Miriam Prandi: violoncello e pianoforte allo specchio

Nel suo concerto suonerà due Suites di Bach per violoncello e alcune Sonate di Scarlatti per pianoforte.

Presentarsi al pubblico alternando violoncello e pianoforte non è per me un esercizio di virtuosismo, ma un atto profondamente musicale. Questo programma nasce dal desiderio di offrire un’esperienza d’ascolto unitaria, in cui due strumenti e due compositori dialogano come parti di un unico racconto. Bach e Scarlatti sono contemporanei e, pur parlando linguaggi diversi, condividono una visione della musica come espressione viva degli affetti. L’architettura introspettiva di Bach e il virtuosismo luminoso di Scarlatti si rispecchiano, si interrogano, si completano. Passare dal violoncello al pianoforte mi permette di esplorare queste connessioni dall’interno, cambiando prospettiva ma mantenendo intatta la voce narrativa. La sfida è proprio questa: restare fedele a un’idea musicale profonda, senza frammentare l’ascolto. Il divertimento, invece, sta nella libertà di raccontare una storia da più angolazioni, mettendo in dialogo strumenti, stili ed epoche. Non mi sento “violoncellista che suona anche il pianoforte”, né viceversa: mi sento semplicemente musicista, chiamata a dare forma a un pensiero musicale che attraversa il tempo e parla ancora con sorprendente attualità al nostro presente.

Tra i moltissimi incontri musicali che ha avuto nel corso della sua carriera, quali sono quelli che l’hanno segnata particolarmente e perché?

Ogni fase del mio percorso è stata segnata da incontri fondamentali, a partire da mio padre e dai miei primi maestri, che mi ha introdotta alla musica come linguaggio naturale e quotidiano. La formazione con Natalia Gutman mi ha messa in contatto con la grande tradizione della scuola russa del violoncello, da cui ho imparato il senso della profondità sonora e dell’urgenza espressiva. Un passaggio decisivo a 11 anni è stato l’incontro con Antonio Meneses con cui ho proseguito gli studi, che ha unito rigore tecnico e libertà poetica, e successivamente con Ivan Monighetti, figura centrale nella formazione di molti grandi violoncellisti contemporanei. Con lui ho affinato una consapevolezza interpretativa che ha segnato in modo duraturo il mio modo di pensare la musica. Accanto a questi maestri, la Scuola di Musica di Fiesole e il lavoro cameristico con Andrea Lucchesini hanno avuto un ruolo essenziale nella mia crescita come musicista, così come l’esperienza nel delian::quartett.  Negli ultimi anni, un incontro determinante è stato quello con Teodor Currentzis. Il suo approccio radicale, la cura quasi “artigianale” del dettaglio e il rifiuto di ogni compromesso interpretativo hanno avuto un forte impatto sul mio modo di lavorare, influenzando anche il mio avvicinamento al repertorio barocco e aprendomi con naturalezza alla musica contemporanea. In questo contesto ho avuto la fortuna di confrontarmi con compositori straordinari come Helmut Lachenmann, Marko Nikodijević e Pascal Dusapin: esperienze che hanno ampliato il mio orizzonte e che considero tra le più preziose degli ultimi anni. Ogni incontro è stato una sorta di rinascita: guardandomi indietro, mi sembra di attraversare diverse “vite musicali”, ognuna necessaria per arrivare a quella successiva.

Ha in mente progetti discografici o collaborazioni artistiche che sogna di realizzare?

Il progetto discografico che ho sognato per molti anni sta prendendo forma proprio ora: il 16 gennaio uscirà il mio album Bach · Cello Suites. È un passaggio cruciale nel mio percorso artistico, frutto di un lavoro lungo e profondo, durato quasi vent’anni. Non si è trattato solo di registrare, ma di interrogarsi costantemente su ogni frase, sul modo di articolarla e darle respiro, su ogni gesto interpretativo, scegliendo con attenzione ciò che sarebbe rimasto fissato nel tempo. Il dialogo con Maximilien Ciup, che ha curato la presa del suono, è stato fondamentale, così come il lungo e delicato processo di editing: riascoltarsi è forse la parte più complessa, ma anche la più formativa. Questa esperienza mi ha aiutata a conoscermi meglio come interprete e come artista. Sono profondamente grata a Fuga Libera dell’Outhere Music Group, che ha accolto il progetto con grande sensibilità e lo sta sostenendo con convinzione. Guardando al futuro, desidero continuare a collaborare con artisti e istituzioni con cui condivido una visione sincera e rigorosa del fare musica. Ogni progetto che verrà nascerà da questa esigenza: raccontare qualcosa di autentico, con serietà e onestà, cercando di offrire al pubblico non un’immagine costruita, ma una musica che venga davvero dal mio io come mezzo di comunicazione tra compositore e pubblico.

Foto © Myriam Brunner