Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?
Emma Parmigiani: Il mio primo ricordo legato alla musica è un misto tra mia mamma che mi faceva ascoltare le cassette delle Fiabe Sonore e le prime volte che sono andata con mio fratello maggiore a cantare in un coro di bambini intorno ai 6 anni.
Inesa Baltatescu: Il mio primo ricordo musicale risale all’asilo nido nella mia città natale in Moldavia: un pianoforte verticale accompagnava i nostri canti tutti i giorni. Credo sia nato proprio così il mio amore per la musica — cantando, prima ancora di imparare a suonare.
Emanuele Ruggero: È complesso isolare un solo ricordo, avendo un padre clarinettista devo ammettere che non c’è stato un singolo primo approccio alla musica. Quando ero piccolo dedicò la maggior parte della sua carriera alla musica di Astor Piazzolla, per cui è possibile che il primo brano che abbia sentito in vita mia fosse un tango o una milonga.
Lorenza Baldo: Ricordo di quando la mia mamma mi faceva ascoltare degli audiolibri per bambini. Erano storie meravigliose accompagnate da musiche di Bach, Beethoven, Mozart, Čajkovskij e altri compositori. È sicuramente il primo ricordo che ho legato alla musica e che custodisco molto teneramente.
Cosa ti ha spinto a iniziare a suonare uno strumento musicale?
Emma: È stato sicuramente un input partito dai miei genitori, che sono molto appassionati di musica e che probabilmente hanno visto in me una certa predisposizione. Poi è subito stato amore.
Inesa: Sono stati i miei genitori, pur non essendo musicisti, a intuire precocemente il mio amore per la musica e per il palco. La spinta iniziale a suonare uno strumento è arrivata da loro, ed è così che ho cominciato fin da subito la mia formazione musicale.
Emanuele: La mia famiglia, soprattutto mia madre, la non musicista. Sia i miei fratelli che i miei cugini sono stati spinti allo studio di uno strumento, l’unico su cui ha però attecchito definitivamente sono io e in parte mio fratello. In una casa in cui tutti suonano, un bambino è facilmente influenzabile.
Lorenza: Un giorno a scuola ci avevano portato degli strumenti musicali e nessuno voleva provare il violoncello, allora spinta da un filo di “compassione” mi sono offerta e da qual giorno non l’ho più lasciato. Non c’è un vero motivo è stato davvero un caso.
Quando hai capito che eri bravo/a in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?
Emma: Credo di aver avuto facilità con lo strumento da subito. È molto difficile però pensare quando si hanno 9-10 anni che questo sarà il tuo futuro e il tuo lavoro. Penso di aver capito che era più di una passione dai 17 anni in poi.
Inesa: Non credo esista in questo mestiere un momento preciso in cui ti dici “ora sono brava, ce la farò”. Ci sono tanti momenti di sconforto, e in un ambiente così competitivo la sensazione di non essere mai abbastanza torna spesso a farsi sentire. Per me è stato determinante incontrare le persone giuste nei momenti giusti: è grazie al loro aiuto e ai loro insegnamenti che ho iniziato a credere che la musica potesse diventare il mio lavoro.
Emanuele: Subito dopo il liceo mi iscrissi in realtà all’università, tra l’altro nella facoltà di Chimica Farmaceutica, la cosa forse più lontana dalla musica che ci sia. Arrivai ad un punto dopo un anno in cui, per quanto mi piacessero entrambe, dovevo dedicare l’intera giornata o allo strumento o ai libri. Ho avuto la fortuna di avere il supporto di persone che, riconoscendo il mio talento musicale, mi hanno spinto a perseguire la mia strada attuale. Ovviamente a ogni giornata “no” sono sempre pronto a rinfacciarglielo.
Lorenza: In realtà l’ho capito veramente dopo il liceo, quindi molto tardi. Quando ho cominciato, sicuramente mi sono resa conto di avere una predisposizione e che era qualcosa che mi piaceva molto ma per svariate ragioni non ho avuto un percorso di studi lineare, anzi! Dopo la scuola, dopo un periodo di pausa dal violoncello, mi sono resa conto che mi mancava moltissimo suonare e da quel momento ho capito e deciso che avrei voluto che quello diventasse il mio futuro.
Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?
Emma: Certamente. È un percorso molto difficile, a cui bisogna dedicare tempo tutto i giorni e, come normale che sia, uno non necessariamente ha sempre voglia o è sempre motivato.
Inesa: Momenti in cui ho voluto mollare tutto e cambiare direzione ci sono stati, ma non così tanti. Mi è sempre piaciuto fare più cose in parallelo e reinventarmi di continuo, anche se so che questo modo di essere va un po’ controcorrente in una società che premia la specializzazione. Smettere del tutto di suonare, però, non sarebbe mai stato possibile per me.
Emanuele: Ogni giorno? Credo sia la croce di ogni musicista. La carriera che scegliamo è complessa, richiede un impegno e una dedizione come poche altre e il riconoscimento che ne consegue non è quasi mai proporzionale. L’archetipo dell’artista vuole che debba soffrire per elevare la sua arte, quindi gambe in spalla e si va avanti.
Lorenza: In realtà anche poco meno di un mese fa. Purtroppo, la difficoltà di poter vivere di questo mestiere e le difficoltà nel trovare riscontro dei tanti sacrifici che si fanno a volte affievoliscono il piacere nel suonare, anzi lo trasformano in una quotidianità pesante. Cerco di fermarmi e di ritrovarmi, tornando all’autenticità del desiderio di migliorare che mi porta a continuare questa strada.
Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?
Emma: Forse quando ho avuto la mia prima esperienza in un’orchestra “professionale” giovanile. Era la prima volta che suonavo con così tante persone (eravamo in più di cento sul palco) e ricordo di aver provato una grande emozione quando ho sentito il suono di una grande orchestra avvolgermi.
Inesa: Il momento più emozionante che ricordo della mia carriera musicale è sicuramente la mia prima tournée con la European Union Youth Orchestra. Lì ho incontrato tante persone provenienti da tutta Europa e ho potuto confrontarmi con musicisti di altissimo livello e persone splendide. Lo ricordo ancora con grande affetto e nostalgia.
Emanuele: Da piccolo ho passato molti anni nella Juniorchestra, l’orchestra di ragazzi dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma e capitò un’estate di aprire un concerto dell’orchestra “dei grandi” al Foro Italico. Non credo riuscirò a dimenticare la sensazione di uscire sul palco e trovarsi davanti 7000 persone inondare il palco con i loro applausi. Ricordo di essere stato talmente rigido che non riuscivo a flettere le gambe camminando.
Lorenza: Non si tratta di un raggiungimento di un traguardo importante ma del primo concerto che ho fatto con il violoncello del mio primo Maestro, che purtroppo è mancato molto giovane. La sua famiglia mi ha lasciato il suo strumento per un periodo e quando ho suonato con l’orchestra sentire la voce di quello strumento è stato sicuramente uno dei momenti più toccanti per me. Questo maestro è stato quello che per primo è forse più di tutti ha creduto nelle mie qualità e che mi ha insegnato l’entusiasmo per il suonare.
Ci raccontate come vi siete conosciuti? Cosa vi piace del modo di suonare degli altri musicisti del quartetto e come mai avete deciso di suonare insieme?
Tutti: Non ci siamo conosciuti in realtà tutti insieme dall’inizio.
Inesa ed Emma in tempi non sospetti studiavano insieme in Conservatorio, mentre con gli altri la vita e il lavoro hanno voluto che ci incontrassimo. Siamo fortunati perché nonostante quattro storie e personalità molto diverse riusciamo sempre a trovare un punto d’incontro e smorzare ogni tensione con una risata. Sicuramente siamo tutti molto autoironici, soprattutto Lorenza.
C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato/a? Vuoi dirci qual è e come mai?
Emma: Difficile rispondere anche perché se mi facessero la stessa domanda domani probabilmente avrei una risposta diversa. Penso però che i quartetti di Beethoven siano uno degli apici della musica e mi sento molto fortunata a poterli affrontare e approfondire.
Inesa: Sono molto legata a Il canto della terra di Mahler: è stato in assoluto il primo brano di Mahler che ho suonato, ed è stata un’emozione fortissima. Correva l’anno 2012 e, fun fact, la mia compagna di leggio era Emma, la mia attuale collega di quartetto.
Emanuele: Credo sia la domanda più difficile del mondo per un musicista, la nostra vita è segnata dai brani musicali che ascoltiamo e suoniamo. Potremmo andare dal Quartetto di Ravel allo Stabat Mater di Pergolesi fino alla colonna sonora del Signore degli Anelli, è veramente impossibile sceglierne uno solo.
Lorenza: Difficilissimo ma forse sceglierei tra le opere di Schubert e magari il quintetto per archi in do maggiore. È musica meravigliosa e quello che ogni volta mi colpisce è come riesca a commuovermi in ogni sua sfumatura espressiva. E poi la formazione con due violoncelli che sicuramente fin da piccola me ne ha fatta innamorare.
Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?
Emma: Sicuramente mi piace moltissimo leggere. E direi che una mia altra grande passione è l’acqua, nuotare.
Inesa: Oltre al violino non saprei indicare una passione precisa, mi ritengo curiosa verso tante cose. Mi interessa esplorare campi anche lontani dalla musica e ultimamente, ad esempio, il lato più imprenditoriale della professione, pensare a nuovi modi di strutturare il lavoro del musicista. È più una curiosità che un hobby specifico, e mi piacerebbe avere ancora più spazio per coltivarla, anche facendo un corso in futuro.
Emanuele: Fin troppe. Faccio fatica a dedicarmi completamente a una sola cosa e i miei interessi fluttuano molto in base al periodo. Cucinare, leggere, viaggiare, videogiochi, disegnare, chi più ne ha più ne metta.
Lorenza: Nel tempo libero cerco di stare a contatto con la natura e di trovare spesso tempo per la meditazione. Mi piace guardare film soprattutto del passato, leggere e seguire alcuni sport come il tennis. Altra cosa che adoro fare nel tempo libero è anche prendermi qualche momento di solitudine con un bicchiere di vino.
Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?
Emma: Sì, ho sempre ascoltato un po’ di tutto, non solo musica classica. Ho sempre pensato che dopo magari 5/6 ore di studio giornaliero del proprio strumento ascoltare invece una bella canzone pop fosse una boccata d’aria e mi aiuta a staccare.
Inesa: Oltre alla classica ascolto musica di generi diversi, senza seguire un genere fisso. Da un po’ di tempo, però, quando voglio ascoltare qualcosa nei momenti liberi tendo a preferire i podcast alla musica: mi aiutano a staccare davvero, in un modo diverso da come faccio con la musica.
Emanuele: Ho sempre detto che la musica classica è il mio lavoro per cui nel tempo libero ho bisogno di ascoltare altro, e i generi spaziano tra i più vari: Pop, Classic Rock, R&B, K-Pop, Musical. Così come gli hobby, fatico a fissarmi su un genere solo.
Lorenza: Ascolto un po’ di tutto, cerco di farmi consigliare anche cose nuove e di generi diversi. Però non posso non nominare Fabrizio De André, più lo ascolto e più penso che qualcuno come lui in questo momento manchi tantissimo.
C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?
Emma: Probabilmente Feels like home di Norah Jones. Un CD che i miei genitori facevano ascoltare a me e mio fratello quando eravamo bambini e che ancora oggi amo.
Inesa: Il disco che consiglierei a tutti è le Variazioni Goldberg di Bach suonate da Glenn Gould, nell’incisione pubblicata da CBS Masterworks nel 1982. Ho passato l’adolescenza ad ascoltarlo durante le notti insonni, quindi sono molto affezionata: per me è una carezza per l’anima.
Emanuele: Non sono un grande ascoltatore di CD, difficilmente ne consumo uno da capo a fondo, di solito salvo e riascolto brani singoli. Uno dei pochi che ricordo da piccolo era la collezione di Mina che mia madre metteva spesso la mattina quando eravamo tutti a casa.
Lorenza: La Buona Novella di Fabrizio De André.
Qual è il libro che stai leggendo quest’estate?
Emma: Ne ho letti più di uno, specialmente di Stephen King e Simenon.
Inesa: Quest’estate ho iniziato Tecnofeudalesimo: cosa ha ucciso il capitalismo di Yanis Varoufakis. Sono ancora ferma a pagina 80, diciamo che non è proprio un libro da spiaggia — lo riprenderò con calma in autunno.
Emanuele: Leggo principalmente romanzi. Quest’estate ho cominciato con Cry to Heaven di Anne Rice che parla della storia di un castrato di metà ‘700 e di cui dovrebbe uscire il film al cinema a fine anno. Poi ho letto Piranesi di Susanna Clarke e ora sto leggendo un fantasy, il terzo libro della saga dei Mistborn di Brandon Sanderson.
Lorenza: Ho appena finito Dolce per sé, sono delle lettere di Dacia Maraini e ora sto leggendo L’anima di François Cheng.

