Intervista a Ruben Xhaferi

Qual è il primo ricordo della tua vita legato alla musica che ti viene in mente?

Ho molti ricordi, un po’ sfocati vista la tenera età, ma uno che affiora con particolare chiarezza è quando, insieme a mio padre, ascoltavamo la Prima Ballata op. 23 di Chopin nell’interpretazione di Vladimir Horowitz alla Carnegie Hall di New York.

Cosa ti ha spinto a iniziare a suonare uno strumento musicale?

In realtà è nato tutto in maniera casuale: mi sono appassionato al pianoforte guardando una sera con la mia famiglia il film La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore.
Rimasi impressionato dalle dita che scorrevano rapidissime sulla tastiera e cominciai a tempestare mio padre di domande su questo strumento. Il giorno dopo uscii con lui per comprare dei dolci natalizi e lessi l’insegna “Scuola di musica”, con il busto di Ludwig van Beethoven a fianco.
Lo convinsi a entrare e incontrammo quella che sarebbe diventata la mia prima insegnante: mi fece subito sedere al pianoforte e da quel momento nacque un legame inseparabile.

Quando hai capito che eri bravo in quello che stavi facendo e che questa attività avrebbe occupato una parte importante della tua vita?

È stato tutto naturalmente graduale… Ho cominciato a crederci davvero quando sono arrivati i primi riconoscimenti nei vari concorsi.
Partecipare alle masterclass e conoscere grandi Maestri sono state per me esperienze che mi hanno dato uno stimolo significativo e mi hanno fatto riflettere.
Adesso sto seguendo un percorso importante e posso dire, con maggiore convinzione, che vedo la musica nel mio futuro e nella mia vita.
Più ci penso, più mi viene da sorridere pensando al fatto che ho cominciato quasi per gioco, senza avere la minima idea di dove tutto questo mi avrebbe portato…

Ci sono stati dei momenti in cui avresti voluto mollare tutto e cambiare direzione?

No, non ho mai avuto dubbi. Non posso fare a meno della musica, anche quando non ho possibilità di suonare.

Qual è il momento più emozionante che ricordi della tua carriera musicale?

È difficile sceglierne uno… Tra i più significativi sicuramente il debutto con orchestra al Teatro Comunale di Adria, con il Concerto in re maggiore di Franz Joseph Haydn: un’esperienza che ho vissuto con molta spontaneità ed entusiasmo.

C’è un brano musicale a cui sei particolarmente legato? Vuoi dirci qual è e come mai?

Direi il Bolero op. 19 di Fryderyk Chopin. È stato il primo brano “di rilievo” che ho affrontato da bambino, e quello con cui ho ottenuto i primi riconoscimenti, quindi mi lega a molti ricordi; inoltre appartiene al repertorio chopiniano, uno dei compositori a cui mi sento più vicino.

Hai altre passioni oltre a suonare il tuo strumento (sport/lettura/viaggi/hobby vari/ecc.)?

Ho condiviso fin da piccolo con mio papà la passione per l’arte, in particolare per la pittura.
Mi affascina molto visitare i musei quando viaggio e scoprire la bellezza delle arti visive in tutte le sue espressioni. In più, seguo con grande interesse il tennis!

Ascolti altri tipi di musica oltre a quella che suoni? Se sì, quali?

Occasionalmente ascolto jazz: è un universo ricco, anche se resta marginale rispetto alla musica classica, che continua a essere il centro dei miei ascolti.

C’è un disco – di qualsiasi genere – che consiglieresti a tutti di ascoltare?

Consiglierei il disco di Krystian Zimerman dedicato alle Ballate, alla Fantasia op. 49 e alla Barcarola di Fryderyk Chopin, pubblicato da Deutsche Grammophon: un’interpretazione di straordinaria profondità, capace di lasciare un segno, secondo me, qualunque sia l’ascoltatore.

Qual è il libro che stai leggendo quest’estate?

I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij.

Foto © Umberto de Martino