Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?
Matteo Fabi: Le centinaia di dischi che avevamo in casa e che insistevo per ascoltare durante ogni singolo pasto con i miei genitori.
Umberto Ruboni: Il primo ricordo è quello di mia nonna al pianoforte che pur non sapendo suonare aveva imparato a leggere un poco la musica sul pentagramma e si dilettava a cercare di trovare quelle note sulla tastiera. Più che la musica che provava a suonare ricordo il piacere di vederla divertita, avevo circa 6 anni ed ero incuriosito da questa attività.
Cosa ti ha spinto a iniziare a suonare uno strumento musicale?
Matteo: Si è sempre respirata molta musica in famiglia, andavamo spesso a sentire concerti e in casa c’era un pianoforte a muro, così da bambino, per gioco, ho iniziato a sperimentare con quello. Poi intorno ai 9 anni, mio padre violoncellista mi ha proposto di provare il violoncello.
Umberto: Proprio quello di cui parlavo sopra. Vedendomi interessato, mia nonna ha incominciato a insegnarmi le prime basi di come leggere il pentagramma e, senza capirci probabilmente nulla, mi ricordo che mi divertivo comunque a correggerla. Ero già un rompiscatole all’epoca evidentemente. A quel punto è stato abbastanza naturale per i miei genitori iscrivermi a una scuola di musica e da lì è partito tutto.
Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?
Matteo: Il momento svolta per me è stato sicuramente incontrare Antonio Meneses nel 2022 e iniziare a seguire le sue lezioni a Cremona presso l’accademia Stauffer, circondato da altri ragazzi talentuosissimi e determinati.
Umberto: Sicuramente ho capito che avrei voluto provare fino in fondo a diventare un musicista all’età di 18 anni, proprio in prossimità dell’esame di maturità. Ero in effetti indeciso se iscrivermi anche all’Università, ma avendo vinto inaspettatamente un concorso per me importante qualche settimana prima, ricordo proprio di aver “dichiarato” all’esame di maturità che non mi sarei più iscritto all’Università per dedicarmi al mio strumento.
Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?
Matteo: Non propriamente, ma ci sono momenti e periodi pesanti, in cui trovare la motivazione è più difficile e uno si chiede se valga la pena; a quel punto si deve fare affidamento sulla disciplina.
Umberto: Veramente tanti, in cui ho anche rimpianto la scelta di cui al punto 3. Ma alla fine siamo qui per fortuna!
Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?
Matteo: Ci sono una serie di concerti che ricordo con particolare affetto perché hanno davvero segnato qualcosa nel mio percorso musicale. Forse il momento più intenso è stato suonare il concerto di Dvorák con l’orchestra della città dove sono nato e cresciuto, circondato da persone che conoscevo da quando ero bambino e con mio padre come primo violoncello.
Umberto: Sono tanti, ma forse il momento più emozionante è stato quando ho suonato con Marina Piccinini al Seoul Arts Center in Corea. Se non bastasse l’emozione di suonare con una grandissima artista quale Marina, suonare nel tempio della musica coreano è stata per me una realizzazione non solo di carriera ma soprattutto personale: la mia compagna è infatti coreana e ho avuto così modo di presentarmi ai suoi parenti in questo luogo speciale.
Ci raccontate come vi siete conosciuti? Cosa vi piace del modo di suonare dell’altro e come mai avete deciso di suonare insieme?
Matteo: Ci siamo conosciuti a una masterclass in cui Umberto era pianista collaboratore, in quell’occasione abbiamo suonato insieme la terza sonata di Beethoven, op 69; ci siamo trovati bene e da lì abbiamo cercato di cogliere ogni opportunità di collaborare, variando molto spesso il repertorio. Di Umberto apprezzo proprio la versatilità, la flessibilità e la propensione all’ascolto e alla musica da camera, che rendono incredibilmente semplice e spontaneo suonare insieme.
Umberto: Ci siamo conosciuti sei anni fa durante una masterclass in cui io lavoravo come accompagnatore e Matteo era studente in quanto molto più giovane di me. Ricordo la soddisfazione e l’emozione provata nell’accompagnare un ragazzo così giovane ma già totalmente formato sia musicalmente sia tecnicamente: un vero prodigio. Continuare a suonare insieme come vero duo è stata semplicemente una naturale e felice conseguenza. Ciò che più ammiro di Matteo è sicuramente la capacità di sapere veramente leggere lo spartito in profondità (e cioè di andare oltre alla semplice lettura), che è per me la qualità dei grandi. E in più mi diverto veramente tantissimo, perché ogni concerto insieme è un’esplosione di energia, una vera dose di adrenalina!
C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato? Vuoi dirci qual è e come mai?
Matteo: Molti più di uno, vado a periodi… uno di cui non smetto mai di innamorarmi ad ogni ascolto è l’ultimo quartetto di Franz Schubert, il 15esimo.
Umberto: Sicuramente la seconda suite di Daphnis et Chloé scritta da Ravel. È un brano per me struggente sia per l’intensità e il contenuto musicale, sia per la storia personale del compositore nel momento in cui è stato scritto ed eseguito. Come se non bastasse è il pezzo che ascoltavo sempre nei primi giorni in cui ho incontrato la mia compagna, motivo per cui posso dire che sia “la nostra musica del cuore”!
Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?
Matteo: Da bambino avevo molte passioni vicine al mondo artistico e leggevo molto; con il passare del tempo e l’intensificarsi degli impegni e delle responsabilità penso che questo genere di cose cambi: ultimamente cerco di conciliare interessi personali e utilità, ad esempio nello sport e in cucina, in modo da fare qualcosa che mi piace ma che sia anche un valore aggiunto per il mio stile di vita. Anche i viaggi e l’incontro con culture diverse fanno parte del pacchetto-musicista, quindi non riesco a considerarli come interessi a parte.
Umberto: Mi piace tanto stare con la famiglia e nella natura, nonché fare lunghe passeggiate soprattutto in montagna e visitare i musei nelle città. P.S. Una mia grande passione sono le montagne russe, mi diverto troppo!
Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?
Matteo: Passo talmente tanto tempo immerso nella musica che quando posso preferisco il silenzio.
Umberto: Sì, mi piace molto la musica italiana anni’70 e il K-pop meno conosciuto, ovvero quello più tradizionale e non quello più mainstream. Sono poi un amante del jazz.
C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?
Matteo: Un’infinità, ma mi viene subito in mente In Memoriam II: the Scordatura Album di Pieter Wispelwey, conoscendo la storia che c’è dietro.
Umberto: Questa è in assoluto la domanda più difficile per me, ce ne sono davvero tanti e mi sentirei troppo in colpa a consigliarne uno su tutti. Impossibile rispondere!
Qual è il libro che stai leggendo quest’estate?
Matteo: Murakami, Norwegian Wood.
Umberto: Sto leggendo Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, unastoria che conoscevo bene senza aver però mai letto il libro originale. Un labirinto diinterpretazioni!

