Intervista a Luca Pipoli e Lucrezia Merolla

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Luca Pipoli: Il primo ricordo della mia vita legato alla musica che mi viene in mente è il mio primo saggio in Conservatorio. Ricordo ancora l’emozione e l’agitazione di salire sul palco e suonare davanti al pubblico. Ero molto giovane e, nonostante la tensione, provai una sensazione bellissima: per la prima volta sentivo davvero che la musica poteva essere qualcosa di più di una semplice passione. Quel momento è rimasto impresso nella mia memoria e, col tempo, è diventato uno dei ricordi che mi ha fatto capire quanto volessi continuare a studiare e vivere di musica.
Lucrezia Merolla: Pur non essendo nata in una famiglia di musicisti, i primi ricordi musicali li associo all’ambiente domestico: i nonni che cantano melodie popolari durante le feste, i viaggi in auto con i brani preferiti dei miei genitori, le ninne nanne cantate da mia madre prima di andare a dormire.

Cosa ti ha spinto a iniziare a suonare uno strumento musicale?

Luca: A spingermi a iniziare a suonare uno strumento musicale è stato soprattutto mio nonno. Anche lui era musicista e suonava il sax, quindi fin da piccolo ho avuto modo di avvicinarmi alla musica attraverso di lui. Credo che sia stato proprio il suo esempio a farmi nascere la curiosità e la passione per questo strumento. Scegliere il sax è stato anche un modo per seguire le sue orme e mantenere vivo quel legame speciale che avevamo. Ancora oggi, quando suono, sento che in qualche modo lui vive attraverso di me.
Lucrezia: Il desiderio di imitare mia sorella maggiore che suonava con passione, unito ad una spontanea curiosità verso quell’ oggetto sonoro: il profumo del legno, la sua forma, il contrasto visivo dei tasti bianchi e neri mi hanno sin da subito catturata.

Quando hai capito che eri bravo/a in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

Luca: Non credo ci sia stato un momento preciso in cui ho capito di essere bravo, ma è stato un percorso fatto di piccoli traguardi e soddisfazioni. Con il passare degli anni ho iniziato a rendermi conto che il sax non era più soltanto una passione, ma qualcosa in cui volevo crescere e mettermi continuamente alla prova. Sicuramente i primi concerti, i concorsi e i risultati ottenuti negli anni mi hanno dato la consapevolezza che la musica avrebbe occupato una parte importante della mia vita. A un certo punto ho semplicemente smesso di chiedermi se sarebbe diventata il mio futuro e ho iniziato a considerarla come una parte di me.
Lucrezia: È un processo graduale e senza fine che si autoalimenta con la dedizione profonda al proprio lavoro. Sicuramente un riscontro esterno può costituire un forte stimolo (ad esempio il giudizio positivo del proprio insegnante o di un collega, il superamento di un esame o di un concorso). La consapevolezza che la musica avrebbe ricoperto un ruolo centrale nella mia vita non si è manifestata in un momento particolare, ho sempre vissuto lo studio non come dovere ma come bisogno di espressione e comunicazione, pur nella sua complessità.

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

Luca: No, mai. Non ho mai avuto un momento in cui ho pensato di mollare tutto o di cambiare direzione. Al contrario, sono sempre stato molto determinato e motivato, e sento di avere ancora oggi la stessa carica e la stessa voglia di crescere che avevo all’inizio. Ogni obiettivo raggiunto mi ha spinto a pormi nuove sfide e a voler andare sempre più avanti. La strada della musica è sempre stata quella che sentivo mia, e non ho mai avuto dubbi sul volerla seguire.
Lucrezia: Sì, subito dopo il diploma. Ero disorientata e confusa sul mio futuro professionale e ho mollato per un paio d’anni. Questa crisi, però, è stata salutare: mi ha permesso di ridefinire il mio rapporto con la musica, di cambiare metodo di studio e, come spesso accade nei momenti inaspettati, mi ha aperto le porte a nuovi incontri ed esperienze formative.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

Luca: Il momento più emozionante che ricordo della mia carriera musicale è sicuramente la vittoria del Premio Nazionale delle Arti. È stata un’emozione fortissima, soprattutto perché è arrivata dopo tanto lavoro, dedizione e sacrifici. Ma ciò che ha reso quel momento ancora più speciale è stato il percorso fatto insieme ai miei maestri e, in particolare, il fatto che il mio maestro abbia sempre creduto in me, mettendo a disposizione tutto ciò che poteva per aiutarmi a crescere e a raggiungere questo risultato.
La loro disponibilità, il loro sostegno e tutto ciò che mi hanno trasmesso hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso. Grazie a tutto questo sento di essere cresciuto non solo musicalmente, ma anche personalmente. Per questo la vittoria del Premio delle Arti rappresenta per me molto più di un semplice risultato: è la testimonianza di un percorso fatto di lavoro, fiducia, dedizione e crescita, condiviso con le persone che hanno creduto in me.
Lucrezia: La prima volta che ho suonato un concerto per pianoforte e orchestra.

Ci raccontate come vi siete conosciuti? Cosa vi piace del modo di suonare dell’altro e come mai avete deciso di suonare insieme?

Luca: Con la pianista ci siamo conosciuti proprio in occasione di questo progetto: non avevamo mai avuto modo di suonare insieme prima. È stato quindi un incontro musicale nuovo per entrambi, che ci ha permesso di scoprire e apprezzare fin da subito il modo di suonare dell’altro.
Abbiamo deciso di affrontare insieme questa occasione perché ci è sembrata una bella opportunità per metterci in gioco e creare un dialogo musicale. Nonostante non avessimo mai suonato prima insieme, abbiamo trovato una bella sintonia e questo ha reso il lavoro sul repertorio ancora più stimolante.
Lucrezia: L’occasione ci è stata data proprio da questo concerto. Suoniamo quindi da poco insieme ma fin dalla prima prova siamo entrati in piena sintonia. Di Luca ammiro il suo essere al contempo elegantemente accademico e istintivamente ironico e leggero.

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato/a? Vuoi dirci qual è e come mai?

Luca: Un brano a cui sono particolarmente legato è sicuramente Scaramouche di Darius Milhaud. È stato il primo brano con cui ho affrontato un esame in Conservatorio e, soprattutto, il primo che ho studiato con la mentalità e la dedizione di un vero professionista. È stato anche uno dei primi brani che ho avuto modo di eseguire in pubblico durante un saggio.
Per questo Scaramouche rappresenta per me un momento importante della mia crescita: non è soltanto un brano che amo musicalmente, ma è legato a un periodo in cui ho iniziato a prendere sempre più consapevolezza del mio percorso e di ciò che volevo diventare.
Lucrezia: La Ciaccona dalla Partita in re minore per violino solo (BWV 1004) di Johann Sebastian Bach, un concentrato di pensieri profondi, sentimenti potenti, matematica, calcolo combinatorio, ingegneria acustica. È la dimostrazione di come l’ingegno uomo possa creare un intero universo partendo da un singolo granello di sabbia.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Luca: Sì, oltre alla musica ho diverse passioni. Sono un grandissimo appassionato di moto e auto, soprattutto di moto, perché mi affascina molto il mondo dei motori e, in particolare, il rapporto con la velocità. Trovo che ci sia un legame particolare tra la velocità e la musica: entrambe mi trasmettono energia, adrenalina ed emozioni molto forti. Mi piace anche fare sport e mantenermi in movimento e, di recente, mi sono appassionato al ciclismo, che ho iniziato a praticare con grande entusiasmo.
Lucrezia: Sì, ho tante passioni ed interessi, oltre la musica: la lettura, stare nella natura, scoprire nuovi posti, visitare musei, andare al teatro e al cinema, la pittura, la cucina, i mercatini dell’usato e i negozi vintage.

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Luca: Sì, ascolto volentieri anche altri tipi di musica oltre a quella che suono. Mi piace molto ascoltare il pianoforte e il violino, ma anche altri generi musicali, compresa la musica del momento. In generale ascolto un po’ di tutto, perché mi piace scoprire sonorità diverse e lasciarmi influenzare da ciò che ascolto, anche nel mio modo di vivere e interpretare la musica.
Lucrezia: Sì, certo. La mia visione della musica è priva di barriere temporali o di genere. Amo il jazz, in particolare il bepop degli anni ’40, il progressive rock dei King Crimson e dei Pink Floyd e una predilezione speciale per la musica popolare.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Luca: Sicuramente consiglierei un disco dei Green Day. È un gruppo che mi piace molto e che ascolto volentieri anche al di fuori della musica classica. La loro energia e il loro modo diretto di fare musica mi hanno sempre coinvolto.
Lucrezia: Kind of Blue di Miles Davis.

Qual è il libro che stai leggendo quest’estate?

Luca: Quest’estate, lo ammetto, nessun libro! 😂 In questo periodo sono talmente concentrato sulla musica e sullo studio che la lettura non è tra le mie abitudini. Preferisco dedicare il poco tempo libero che ho alle mie altre passioni.
Lucrezia: A sangue freddo di Truman Capote.