“Duel (The Best Of)” è una raccolta del meglio di quarant’anni di Microband: come si sceglie cosa tenere, quando tutto fa ridere?
È sempre un po’ difficile, con una carriera così lunga e una produzione così ricca. È stato un lavoro lungo e faticoso, anche perché in un duo ci sono punti di vista diversi: uno spinge in una direzione, l’altro in un’altra, e quindi servono mediazioni. L’orientamento è stato quello di tenere i numeri che ci hanno dato più soddisfazione nel crearli e quelli che hanno avuto maggiore riscontro dal pubblico. Poi abbiamo cercato di collegarli in modo coerente. Il nostro non è uno spettacolo con una drammaturgia vera e propria, è un concerto molto eterodosso: un contenitore di momenti musicali diversi, in cui si cerca comunque di tenere un filo, anche attraverso la caratterizzazione dei personaggi.
Comicità e virtuosismo musicale possono sembrare opposti: per voi, invece, come si alimentano a vicenda?
Lo spettacolo si apre con l’entrata in scena di due figure che, almeno per qualche istante, potrebbero sembrare musicisti veri e propri. Abbiamo l’aspetto giusto: frac, tutto il corredo classico del musicista d’orchestra, secondo l’immaginario più comune. Ma quello che scatena subito la comicità è il rapporto tra i due: hanno caratteri, visioni e gusti musicali evidentemente molto diversi, e da questa tensione nasce anche il titolo — Duel — perché c’è sempre una competizione latente tra di loro. Questo crea naturalmente situazioni comiche. A cui si aggiunge il fatto che usiamo gli strumenti in modo non convenzionale: rispetto all’immagine che si ha della musica classica, è proprio questo scarto a generare l’effetto comico.
Dopo più di 300 repliche in Europa e il debutto a Berlino nel 2022, c’è ancora qualcosa che vi sorprende della reazione dei bambini in sala?
È una domanda un po’ difficile, nel senso che le sorprese più grandi arrivano alla fine dello spettacolo. Quando possibile – dopo esserci confrontati con gli organizzatori, i responsabili didattici, gli insegnanti – ci rendiamo disponibili a dialogare con i bambini, a rispondere alle loro domande e curiosità. Ed è lì che ci sorprendono di più: quello che hanno notato, quello che vogliono sapere, non è mai uguale e spesso è inaspettato. Per il resto, quello che ancora ci colpisce è l’energia che ci restituiscono. È un’energia contagiosa, un entusiasmo che abbiamo imparato anche a gestire, perché se l’entusiasmo rischia di travolgere tutto, è difficile poi tornare a fare musica. Ma è proprio quella carica, quella vitalità che hanno come pubblico, a darci energia per continuare lo spettacolo.

