certo un richiamo, se non per la curiosità di ascoltare un giovanissimo pianista di cui si iniziava a parlare, ma credo che i presenti furono attratti soprattutto dal temibile programma: la Sonata op. 106 “Hammerklavier” di Beethoven e la Sonata in si minore di Liszt, ovvero una coppia formidabile di capolavori colmi di insidie esecutive e complesse questioni interpretative. Mi dedicavo a queste opere da qualche tempo sotto la guida di Maria Tipo, che aveva individuato nelle caratteristiche della mia personalità musicale qualcosa che avrebbe permesso di tentare la sfida. L’assoluta fiducia che riponevo in lei fin dall’infanzia mi aveva fatto accettare il confronto con questi colossi del repertorio pianistico, e così mi presentai alla Pergola con tutta l’incoscienza dei 17 anni, per suonare dinanzi ad un pubblico che aveva ascoltato quelle opere molte volte nelle interpretazioni dei grandi pianisti.

Fu una grandissima emozione: una volta attraversato il palco – come sempre ristretto dal fondale dipinto con la fuga di colonne drappeggiate – e raggiunto il magnifico pianoforte, sentii tutta la responsabilità di una prova molto importante per il mio futuro professionale. Non solo avrei condiviso quella musica meravigliosa con gli ascoltatori, ma stavo per sottopormi al puntuale giudizio della critica, dato che all’epoca ogni concerto veniva minuziosamente recensito sul quotidiano La Nazione.

Fu quello che accadde anche a me, e dopo tanti anni sono ancora profondamente grato a Leonardo Pinzauti di aver scritto il giorno successivo una delle più belle recensioni che io abbia mai ricevuto, nella quale elogiava non solo il mio coraggio (che gli era parso quasi temerario…), ma anche la preparazione e la lucidità della lettura.

Presto ebbi nuove occasioni per misurarmi col temibile palco del Teatro della Pergola, e negli anni ho preso coscienza con gratitudine dell’affettuosa stima degli Amici della Musica, che hanno accompagnato e sostenuto la mia crescita, accogliendo i progetti più impegnativi e sollecitando la mia fantasia all’ideazione di occasioni musicali anche inconsuete.

Andrea Lucchesini

Programma di sala del 18 dicembre 1982 (Archivio storico Amici della Musica Firenze)

Recensione di Leonardo Pinzauti, La Nazione, 21 dicembre 1982 (Archivio storico Amici della Musica Firenze)

 

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§ Le pillole di Domitilla | Richter e la pasticca miracolosa

Richter aveva annullato un concerto da noi il sabato, già tutto esaurito, perché si era sentito male. Io, in quell’occasione, andai con un medico all’hotel Villa Carlotta, dove il pianista alloggiava. Non stava malissimo, ma sicuramente non si sentiva in grado di fare un concerto. Richter mi disse allora che sarebbe tornato il fine settimana successivo – la domenica sera per l’esattezza – per recuperare il concerto.

La domenica seguente il teatro non era pieno, di più! La gente stava attaccata ai lampadari, c’era un’attesa incredibile. Il concerto era la sera, alle 21. Alle 20:45 Richter mi fece chiamare in camerino. Lo trovai seduto su una sedia, già vestito. Appena mi vide, si allentò il colletto e mi disse: «Io stasera non suono».

Mi sentii morire! E pensai che l’ultima cosa al mondo che volevo fare fosse annunciare al pubblico che il concerto era annullato. E lui continuava: «Non se ne parla di andare di là, mi sento male, mi gira la testa, mi sento svenire…». In pratica, mi ripeté gli stessi sintomi che aveva la settimana precedente. Aveva chiaramente una crisi di panico.

Presi un po’ di coraggio – con lui si parlava pochissimo in genere – e gli dissi: «Maestro, la sala è piena, come si fa?». E lui: «Ah, non mi dica così! Mi mette ancora più ansia!».

A quel punto, non so come mi venne in mente, gli feci: «Maestro, mi è venuta un’idea. Ho avuto da un medico svizzero [ero veramente in cura da un medico svizzero, al tempo] una cosa meravigliosa. Anche io soffro di ansia ogni tanto e il mio medico mi ha dato una pasticca pazzesca. Me n’è rimasta sicuramente una in borsa».

Chi mi conosce sa benissimo che la mia borsa è sempre piena di farmaci. Insomma, quella sera avevo in borsa una pasticca di vitamina C effervescente. Uscii un attimo dal camerino e rientrai dopo poco con un bicchiere d’acqua. Buttai la pasticca dentro il bicchiere e Richter mi chiese cosa fosse, allora gli risposi: «Guardi Maestro, questa pasticca è un insieme di erbe. Non solo tira su, ma cura e calma molto psicologicamente». Mi ricordo perfettamente queste parole che mi uscirono dalla bocca. «La deve bere tutta in una volta».

Allora Richter prese il bicchiere e trangugiò tutto. «Non è cattivissima», mi disse. Allora io: «Adesso lasci passare qualche momento e vedrà, è una pasticca miracolosa».

Quindi uscii dal camerino e rientrai dopo un paio di minuti. Richter era in piedi ed esclamò: «Io devo capire che pasticca è perché mi sento un altro!». Naturalmente, non potevo rispondergli che era vitamina C, quindi gli dissi che era una pasticca straordinaria, che non faceva male, e che gli avrei spiegato meglio dopo il concerto.

Insomma, lui uscì, andò sul palco e fece un concerto strepitoso. Appena rientrato, dopo gli ultimi applausi, mi disse: «Mi deve assolutamente trovare questa pasticca». Allora gli dissi: «Certamente, Maestro, gliela farò arrivare dalla Svizzera». Quello era l’ultimo concerto di una lunga tournée di Richter, quindi sapevo che se ne sarebbe dimenticato dopo poche ore.

In realtà mi sbagliavo. Lo rividi dopo qualche mese per un altro concerto, e subito mi domandò se avessi ancora quelle pasticche. Allora gli dissi: «Maestro, ma lo sa che non le fanno più?».

Domitilla Baldeschi

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§ Archivio musicale | Dicembre 1920 – dicembre 2020: cento anni di grandi concerti

Il 18 dicembre 1920 ebbe luogo il primo concerto degli Amici della Musica di Firenze. Il concerto si tenne al Salone di Palazzo Corsini e ospitò la violinista canadese Kathleen Parlow e i pianisti Ernesto Consolo e Paolo Rio Nardi, che eseguirono la Sonata in la per violino e pianoforte di Ildebrando Pizzetti e altri brani virtuosistici per violino e pianoforte.

Per ricordare quella data simbolica, pubblichiamo l’Atto della Fondazione degli Amici della Musica di Firenze, firmato il 16 marzo 1920. Lo Statuto riporta le intenzioni programmatiche di una realtà nascente che coltivava il proposito di sviluppare «la cultura musicale mediante audizioni sia private per i soci, che pubbliche, di musica da camera e di musica sinfonica», con interesse anche a «promuovere dei concerti a favore delle classi popolari onde accrescerne il sentimento artistico».

Johannes U. Müller, nel volume L’Associazione ‘Amici della Musica’ e l’origine delle istituzioni musicali fiorentine (Edizioni Cadmio, 2003, pp. 36-38), illustra nello specifico i profili dei firmatari dell’atto. Müller scrive, infatti: «[…] ci troviamo di fronte a un comitato tecnico, composto di artisti ed intellettuali rinomati nel mondo musicale, per lo più di estrazione borghese. […] Ernesto Consolo era professore di pianoforte al R. Istituto Musicale ‘Luigi Cherubini’ […]. Ottavio De Piccolellis […] dal 1896 al 1908 era stato a capo dell’orchestra della Società Cherubini associata con la Società Filarmonica. Un ulteriore rappresentante della migliore tradizione musicale fiorentina era pure il marchese Ottaviano Lenzoni, professore di violino del R. Istituto Musicale e nel 1909 co-fondatore della ricostituita Società del Quartetto Fiorentino. Fernando Liuzzi era all’epoca un compositore e musicologo stimato. Lo scrittore e pubblicista Angiolo Orvieto, editore e direttore della rivista culturale «Il Marzocco» intorno alla quale si era mossa per decenni gran parte della cultura fiorentina, aveva già nel 1912 lanciato l’idea di un’associazione musicale. L’imprenditore Alberto Passigli, che aveva fatto la sua fortuna con l’industria tipografica e con imprese commerciali, era l’unico estraneo ai circoli artistici dei suoi colleghi nel comitato, ma da appassionato di musica metteva a disposizione il suo ingegno organizzativo ed amministrativo. Il compositore Ildebrando Pizzetti, dal 1909 professore al R. Istituto Musicale ‘Luigi Cherubini’, del quale nel 1917 resse le sorti come direttore, fu già allora considerato […] il compositore italiano più autorevole […] della cosiddetta generazione dell’80. Con Carlo Placci, infine, il comitato accoglieva anche il massimo rappresentante di quel dilettantismo artistico di altissimo livello e di ampio respiro tipico del mondo culturale fiorentino tra Ottocento e Novecento».

 

L’Atto di Fondazione degli Amici della Musica di Firenze (16 marzo 1920).

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§ Consigli per le feste

Stiamo per vivere delle vacanze di Natale davvero insolite, senza viaggi, incontri, scambi con altre persone e trascorreremo la maggior parte del tempo a casa. Per questo, abbiamo chiesto al nostro negozio di dischi di fiducia, Dischi Fenice, di fornire al nostro pubblico consigli per regalare – o regalarsi – dischi e libri di particolare interesse. La selezione è per tutti i gusti: da musica strumentale a musica vocale, da musicisti presenti nelle nostre stagioni concertistiche a lavori di teatro musicale, dalle ultime uscite ai grandi classici.

Dischi Fenice applica sulle seguenti pubblicazioni un piccolo sconto per i lettori della nostra newsletter. Per acquistare le pubblicazioni, consultare i contatti del negozio in fondo alla pagina.

Gioacchino Rossini, RIENS – Richard Barker, pianoforte Pleyel (1858) | Illiria 2020 (€ 18,00 € 15,00)

 

Tudor Queens – Diana Damrau, Antonio Pappano, Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia | Warner Classics/Erato 2020 (€ 18,00 € 15,00)

 

Alessando Melani, L’empio punito | Auser Musici, Carlo Ipata – Glossa Music 2020 (€ 40,00 € 30,00)

 

Pierre Barbizet, The Complete Erato & HMV Recordings | Warner Classics/Erato 2020 (€ 35,00 € 30,00)

 

Cecilia Bartoli, Queen of Baroque | Decca 2020 (€ 20,00 € 15,00)

 

Emil Gilels Edition 1940-1963 vol. 2 | Profil / Edition Güntler Hännsler 2020 (€ 40,00 € 30,00)

 

Beethoven, The Last Three Sonatas – Maurizio Pollini | Deutsche Grammophon 2020 (€ 18,00 € 15,00)

 

Bach, English Suites – Angela Hewitt | Hyperion 2003 (€ 30,00 € 25,00)

 

The Complete Beethoven Sonatas for violin, cello and piano – Faust, Queyras, Melnikov | Harmonia Mundi 2020 (€ 30,00 € 25,00)

 

Alexander Lonquich, Schubert 1828 | Alpha Classics 2018 (€ 25,00 € 20,00)

 

Bach, Goldberg Variations – Pietro De Maria | Decca 2017 (€ 18,00 € 15,00)

 

Riccardo Muti, Le Sette Parole di Cristo in dialogo con Massimo Cacciari | Il Mulino 2020 (€ 12,00 € 11,00)

 

Alfred Brendel, Paradosso dell’interprete | Passigli Editori 1997 (€ 17,50 € 16,00)

 

Angelo Fabbrini, La valigetta dell’accordatore | Passigli Editori 2020 (€ 18,00 € 16,00)

 

Storie di Dante e della città del Fiore dalla nascita all’esilio. Libro Agenda 2021 | Scramasax Ideazioni 2020 (€ 13,00 € 10,00)

 

Agenda Boosey & Hawkes 2021 (€ 12,90 € 10,00)

Per tutti i contatti di Dischi Fenice visitare il sito www.dischifenice.it. Dischi Fenice spedisce in tutta Italia: le spedizioni sono gratuite per ordini superiori a € 20,00; per gli ordini inferiori è applicata la cifra di € 3,00.

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§ Focus musicale | Tre Études di Claude Debussy

Claude Debussy (1862-1918) scrisse i suoi dodici Études per pianoforte nell’estate del 1915. Dedicati alla memoria di Fryderyk Chopin, gli Études sono l’ultimo lavoro pianistico di Debussy e furono pubblicati, in due libri, dall’editore Durand nel 1916. In una lettera di Debussy a Jacques Durand del 27 settembre 1915, l’autore scrive: «Dal punto di vista tecnico questi Études serviranno a preparare i pianisti a convincersi che non si affronta la musica se non si è in possesso di mani formidabili».[1]

Si tratta, infatti, di brani di grande difficoltà, e ognuno di essi è costruito intorno a una specifica tecnica pianistica: Pour les cinq doigts d’après monsieur Czerny, Pour les tierces, Pour les quartes, Pour les notes répétées, Pour les accords, ecc.

Nonostante i titoli didattici, questi lavori sono pienamente destinati a un ascolto concertistico. Senz’altro la dedica della raccolta sottolinea l’intenzione di Debussy di mettersi in linea con le analoghe composizioni di Chopin, pubblicate nel 1833 e nel 1837. Gli Études di Chopin furono infatti il primo esempio di lavori per pianoforte incentrati su aspetti tecnici specifici – sulla scia degli Studi di Muzio Clementi, Johann Baptist Cramer, Carl Czerny, Ignaz Moscheles – che tuttavia non si limitarono alla funzione di meri esercizi di studio ma entrarono da subito, grazie al loro ricchissimo contenuto musicale, nel repertorio concertistico. Così come Chopin, con questi lavori, aveva inaugurato nuove vie del pianismo romantico, anche Debussy volle proseguire la stessa strada nella tecnica pianistica novecentesca.

In questo breve focus musicale ascolteremo tre Études di Debussy: Étude pour les sonorités opposées (Libro II, n. 10), Étude pour les octaves(Libro I, n. 5) e Étude pour les arpèges composés (Libro II, n. 11).

L’Étude pour les sonorités opposées, che reca l’indicazione di «Modéré, sans lenteur», è uno studio dedicato all’esplorazione delle distanze spaziali sulla tastiera, alla ricerca timbrica e alla differenziazione del tocco.

L’Étude pour les octaves, da suonare «Joyeux et emporté, librement rythmé», è un vivace e trascinante brano, dove la tecnica dell’ottava ha un ruolo centrale ma è anche generatrice di nuove idee, e viene declinata in una miriade di figure musicali diverse.

L’Étude pour les arpèges composés è costruito sulla figura ritmica della sestina, che si pone da subito in secondo piano per far emergere via via nuove linee tematiche. Anche in questo Étude l’aspetto tecnico è solamente un pretesto: il pianista deve dimostrare di averne una tale padronanza da essere in grado di sfruttarne le potenzialità musicali per dare vita al meraviglioso disegno sonoro immaginato da Debussy.

[1] Claude Debussy, Correspondance (1872-1918), a cura di F. Lesure e D. Herlin, Gallimard, Parigi 2005.

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